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Godzilla Resurgence – Il vangelo del nuovo millennio

Attenzione: escluso dove espressamente indicato, questo articolo è privo di spoiler. Le informazioni riportate sono già visibili nei trailer, dichiarate nei comunicati ufficiali o provenienti dalla primissima parte del film. Tutte le immagini sono prive di spoiler.

Le mappe sono state realizzate appositamente per questo articolo, si prega di citarne la fonte qualora utilizzate altrove.


Hideaki Anno è una di quelle tipiche persone che non lasciano indifferenti. C’è chi lo detesta e c’è chi lo venera, ma l’atteggiamento più comune (soprattutto tra i sui fan) è di odiarlo e amarlo insieme. Nel bene e nel male, però, anche i suoi critici più severi non possono evitare di essere sopraffatti dalla sua principale caratteristica: la necessità di comunicare. Anno ha un’urgenza incontenibile e insopprimibile di dialogare con gli altri, ed essendo un artista per farlo usa le sue opere. In tutti i suoi lavori ci vuole sempre dire qualcosa, non ci vuole convincere su una tesi o ingannare su un argomento, ci vuole solo dire qualcosa.

A volte l’urgenza comunicativa di Anno assume dei toni narrativamente così potenti da perforare gli occhi e il cuore dello spettatore, in particolare nelle sue opere più drammatiche, ovvero Punta al Top! GunBuster e Neon Genesis Evangelion, con le iconiche scene della morte di Smith o dell’orto di cocomeri. Ma ci sono due scene, sempre tratte dalle stesse serie, che rappresentano probabilmente i culmini dell’epos di Anno: la prima è la discesa su Giove per attivare la bomba BM-III, la seconda è l’Operazione Yashima per sconfiggere l’angelo Ramiel. Entrambe queste scene, di una potenza narrativa sconvolgente, hanno le loro radici in un film giapponese del 1954: Godzilla.

Il finale del primissimo film su Godzilla del 1954 diretto da Ishirou Honda, qui nella versione americana leggermente rimaneggiata, con l’aggiunta dell’attore Raymond Burr con funzione di narratore.

Le scene della discesa su Giove e dell’Operazione Yashima hanno così tanti punti di contatto con Godzilla da farle apparire come sue dirette discendenti: il bianco e nero, la foschia, la calata negli abissi, l’attivazione della bomba e la sua stessa forma, le linee verticali e il sacrificio nella prima scena, e le batterie di cannoni, il nemico gigantesco, l’avanzare lento, la distruzione della città, il raggio di fuoco, i piloni elettrici e i cavi dell’alta tensione nella seconda. Nessuna novità: Anno è un grande fan della saga di Godzilla, realizzata dalla casa di produzione Toho in ventotto film, più due americani.

Se l’origine stessa della creatività di Anno è da rintracciarsi in Godzilla, allora un film di Godzilla diretto da Anno non potrà che essere un ritorno alle origini per il regista, un must-see per i suoi fan, e un punto di svolta eccezionale nella saga: il 29 luglio 2016 è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il 29esimo film del “re dei mostri”, intitolato Godzilla Resurgence e diretto da Hideaki Anno: DF c’era ed è andato a vederlo al primissimo spettacolo del day one.

Le origini

La produzione di Godzilla Resurgence è nota. Nel 2015 il regista ha divulgato un lungo messaggio/spiegazione/confessione dove annuncia di aver sospeso Rebuild of Evangelion e iniziato Godzilla Resurgence, e da cui emergono tre letture: Anno ha attraversato un periodo terribile proprio mentre i fan in tutto il mondo si chiedevano quando sarebbe uscito il film conclusivo di Rebuild of Evangelion; inoltre, Anno crede nel suo lavoro, e i poster scritti fitti fitti appesi nei cinema giapponesi, come i manifesti scritti fitti fitti delle avanguardie all’inizio del Novecento, mostrano un uomo che ha un’urgenza insopprimibile di comunicare col resto del mondo; eppure, infine, Anno non è in grado di stabilire un legame con gli altri se non attraverso la sua immaginazione: è un otaku, e i mostri salvano la sua vita invece di metterla in pericolo.

Certo, nel messaggio il regista ringrazia la moglie, gli amici e Hayao Miyazaki per essergli stati vicini (Miyazaki gli offrì di doppiare la parte del protagonista in Si alza il vento), ma sono due righe su quarantuno totali, il che mostra molto poco metaforicamente quanto il mondo reale occupi meno di un ventesimo della vita di Anno, e la sua immaginazione fantastica gli altri diciannove.

Fotogramma della sigla di "Otaku no video".

Il fotogramma conclusivo della sigla di Otaku no video, sorta di documentario semi-autobiografico dello Studio Gainax: il personaggio in mezzo, il cui sogno è diventare Otaking, pare proprio ispirato ad Anno.

Lo staff

Avendo interrotto la lavorazione di Rebuild of Evangelion, Anno si è potuto permettere di convocare il suo staff abituale anche in questa produzione: con il design di Mahiro Maeda, la supervisione agli effetti speciali di Shinji Higuchi, le musiche di Shiro Sagisu, la produzione artistica dello Studio Khara, Anno ha rimesso insieme la squadra di Neon Genesis Evangelion riservandosi per sé la sceneggiatura e il ruolo di soukantoku (総監督), cioè di “regia generale”, cioè la regia intesa nel senso occidentale del termine (la parola “regia” in giapponese, kantoku 監督, indica la direzione di un certo settore, come ad esempio il direttore della fotografia).

Il risultato è un film così stilisticamente simile a Neon Genesis Evangelion che se prima la campagna di marketing Godzilla vs. Evangelion appariva semplicemente come un gioco, adesso che il film è uscito sembra una possibilità assolutamente concreta.

Il cast di "Godzilla Resurgence" alla première del film.

Hideaki Anno con il cast di Godzilla Resurgence alla première del film (con un bellissimo blood red carpet): tutti in posa godzillesca, meno lui. Notare che il mostro ha le palme delle mani rivolte verso l’alto, e non verso il basso come ogni animale “naturale”: è un dettaglio molto curioso e molto sospetto, forse a indicare la “innaturalità” di Godzilla. Forse, però, è un riferimento a un altro essere nero e misterioso con le palme delle mani rivolte verso l’alto: il fantasma Senza-Volto de La città incantata, considerato il personaggio più criptico e carico di significati di Hayao Miyazaki.

La trama

Attenzione: contiene spoiler importanti.

Nella Baia di Tokyo viene ritrovata la barca di uno scienziato misteriosamente scomparso: a bordo, di lui restano solo le scarpe, gli occhiali, un origami e dei documenti.

Successivamente avviene un incidente nella Tokyo Aqualine, il tunnel stradale sottomarino che unisce Kawasaki con Chiba ai due lembi della baia, che crolla per cause sconosciute producendo enormi danni. Molto presto, però, l’enorme macchia di sangue che inonda il tratto di mare sopra il tunnel chiarisce che si tratta dell’attacco di un essere vivente sconosciuto: viene subito riunito il Consiglio dei Ministri e riunito un team operativo di biologi ed esperti di vari settori per decidere il da farsi. Nel frattempo l’essere risale la baia fino al quartiere Oota di Tokyo ed emerge dal mare: è un mostro gigantesco ed informe, simile a una salamandra gigante, senza arti anteriori e con enormi branchie da cui secerne sangue a cascate. Nessuna struttura umana riesce a fermarlo, nemmeno i palazzi di cemento: dopo aver attraversato il quartiere seminando distruzione, ed aver sviluppato improvvisamente delle rudimentali zampe, di notte torna in mare e scompare.

Il giorno dopo sul web si scatena il panico: dov’è passato il mostro, oltre ai danni fisici, il livello di radioattività è pericolosamente alto. Gli Stati Uniti d’America offrono sostegno al Giappone e mandano una funzionaria governativa: costei è a conoscenza dei documenti lasciati dallo scienziato scomparso, che stava studiando una bestia misteriosa denominata “Godzilla” prima di suicidarsi.

La mattina del terzo giorno di nuovo il mostro emerge dal mare: è Godzilla, ma durante le 24 ore precedenti si è ulteriormente modificato diventando una sorta di tirannosauro che cammina in posizione eretta. Godzilla avanza verso il centro di Tokyo, distruggendo tutto quello che incontra. Nel pomeriggio raggiunge Kawasaki, ma le autorità non possono autorizzare un attacco militare perché la zona non è stata ancora completamente evacuata. Di notte Godzilla arriva alla Stazione di Tokyo e, non essendoci civili, l’esercito può finalmente attaccarlo, ma così facendo scatena la sua rabbia: il mostro emette fuoco dalle fauci, incendiando la città per chilometri, e raggi dalla schiena, falciando gli aerei militari e affettando i grattacieli. Esaurita la sua rabbia e la sua energia, Godzilla entra in stato vegetativo. Tokyo è in fiamme.

Mappa dell'area in cui è ambientato il film "Godzilla Resurgence".

La mappa della Baia di Tokyo con l’area in cui è ambientato il film: in azzurro il tunnel sottomarino Tokyo Aqualine, in verde il quartiere di Oota, in rosso il percorso di Godzilla del primo giorno e in giallo il percorso del terzo giorno.

Il quarto giorno il team esecutivo internazionale studia un piano sfruttando la momentanea inattività di Godzilla. Gli americani propongono l’uso della bomba atomica, ma i giapponesi si rifiutano preferendo metodi meno invasivi basati su tre conclusioni fondamentali a cui sono arrivati. Dalle ricerche idrogeologiche si apprende che Godzilla era probabilmente un normale rettile marino che si è cibato di scorie nucleari fuoriuscite da barili gettati in mare 60 anni prima. Dall’analisi dei campioni di tessuto del mostro si scopre che l’essere è dotato di capacità rigenerativa istantanea asessuata. Infine, grazie agli studi genetici dello scienziato scomparso, il team riesce a mettere a punto un piano denominato Operazione Yashiori. Il piano prevede di bloccare il mostro facendogli crollare addosso dei palazzi, e, mentre è immobilizzato, iniettargli delle sostanze che coagulino il suo sangue fino ad annichilirlo.

Il quinto giorno ha inizio l’Operazione Yashiori: treni carichi di esplosivo vengono mandati contro Godzilla svegliandolo, i grattacieli di Marunouchi vengono abbattuti sul mostro, autocisterne gli iniettano il coagulante. Godzilla si immobilizza: è sconfitto.

L’accoglienza

Dopo la première cinematografica a invito tenutasi il giorno 25 luglio, alcuni critici giapponesi hanno scritto in anteprima delle recensioni per le loro testate: erano tutte più che entusiastiche, addirittura il giornalista di RO69 (pronuncia all’inglese “R-O-Rock”) ha gridato al «capolavoro senza precedenti» seguito da svariati punti esclamativi. I commentatori occidentali, pur non avendo visto la pellicola, sono stati più moderati, ritenendo che probabilmente l’entusiasmo dei giapponesi è, appunto, dei giapponesi, i quali vedono in questo film qualcosa di eclatante per loro e solo per loro, e molto più «noioso e politicizzato» per il resto degli spettatori mondiali.

Come al solito, la verità sta nel mezzo. Da un lato il film è assolutamente spettacolare sotto moltissimi aspetti, e visivamente è un instant classic, col suo uso straordinariamente avvincente di tutte le tecniche possibili, dalla ripresa in IMAX al filmato di repertorio, dai video su YouTube e Niconico all’iPhone. Al contempo, però, la sua fruizione per una platea internazionale è effettivamente difficile, inficiata da un uso continuo di vistosi simboli e astruse metafore, nonché dalla scrittura estremamente verbosa: il film è totalmente parlato dal primo all’ultimo minuto, e a schermo appare una quantità inimmaginabile di scritte, sia didascalie sia materiali che i personaggi leggono. Per rendere l’idea, il copione del film è lungo 244 pagine, cioè oltre il doppio della dimensione standard per un film da due ore.

I titoli e gli slogan

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

Se c’è una cosa che piace ad Anno sono i kanji, ovvero gli ideogrammi della lingua giapponese.

Il nome di Godzilla originariamente non aveva degli ideogrammi ed era scritto con un sillabario fonetico, cosicché non avesse alcun significato preciso: per i giapponesi, un nome vuoto è un nome inconoscibile e ha dell’inquietante. Anno ha scelto per il nome del mostro degli ateji, ideogrammi applicati forzatamente per puri criteri fonetici: Godzilla in giapponese si pronuncia Gojira e si scrive 呉爾羅, ovvero “fare/dare qualcosa”, “tu” ed “espandersi”. L’interpretazione è libera.

Una delle immagini promozionali di Godzilla Resurgence: sotto c'è scritto «Grande successo, ora nei cinema!».

Una delle immagini promozionali di Godzilla Resurgence: sotto c’è scritto «Grande successo, ora nei cinema!».

Più interessante ancora è leggere i kanji sulla locandina: se inizialmente c’era solo la scritta ニッポン対ゴジラ Nippon tai Gojira («Giappone vs. Godzilla»), questa nei poster recenti ha guadagnato degli ateji ed è diventata 現実対虚構 Genjitsu tai kyokou («Realtà vs. immaginazione»), il che fornisce una basilare chiave di lettura per il film perché la parola kyokou non indica l’immaginazione fantastica, il fantasy, un mondo altro: kyokou indica una fantasticheria immaginata dall’uomo, una fabbricazione umana, una cosa innaturale. È Godzilla: «un’opera dell’uomo».

Infine, la questione dei titoli. Quello occidentale è Godzilla Resurgence, scelto e scritto sulla locandina da Anno stesso e quindi ufficiale a tutti gli effetti, soprattutto perché il “God” (contenuto in “Godzilla”) e la “resurrezione” compongono un triangolo col fatto che il mostro “resuscita” il terzo giorno, come Gesù.

Il titolo giapponese invece è シン・ゴジラ Shin Godzilla, di nuovo un titolo con shin, che è la parola preferita di Anno perché in giapponese ha molti significati, di cui almeno tre estremamente ricchi: 新 shin “nuovo”, 神 shin “dio” e 真 shin “vero”. Ma c’è un quarto significato, sempre tralasciato, che invece si rivela essenziale: 進 shin significa “avanzare” ed è parte di 進化 shinka “evoluzione”, come “teoria dell’evoluzione”, e queste parole assumono tutto un nuovo senso alla luce dello sviluppo del personaggio di Godzilla lungo la durata del film.

Fotogramma del film "Godzilla Resurgence".

Godzilla avanza in linea retta, incurante degli edifici, nella conurbazione di Tokyo (qui è nel quartiere Sakae di Yokohama).

La simbologia

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

La scrittura di Godzilla Resurgence è di una ricchezza straordinaria. Praticamente ogni elemento del film è imbevuto di significato, aspetto che oggettivamente lo appesantisce, ma al contempo lo rende anche estremamente affascinante. D’altronde Godzilla è sempre stato una allegoria della condizione attuale del Giappone, fin dal primo film del 1954 caratterizzato da quello che era il tema principale di quel periodo, ovvero la forte paura verso il nucleare. Questo nuovo film non fa eccezione, e oltre ai significati legati al nuovo, al divino, al reale e all’avanzare, Anno ha intrecciato nella sua sceneggiatura almeno tre livelli di lettura simbolica del film.

Il primo significato è quello più evidente, colto anche dai recensori stranieri: la macchina burocratica e la sua pesantezza di fronte alle questioni militari. In un film composto per oltre un terzo da riunioni, tavole rotonde e trattative diplomatiche, è facile cogliere le critiche di Anno alla lentezza della burocrazia giapponese, caratterizzata da un formalismo e una rigidità irritanti e ben superiori alla pur criticata controparte italiana. Ancora di più l’inefficienza si nota al confronto con le potenze straniere e di fronte all’eventualità militare: il discorso di Anno è ambiguo, né pro-militarista né anti-militarista, e sembra voler aprire un dibattito con lo spettatore, soprattutto in un periodo in cui il Giappone sta riflettendo se modificare la Costituzione in tema di Difesa.

Il secondo aspetto è quello colto maggiormente dai giapponesi e sottolineato di più sui media e nelle interviste con attori e registi: il rapporto fra Godzilla Resurgence e il terremoto del Touhoku del 2011. Le immagini delle barche accatastate, dei palazzi crollati, delle distese di macerie, delle tegole che sobbalzano, persino delle mappe coi livelli di radioattività, sono ricostruzioni estremamente vivide della distruzione post-terremoto, tsunami e incidente alla centrale nucleare 1F.

Foto di Fukushima dopo lo tsunami dell'11 marzo 2011 a confronto con un fotogramma di "Godzilla Resurgence".

Sopra una foto di Fukushima dopo lo tsunami dell’11 marzo 2011, sotto un fotogramma di Godzilla Resurgence: dove finisce la realtà e dove inizia la finzione?

Forse, però, l’elemento simbolico più interessante è il terzo livello di lettura, ovvero il legame della trama con la storia giapponese: ci sono tantissimi elementi storici che emergono qua e là e che Anno ha rielaborato in forma metaforica nella sceneggiatura. Ad esempio, l’arrivo di Godzilla dalla baia di Kamakura è estremamente significativo, perché l’antica città di Kamakura è il luogo dove dal 1185 installò la sua sede lo shougun, cioè il generalissimo durante il Medioevo giapponese, praticamente il dittatore militare della nazione e re della guerra, e quindi di morte e distruzione: parallelismo immediato con Godzilla. Allo stesso modo, nel 1274 e 1281 gli invasori mongoli attaccarono due volte il Giappone dal mare, proprio come l’invasore Godzilla attacca due volte il Giappone dal mare. Tokyo è stata incendiata svariate volte, fra cui nel 1923 dopo il celebre terremoto del Kantou (lo stesso di Si alza il vento), e ancora oggi ha il soprannome di “città delle fiamme”.

Oltre agli avvenimenti storici, poi, numerosi sono i rimandi alla cultura giapponese, e spicca in particolare il cambio d’abito dei membri del governo. Dopo aver passato i primi venti minuti del film a discutere in giacca e cravatta in stanze silenziose, i ministri indossano una tuta e passano all’azione: non è solo un cambio d’abito, è un cambio di ruolo, di funzione e di atteggiamento mentale in un paese in cui, nel 1615, lo shougun Tokugawa Ieyasu varò delle leggi in cui imponeva quali vestiti e quali colori poteva o non poteva indossare ogni classe sociale. In Giappone l’abito fa il monaco.

Un altro aspetto interessante, anche questo comprensibile solo a chi è addentro alla cultura giapponese, è il fatto che Godzilla arrivi alla Stazione di Tokyo, la principale fermata della Linea Yamanote. Si tratta della circolare di Tokyo, ed è stata costruita secondo un percorso a forma di sagoma di mano destra di Buddha, come se l’Illuminato adagiasse la sua mano sulla città per proteggerla: distruggere la Stazione di Tokyo vuol dire interrompere la protezione divina alla città, e quindi soccombere. Al contempo, l’uso dei grattacieli di Marunouchi come “arma offensiva” è al contempo estremamente significativa: distruggere una «opera dell’uomo» per distruggere un’altra «opera dell’uomo» (con tutti i ragionamenti successivi sul grattacielo come simbolo del capitalismo).

Mappa della Linea Yamanote con i luoghi del film "Godzilla Resurgence".

Il centro di Tokyo, o meglio il centro della zona urbana di Tokyo: ad essere pignoli, “Tokyo” è il nome della prefettura, cioè della regione, e non della città, che è divisa nella zona urbana in 23 città distinte (benché fuse fra loro), e nella zona extra-urbana in una miriade di città-satellite. Nella mappa, in verde luminoso il percorso della Linea Yamanote, la linea ferroviaria circolare a forma di mano destra di Buddha (in verde trasparente sono indicate le “dita”); in giallo il percorso di Godzilla del terzo giorno, e in rosso la Stazione di Tokyo: di fronte, all’interno della Linea Yamanote (e quindi da essa protetta), quella grande macchia verde è la Reggia Imperiale.

Infine, la notte. In una simbologia universale quanto mai azzeccata, lo scontro dell’esercito contro Godzilla avviene di notte, al buio totale: è la scena più bella del film, e probabilmente il terzo capolavoro assoluto di Anno insieme alle citate discesa su Giove e Operazione Yashima. Straordinaria.

Fotogramma del film "Godzilla Resurgence".

La notte di Tokyo, la notte del mondo, la notte dell’uomo.

Il cast

Considerando che la sceneggiatura è stata scritta da Hideaki Anno in persona, trovare gli attori giusti a cui farla interpretare era basilare per la riuscita del film, esattamente come in un cartone animato il character design si rivela un aspetto decisivo per la riuscita dell’opera.

Considerando che la sceneggiatura è stata scritta da Hideaki Anno in persona, inoltre, non è possibile non tracciare dei parallelismi con le sue opere precedenti, e in particolare Neon Genesis Evangelion. Ecco quindi che in Godzilla Resurgence gli unici tre personaggi femminili del cast sono identici in tutto ai tre personaggi femminili della serie tv del 1995.

Il Ministro della Difesa (interpretata da Kimiko Yo) è una donna adulta e volitiva che si chiama Reiko Hanamori, che letteralmente vuol dire “Reiko del bosco di fiori”, di nuovo un nome romantico e floreale come per Misato Katsuragi, ovvero “Misato del castello di kudzu“, personaggio con cui condivide totalmente il carattere oltre al ruolo militare.

L’inviata del Presidente degli USA è Kayoko Ann Patterson, di nuovo un nome triplo metà giapponese e metà straniero per un personaggio da madre giapponese e padre straniero, proprio come Asuka Souryuu Langley, a lei molto simile: bellissima ragazza (l’attrice è la splendida Satomi Ishihara) sempre perfettamente curata, vestita e truccata, è convinta di avere ragione e di essere migliore degli altri, e pronuncia la battuta più frivola del film, «Dov’è Zara?», perché è stata spedita in Giappone in fretta e furia mentre era a un party, senza fare la valigia, e non ha altri abiti oltre al minidress da cocktail blu notte con cui fa la sua prima vivace apparizione (complementare a quello giallo con cui Asuka fa la sua prima vivace apparizione). Inoltre, il nome del personaggio è similissimo a quello dell’americana Jodi Ann Paterson, modella e playmate: non può essere un caso.

Infine, il personaggio migliore del film: Hiromi Okashira, la funzionaria del Ministero dell’Ambiente interpretata da Mikako Ichikawa, con il suo caschetto corto mal pettinato e il viso completamente struccato con tutte le imperfezioni esposte in primo piano, sempre silenziosa, sempre ligia al dovere, sempre seria meno per un singolo piccolo sorriso alla fine: è palesemente Rei Ayanami. Alla Ichikawa, che forse regala anche la performance attoriale migliore del film, è affidata la battuta più importante della sceneggiatura, in purissimo stile Anno: «Non siamo forse noi esseri umani ancora più spaventosi di Godzilla?».

Oltre a queste tre importanti donne, gli uomini sono meno interessanti: al contrario dei personaggi femminili molto simili alle loro corrispettive di Neon Genesis Evangelion, lo Shinji Ikari e il Ryouji Kaji della situazione sono i loro esatti opposti, il primo combattivo e sempre in prima fila per sconfiggere il mostro, il secondo freddo e demotivante (rispettivamente interpretati da Hiroki Hasegawa e Yutaka Takenouchi). Gli altri, ministri e funzionari e impiegati e militari vari, formano una sorta di coro greco di voci che mandano avanti l’atmosfera del film, ma non la trama.

La mappa delle relazioni fra i personaggi di Godzilla Resurgence pubblicata sul numero del 7 agosto 2016 della rivista Sunday Mainichi, che ospita anche un'intervista a Shinji Higuchi in cui si discute del film in relazione alla condizione del Giappone post terremoto di Fukushima. Nella mappa, sono segnati i personaggi derivati da Neon Genesis Evangelion: in giallo Misato, in rosso Asuka, in azzurro Rei, in viola l'anti-Shinji e in verde l'anti-Kaji. Quello in marrone è il Primo Ministro, un personaggio che ha dei legami con Gendo, dato che nonostante la posizione di potere è subordinato alle scelte di un gruppo (il Consiglio dei Ministri).

La mappa delle relazioni fra i personaggi di Godzilla Resurgence pubblicata sul numero del 7 agosto 2016 della rivista Sunday Mainichi, che ospita anche un’intervista a Shinji Higuchi in cui si discute del film in relazione alla condizione del Giappone post terremoto di Fukushima. Nella mappa, sono segnati i personaggi derivati da Neon Genesis Evangelion: in giallo Misato, in rosso Asuka, in azzurro Rei, in viola l’anti-Shinji e in verde l’anti-Kaji. Quello in marrone è il Primo Ministro, un personaggio che ha dei legami con Gendo, dato che nonostante la posizione di potere è subordinato alle scelte di un gruppo (il Consiglio dei Ministri).

Gli effetti speciali

Al contrario degli americani che ormai investono tutto sulla CG (computer graphic) arrivando a risultati grotteschi come The Avengers o Il libro della giungla girati interamente in green screen, i giapponesi amano ancora la manualità, esemplificata dall’origami della gru rossa: nonostante sia stato ovviamente usato il computer per alcune scene tecnicamente difficili, nella maggior parte del tempo Godzilla è vero. È palesemente un costume di gomma addosso a un attore, o un pupazzo di plastica manovrato da un marionettista, o un robot in animatronics, certo, ma è fisico, è tangibile, e questa sensazione traspare totalmente attraverso la pellicola comunicando allo spettatore un senso di inquietudine intima e primordiale.

Alla tv giapponese sono stati mostrati molti video con i dettagli sulla realizzazione tecnica di Godzilla Resurgence.

La composizione dell’immagine:

La computer graphic:

L’uso congiunto di blue screen e modellini:

Le esplosioni:

Presso lo spazio per eventi Makuhari Messe di Chiba, inoltre, sono stati esposti i modellini originali usati nel film, ennesima testimonianza dalla differenza fra gli effetti speciali americani e quelli giapponesi.

La musica

Shiro Sagisu è senza dubbio uno dei migliori compositori attualmente operanti al mondo, e se tutta la sua discografia percedente non fosse sufficiente a confermarlo, la colonna sonora di Godzilla Resurgence mette la ciliegina sulla torta portando all’estremo emotivo lo stile orchestrale di Neon Genesis Evangelion.

Oltre alle musiche originali, Sagisu ha recuperato sia brani delle passate colonne sonore dei vecchi film di Godzilla, sia due brani da Neon Genesis Evangelion, giusto per sottolineare il collegamento fra questo film e la serie del 1995: il primo è il brano per piano solo Junko tratto dalla OST di Evangelion 3.0, qui riarrangiato per piano & violino, e il secondo è Decisive Battle, ovvero il celeberrimo tema dell’Operazione Yashima, stavolta riarrangiato in quattro nuove versioni di cui tre con chitarra elettrica.

Il tema dell’Operazione Yashima riarrangiato per Godzilla Resurgence. Inutile dire che non appena sono partite le prime note, l’intero pubblico in sala ha riconosciuto il brano con mormorii di gioia e stupore: un momento davvero da comunità otaku.

Neon Genesis Evangelion

Attenzione: contiene spoiler leggeri o comunque non comprensibili fuori contesto.

Sarà perché metà dello staff viene dallo Studio Khara, ma Godzilla Resurgence è stilisticamente similissimo a Neon Genesis Evangelion. Non solo l’arrivo dal mare come un Angelo, non solo gli enormi sbocchi di sangue, non solo Tokyo distrutta dal raggio atomico del nemico come Neo Tokyo-3, non solo la punta della coda che si vede nell’ultimissimo fotogramma, ma soprattutto la succitata scena del combattimento di notte è assolutamente figlia dell’esperienza di Anno con Neon Genesis Evangelion. I colori, i poteri del mostro, il fuoco, il berserk, le strade incendiate, i cannoni e gli aerei, l’uso della musica: è tutto un grande déjà vu, ma nel senso più buono possibile del termine. D’altronde, per prima cosa Godzilla passeggia per le strade del quartiere di Oota, che in giapponese di pronuncia Oota-ku, pericolosamente simile a otaku: Godzilla che irrompe nel mondo otaku, che sia un caso?

Inoltre, dominano i feticci dell’immaginario di Anno: gli occhiali, i semafori, i passaggi a livello, le lavagne bianche, i pali della luce, le biciclette, gli ingranaggi, i grattacieli, i documenti stampati, la donna militare, i cartelli, il mare rosso, la tsundere, persino le rune e tanto altro. Mancava solo l’arcobaleno e poi non ci sarebbe stato nessuno stupore nel vedere un Eva-01 spuntare da dietro l’angolo.

Gadget

Il giro d’affari intorno a Godzilla Resurgence è enorme, e anche al cinema non si perde occasione per incassare con merchandise esclusivo disponibile sono in sale cinematografiche selezionate.

Ennesimi gadget di Godzilla Resurgence: in alto un elegantissimo fermacravatta, in basso un ovetto che si apre e diventa il mostro.

Ennesimi gadget di Godzilla Resurgence: in alto un elegantissimo fermacravatta, in basso un ovetto che si apre e diventa il mostro.

L’Italia

A quanto pare nessun distributore cinematografico ha ancora annunciato l’acquisizione dei diritti di Godzilla Resurgence per l’Italia, ma la pellicola è già stata venduta in oltre cento paesi del mondo e non c’è motivo per cui un franchise così noto di un regista così noto (e già approdato nei cinema italiani) non arrivi nel Bel Paese.

Fra l’altro c’è comunque una ragionevole certezza che il film venga localizzato in italiano. Nei titoli di coda, infatti, #c’èancheunpo’dItalia! Fra le decine e decine di aziende elencate (il product placement è enorme, soprattutto di Apple, Fujitsu e Panasonic), la produzione ha ringraziato anche l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e Federico Colpi della ex d/visual, storico collaboratore ultradecennale con Gainax prima e Khara poi: non resta che aspettare, se non l’uscita cinematografica come uno di quei famigerati «eventi speciali» della Lucky Red, quantomeno il box deluxe a Lucca 2017.

Conclusioni

Cartonato di "Godzilla Resurgence".

Il signor Maiale è contemporaneamente inquietato dal mostro ed entusiasta per il film.

Tutto il lavoro di Anno, tutta la sua carriera sono esistiti per arrivare a questo film. Per i suoi fan, è un miracolo di una profondità misteriosa e abbacinante. Per i suoi detrattori, solo 119 minuti di chiacchiere, marcette militari e gente struccata.

Eppure, nonostante il forte nazionalismo parte vero e parte satirico (“Giappone” e “questo Paese” sono le parole più pronunciate), nonostante la prolissità, e nonostante la scarsità di scene d’azione che lo pongono ai limiti del genere action di cui dovrebbe far parte, nonostante tutto Godzilla Resurgence non può non essere il film dell’anno: per la sua qualità tecnica, per l’importanza del franchise, per la bellezza, per la forza, per il messaggio.

Il messaggio. Anno vuole sempre e solo dirci qualcosa, e quel qualcosa è così plateale, così chiaro, così dichiarato fin dal titolo che quasi è difficile accorgersene: quel qualcosa è il quarto shin, è 進 shin, è andare avanti, andare avanti sempre: nel bene, nel male, nella difficoltà, nella paura, nel sangue, nella morte, nella notte, soprattutto nella notte, andare avanti. Noriko andava avanti, Jean andava avanti, Shinji andava avanti, Yukino andava avanti, Cutie andava avanti, e ora l’uomo va avanti. Piangere, prima, ma poi sorridere, e andare avanti.

Anteprima Suicide Squad Rebirth (Williams, Tan)

Mercoledì 3 Agosto, due giorni prima dell’uscita del film, la DC Comics porterà nei comic store americani Suicide Squad Rebirth #1.

Suicide-Squad-Rebirth-Cover

Scritto da Rob Williams e disegnato da Philip Tan e Jonathan Glapion, l’albo funge da prologo alla nuova serie regolare. Nelle pagine di anteprima si può leggere uno “scontro ideologico” tra il presidente Obama e una Amanda Waller tornata al fisico “in carne” pre-Flashpoint e generalmente sembra che tutta la squadra sarà più simile a quella che vedremo nel film.

Questa la sinossi ufficiale:

“Soldato. Eroe di Guerra. Traditore. Il Capitano Rick Flag è stato uno dei più grandi comandanti militari Americani prima di essere imprigionato in una prigione segreta dell’Esercito. Dopo anni di isolamento la vita di Flag cambia per sempre quando una donna chiamata Amanda Waller gli offre una possibilità di redenzione in cambio dei suoi servizi nel lavoro più pericoloso dell’intero universo DC: tenere in vita la Suicide Squad!”

Suicide-Squad-Rebirth-Cover2

THE FUSE – una nuova serie Image

– Comunicato Stampa –

Esce venerdì 29 il primo volume della serie portata in Italia da saldaPress

The Fuse vol. 1Image Comics continua instancabile a produrre nuove serie che coprono tutto il panorama della narrazione contemporanea. E saldaPress continua a proporle al pubblico italiano, selezionandole con cura.

Venerdì 29 esce il primo volume di THE FUSE, una nuova e sorprendente serie fantascientifica dal taglio investigativo targata proprio Image, scritta dal veterano Antony Johnston e disegnata dal talentuoso Justin Greenwod.

Il volume s’intitola IL TURNO RUSSO (pagg. 160, euro 14.90) e ha per protagonisti due detective caratterialmente agli antipodi: il novellino Ralph Dietrich e la veterana Klem Ristovych. Collaborare per risolvere un caso apparentemente semplice di omicidio non dovrebbe essere troppo difficile nemmeno per loro. Ma cosa succede, se quell’omicidio è stato compiuto a 36.000 chilometri dalla Terra e le indagini si dipanano attraverso il Fuse, una città orbitante abitata da mezzo milione di persone?

E, se Klem e Ralph sono gli unici detective nel Fuse disposti a indagare sul caso, riusciranno a mettere da parte le reciproche differenze per assicurare il colpevole alla giustizia, scoprire il marcio che si annida nella comunità spaziale e, nel frattempo, evitare di uccidersi a vicenda o farsi ammazzare?

L’intreccio del primo volume, gestito con straordinaria maestria da Antony Johnston, tiene attaccati alla pagina, col desiderio di scoprire chi c’è dietro i misteriosi omicidi avvenuti sulla stazione orbitante. Alla fine rimane la sensazione di aver letto qualcosa di unico: un perfetto mix tra fantascienza e police procedural. E rimane il desiderio di leggere presto il secondo volume.

IL TURNO RUSSO è disponibile in libreria, in fumetteria e nello shop del sito saldapress.com.

Uscite Astorina mese di Ottobre

– Comunicato Stampa –

Inedito ottobre 2016 (1)Inedito 1 ottobre 2016

La mano del morto

Non è certo la prima volta che un criminale costringe involontariamente Diabolik a cambiare i suoi piani. Ma non era mai successo che quel criminale si rivelasse così spietato e inafferrabile da mettere in difficoltà addirittura il Re del Terrore.

 

Soggetto di M. Gomboli e T. Faraci

da un’idea di M. Mancini

Sceneggiatura di T. Faraci

Disegni R. Nunziati e Jacopo Brandi

Copertina Matteo Buffagni

 

R 664 ottobre 2016 (2)664 10/10/ 2016

Anno XLI (2002) n. 6

Le tre ninfe

Loredana è l’ultima, ricchissima discendente dei nobili Le Godec. Torna dopo anni a Clerville e riprende possesso della villa di famiglia. Naturalmente, Diabolik ed Eva sono incuriositi, ma la curiosità, in certi casi, può essere molto, molto pericolosa.

Soggetto: T. Faraci e M. Gomboli

Da un’idea di S. Coppini

Sceneggiatura: P. Martinelli

Disegni: S. Zaniboni e G. Montorio

Copertina: S. e P. Zaniboni

 

Swiisss 269 ottobre 2016 (3)Swiisss 269 20/10/2016

Anno XIII (1974), n. 14

Destino di morte

Tentare l’impossibile, per Diabolik, è la norma. Ma neppure lui può opporsi all’oscuro presagio che incombe sulla sua nuova impresa. Così è stato scritto, e così tragicamente sarà.

 

Testi di A. e L. Giussani

Disegni: S. Zaniboni e G. Coretti

Frank Cho a Lucca Comics allo stand saldaPress

– Comunicato Stampa –

Frank ChoLa prima grande sorpresa è stata ufficializzata: Frank Cho sarà tra gli ospiti di Lucca Comics & Games 2016 e i fan potranno incontrarlo allo stand saldaPress.

È davvero una grande notizia, che permetterà ai lettori di Liberty Meadows – di cui saldaPress sta per riportare in libreria e in fumetteria una nuova edizione di pregio – di conoscere di persona uno degli autori più importanti del panorama fumettistico internazionale.

La carriera di Frank Cho – geniale e sorprendente autodidatta – inizia mentre frequenta l’Università del Maryland, con la creazione per il giornale del campus della striscia che darà origine a Liberty Meadows, un immediato successo di critica e pubblico che consacra il talento di Frank Cho a livello internazionale.

Nel 2002 porta Liberty Meadows all’interno del catalogo Image Comics. Subito dopo Marvel Comics lo chiama a lavorare su alcuni dei titoli più importanti della casa editrice, tra cui Spider-man, Mighty Avengers, Hulk, X-Men, Shanna the She-Devil e Savage Wolverine.

Premiato con l’Emmy Award e National Cartoonist Society’s Award for Best Comic Book and Book Illustration, e con numerosissimi altri riconoscimenti in tutto il mondo, nel suo tempo libero Frank Cho lavora su film, illustrazioni e dipinti a olio esposti in numerose gallerie d’arte e una parte di quei lavori saranno visibili proprio a Lucca.

Il Festival toscano, infatti, dedicherà a Cho anche una mostra a Palazzo Ducale, un’altra straordinaria occasione per ammirare il talento poliedrico di uno dei più versatili disegnatori del pianeta.

Appuntamento a Lucca, dunque.

Nei prossimi mesi saldaPress diffonderà le modalità per poter incontrare Frank Cho e svelerà le altre grandi sorprese che attendono i fan a Lucca. Intanto, godiamoci la prima grande notizia.

Benvenuto Frank Cho.

 

Orfani: Nuovo Mondo 10 – Gioca e Muori

Orfani Nuovo Mondo 10_coverCon Gioca e Muori continua l’avventura di Rosa e dei suoi compagni verso la libertà. La serie della Bonelli sta per arrivare alla fine della sua terza stagione e gli eventi continuano a succedersi senza sosta.

Il numero 10 contiene una cruciale rivelazione di come viene gestita la sala centrale del supercarcere di sicurezza: un gruppo di ragazzini comandano i robot, chiamati cani, che devono gestire il flusso di immigrazione clandestina, come se fossero in un videogame. La loro alienazione e la loro voglia di farsi valere è mostrata senza mezzi termini.

«Dovete divertirvi…è un ordine!»

Questo viene urlato a loro, soprattutto a chi non segue le regole del divertimento. Si riprende il concetto di “giovinezza corrotta” che tanto era stato protagonista nella prima stagione, ricollegando volutamente le due cose.

Caso vuole che proprio in questo periodo di boom del nuovo gioco per smartphone dei Pokémon, che sta facendo discutere per una possibile alienazione dalla realtà nei fruitori (chi scrive non gioca con la suddetta applicazione e si astiene dal giudicare la fondatezza di tale allarme), arriva una critica sul modo di utilizzare i videogiochi e su un eventuale approccio sbagliato nel modo di utilizzarli. So che gli autori sono dei fan del mondo dei videogame ma, come sappiamo, tutto ciò che è bello può diventare distruttivo se utilizzato nel modo sbagliato.

Orfani 82Oltre ai suddetti ragazzini, nella caratterizzazione dei personaggi principali, stavolta è la storia di Juric ad essere la più approfondita, visto l’avvicendarsi di un “lieto evento” che i lettori aspettavano. Non penso sia uno spoiler visto che lo si preannunciava da tempo e tutto sta nel “come” succede: scopriamo il lato materno di lei, ma attenti a dire troppo presto che si sia addolcita…

Ecco, questo ha di speciale questa serie: passa dall’approfondimento di un personaggio all’altro senza interrompere la narrazione e comunque l’azione e le invenzioni visive non mancano mai; questo grazie ad una vera e propria equipe di autori (non solo Recchioni) che è coalizzata a non far scendere mai il livello di attenzione della serie. La serializzazione di Orfani è ormai arrivata al numero 34 senza mostrare assolutamente la corda, soprattutto a livello visivo.

La sceneggiatura della coppia Uzzeo/Recchioni continua ad alternare le tavole con vignette alle splashpage, assolutamente inedite per la scuola Bonelli fino a poco tempo fa, che sottolineano i momenti salienti della storia riuscendo a catturare l’attenzione anche del più distratto tra i lettori.

Anche questa volta troviamo un gruppo di disegnatori che si divide i vari livelli narrativi, da quello reale a quello sognante a quello visionario: in questo numero troviamo Francesco Mortarino, Werther Dell’Edera, Luca Casalanguida e Fabrizio Des Dorides. Quattro nomi che ormai sono una garanzia.Orfani 66

Citazioni varie e divertenti si trovano tra le pagine come l’immagine dell’albero, simbolo della The Ladd Company, società di produzione cinematografica, famosa soprattutto perché appare all’inizio di film di successo come Blade Runner. Sinceramente sono curioso di sapere cosa ci attende nelle due conclusive stagioni e spero che sorpresa, azione e inventiva siano sempre le parole d’ordine che hanno caratterizzato fin adesso questa serie cult (sì!) della Bonelli.

DIECI NUMERI DI MORGAN LOST…

– Comunicato Stampa –

DIECI NUMERI DI MORGAN LOST:

PER FESTEGGIARE ARRIVA IL NUOVO VIDEO TRAILER

 Nell’albo n. 10 Morgan Lost deve fare i conti con una storia d’amore e di infinita solitudine. Anticipata dal nuovo trailer di Marco Perugini

 

Un nuovo feroce assassino semina il terrore tra gli abitanti di New Heliopolis. La sua firma? Mette in bocca alle sfortunate vittime un portachiavi che ripete incessantemente: “I love you… I love you…I love you… I KILL YOU, MORGAN LOST!”.

Morgan Lost_10Quella che arriva in edicola il 22 luglio è una delle storie di solitudine più profonda che il cacciatore di serial killer di Claudio Chiaverotti si sia mai trovato ad affrontare. Senza nome e senza volto, il decimo album di Morgan Lost disegnato da Marco Perugini e con copertina di Fabrizio De Tommaso, ci trasporta così nella psiche isolata e perversa di un nuovo serial killer che questa volta colpirà molto da vicino il personaggio di Claudio Chiaverotti, lasciando la via aperta a molti terribili imitatori… 

Per l’occasione, e soprattutto per festeggiare i primi dieci numeri di Morgan Lost, il disegnatore dell’albo ha realizzato anche un nuovo trailer che introduce questo nuovo episodio lasciando col fiato sospeso gli “spettatori”.

 Intanto procede anche d’estate il Morgan Lost in Tour  che sabato 23 luglio farà tappa a Vinci, il paese di Leonardo, per la Festa dell’unicorno: qui, in un’atmosfera magica e medievale, Claudio Chiaverotti e Cristiano Spadavecchia incontreranno i lettori omaggiandoli con un’immagine su cartoncino realizzata oppositamente per l’occasione. A seguire l’appuntamento sarà al Falcomics di Falconara Marittima, dove i fan potranno incontrare Claudio Chiaverotti il 27 e 28 agosto.

Da non dimenticare poi l’appuntamento del 28 luglio, data in cui arriverà in edicola La Mappa delle Stelle, il nuovo Speciale di Brendon che ospita il crossover tra Morgan Lost e Brendon, disegnato da Giovanni Freghieri, già realizzatore dei due cross-over tra Dylan Dog e Martin Mystère,

L’albo vedrà due colorazioni diverse: sarà a colori per le scene di Brendon e con sfumature di grigio e rosso per le scene dedicate a Morgan Lost… Ma quando il personaggio di un mondo finirà in quello del suo corrispettivo, manterrà il suo colore originario: quindi se un personaggio di Brendon (o Brendon stesso) sarà nel mondo di Morgan, apparirà come l’unico elemento a colori tra sfumature di grigio e rosso.

Una novità grafica unica in tutta la storia della Bonelli. Nel crossover torneranno così i coniugi Rabbit e il dottor Splatter, ma in questo caso sarà Brendon a doverli affrontare, mentre Morgan  Lost darà la caccia a un feroce cavaliere onassiano (proveniente naturalmente dal mondo di Brendon). Intanto nei cieli di New Heliopolis si libreranno crudeli fate azzurre intorno alla grande testa in pietra di Dark, nume della guerra, sospesa nella notte. Una storia in cui Brendon e Morgan, con le loro fragilità e le loro debolezze, cercheranno di capire cosa stia succedendo ai loro mondi, scontrandosi con feroci assassini e spiriti malvagi.

 

MORGAN LOST N° 10
SENZA NOME E SENZA VOLTO
Uscita: 22/07/2016
Soggetto: Claudio Chiaverotti
Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Marco Perugini
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Colori: Arancia Studio

Prezzo: 3,50 euro
 

LA MAPPA DELLE STELLE
Uscita: 28/07/2016
Soggetto: Claudio Chiaverotti
Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Gianni Freghieri
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Colori: Arancia Studio
128 pagine, colore

Prezzo: 6 euro

 

Online e sui social:
 
#MorganLost

https://www.facebook.com/MorganLostSergioBonelliEditore?fref=ts

www.sergiobonelli.it

Rw Edizioni – L’estate si fa bollente con la Robin War

– Comunicato Stampa –

Questa estate debutta in edicola e in fumetteria un nuovo crossover che coinvolgerà le pubblicazioni mensili dedicate alla bat-family.

Nel corso degli anni vari ragazzi hanno indossato il manto di Robin, ovvero l’assistente funambolo che storicamente aiuta Batman nella sua crociata contro il crimine. Ma oggi quello di Robin è diventato più di un ruolo: è un simbolo che incarna una vera e propria ideologia per tutti i giovani che vogliono proattivamente apportare un cambiamento nella loro città.

E come tutte le ideologie ha i suoi loghi, i suoi slogan e anche i suoi effetti collaterali: infatti senza il Cavaliere Oscuro a guidare il percorso degli aspiranti vigilanti del movimento denominato We Are Robin la situazione precipita vertiginosamente e Gotham City è sconvolta da una vera e propria guerriglia urbana!

La Robin War esordirà il 23 luglio in fumetteria con il Robin War Pack  promozionale che proporrà Batman il Cavaliere Oscuro 45, Batman 51 e Giovani Titani/Cappuccio Rosso 27. Gli albi saranno poi acquistabili separatamente in edicola e in fumetteria la settimana successiva. Ad agosto l’appuntamento si rinnoverà su Batman 52, Batman il Cavaliere Oscuro 47 e Giovani Titani/Cappuccio Rosso 28 e si concluderà a settembre con il finale pubblicato su Batman il Cavaliere Oscuro 48.

In arrivo a luglio

cover-BICO-45CAP. I – Batman Il Cavaliere Oscuro 45

Autori: Tom King (testi), Khary Randolph, Alain Mauricet, Jorge Corona, Adres Guinaldo, & Walden Wong (disegni)

Pubblica Robin War #1, sconvolgente prologo del crossover. In una città in subbuglio per gli scontri violenti tra le forze armate e i vigilanti teenager del movimento We Are Robin, tornano Damian Wayne (l’attuale Robin, nonché figlio di Bruce Wayne), la spia Grayson, Red Robin e Cappuccio Rosso per riportare ordine a Gotham

 

 

 

 

 

CAP. II – Batman 51cover-BATMAN-51

Autori: Tom King (storie), Tim Seeley & Tom King (testi), Mikel Janìn (disegni)

Pubblica Grayson #15: da quando è scomparso Batman,  i vigilanti a Gotham sono guardati con diffidenza. Per combattere il caos dilagante,  Dick Grayson, aiutato da Red Robin, Cappuccio Rosso e Robin, decide di addestrare gli aspiranti pettirossi per gestire l’ondata di giustizieri che si è riversata per le strade della città.

 

 

 

 

 

 

cover-GTCR-27Tie-In – Giovani Titani/Cappuccio Rosso 27

Autori: Scott Lobdell (testi), Javier Fernandez (disegni)

Pubblica Red Hood/Arsenal #7, primo tie-in  del crossover in cui sono coinvolti i due antieroi protagonisti della serie, i quali recentemente hanno reclutato nella loro impresa la criminale psicopatica conosciuta come Figlia Del Joker.

 

 

 

Arriva il mostro! L’attesa per Godzilla Resurgence

Da ormai svariati anni il sito web ufficiale del film Evangelion 3.0+1.0 è una pagina bianca con scritto solo «prossimamente», immota e immutabile. L’unico elemento che ha finora turbato questa calma piatta è un link, apparso il primo aprile 2015 (i giapponesi conoscono i pesci d’aprile, ma non li fanno), che rimanda a una logorroica dichiarazione del sempre logorroico Hideaki Anno in cui presenta il suo nuovo progetto, scatenando il putiferio nel pubblico otaku: Godzilla Resurgence. La lunga dichiarazione inizia così:

Commento di Hideaki Anno su Evangelion 3.0+1.0 e sul nuovo film di Godzilla.

Su di noi, sul perché stiamo facendo queste cose, e sul perché realizziamo film di fantascienza con effetti speciali.

Nel dicembre 2012, dopo l’uscita del film Evangelion 3.0, ero distrutto. Potremmo dire che ero in stato depressivo. Era la naturale conclusione dopo aver di nuovo consumato la mia anima per sei anni nella realizzazione di Eva.

Arrivò il 2013. Per tutto l’anno sono stato scosso in continuazione da un’ondata di ritorno di emozioni negative. Io, che ero un lavoratore modello, nemmeno una singola volta sono riuscito ad avvicinarmi allo studio che si stava sobbarcando il lavoro. I rapporti con gli altri e col mondo peggioravano, favorivo il mio totale esaurimento non tentando affatto di riprendermi, e mi sono fatto prendere dalla saturazione e dall’instabilità nervosa.

[…]

Poi, in quello stesso periodo mi arrivò un lavoro sotto forma di film fantascientifico tokusatsu. Il tutto cominciò alla fine di gennaio 2013.

Ricevetti una proposta direttamente da un rappresentante della Toho, che mi chiese «Vorremmo che lei dirigesse il nuovo film di Godzilla».

Avendo al tempo ancora le idee confuse, declinai sul momento con un «Impossibile, ho già da fare Eva, non posso».

Eppure, la buona fede della Toho, e l’entusiasmo del mio fedele amico il regista Shinji Higuchi mi smossero il cuore, e nel marzo dello stesso anno accettai il lavoro.

Segue lunghissima e dettagliatissima descrizione di Anno su come il lavorare a questo film di Godzilla rappresenti un punto di svolta focale della sua intera carriera, concetto che il regista ha ripetuto in più occasioni, e in particolare alla conferenza stampa del film il 19 luglio in cui, raccontando la genesi del film, ha dichiarato:

Godzilla Resurgence mi ha salvato la vita. Dopo aver realizzato i tre film di Rebuild of Evangelion mi sentivo completamente bruciato. In quel periodo appresi di Godzilla Resurgence. Sulle prime rifiutai, ma alla fine devo dire che questo lavoro mi ha salvato la vita. È grazie a questo film che adesso e qui sono in grado di stare in piedi, ed è grazie a questo film che da ora in poi riuscirò a continuare a lavorare su Evangelion.

Hideaki Anno e il cast di "Godzilla Resurgence".

Hideaki Anno con il cast di Godzilla Resurgence e un modellino di Godzilla alla conferenza stampa di presentazione del film, svoltasi a Shinagawa (Tokyo) lo scorso 19 luglio. Dopo il matrimonio con la fumettista Moyoco Anno (omonimia casuale), Anno appare in pubblico molto più ben vestito, pettinato e pure dimagrito: il famoso tocco femminile.

A parte la news finale in cui si dichiara implicitamente che, concluso quest’impegno, inizierà finalmente la lavorazione del quarto e attesissimo film di Rebuild of Evangelion, il fulcro di queste due dichiarazioni è molto esplicito: per Hideaki Anno cambiare aria era assolutamente necessario, quasi vitale. Non c’era modo migliore per farlo che dedicandosi con gioia a una passione giovanile mai sopita, ovvero quella dei tokusatsu, parola giapponese che letteralmente significa “ripresa filmica non ordinaria”, e che identifica gli effetti speciali cinematografici e in particolare i film e telefilm giapponesi di fantascienza, concentrati essenzialmente nelle tre macro-sottocategorie hero (singoli supereroi combattenti), super sentai (team di supereroi combattenti) e soprattutto kaijuu (mostri).

Hideaki Anno è notoriamente un grandissimo fan della fantascienza in generale e dei tokusatsu in particolare. Come ha sempre ammesso, la visione de La corazzata spaziale Yamato è l’evento che gli ha cambiato la vita, ma più in generale sono stati i tokusatsu in tv che lo hanno avvicinato al mondo della SF e che ancora oggi lo accompagnano quotidianamente. In Giappone, infatti, i tokusatsu rappresentano un bacino iconografico enorme, anche e soprattutto perché, al contrario degli anime che hanno un finale e uno stile costante dall’inizio alla fine, le produzioni di questo tipo nascono come serie autoconclusive che però si rinnovano ogni anno, in maniera paragonabile ai comics americani: stabilito un soggetto di base, il suo rinnovamento sta alla creatività dei singoli autori che di volta in volta lo prendono in mano. Ecco quindi che serie come i super sentai vanno avanti dal 1975, ogni anno con un nuovo tema, personaggi, cast artistico e tecnico, eccetera, mantenendo però degli elementi di continuità fissi.

Una pagina di "Kantoku fuyukitodoki" di Moyoco Anno.

Una pagina del fumetto Kantoku fuyukitodoki (“Il regista negligente”) di Moyoco Anno, un racconto semi-autobiografico della sua vita col marito Hideaki Anno, poi trasformato in una serie di miniepisodi animati in Flash. L’autrice non ha rivelato quali fatti narrati sono reali e quali no, per esempio non ci sono prove documentarie che Hideaki Anno si sia davvero sposato in cosplay di Kamen Rider come mostrato nel fumetto, però alcune pagine sembrano proprio aneddoti reali, come questa tavola in cui Anno, provandosi dei costosi abiti di Armani in un negozio, si mette in posa davanti allo specchio come Ultraman.

Il rinnovamento nella tradizione è appunto il tema cardine di Anno: tutte le sue opere sono basate su questo esatto principio. Non farà eccezione il nuovo film di Godzilla, i cui titoli la dicono lunga: quello giapponese è Shin Godzilla, ovvero “Nuovo Godzilla”, mentre invece quello internazionale è Godzilla Resurgence, ovvero “La rinascita di Godzilla”; in entrambi i casi, si sottolinea che c’è un nuovo inizio (il film è infatti inteso dalla Toho come un reboot all’americana per la serie), ma di un qualcosa che già gli spettatori conoscono bene.

Poiché mette insieme qualcosa di molto vecchio e famoso come Godzilla, insieme con qualcosa di molto nuovo e famoso come Hideaki Anno, per la promozione di questo film i giapponesi si sono veramente sbizzarriti producendo probabilmente la campagna pubblicitaria cinematografica più fantasiosa di sempre. Certo, gli americani ovviamente spendono molti miliardi nel marketing, ma nel loro caso si tratta di stillicidi di trailer sempre più grandiosi, poster chilometrici e quantità enormi di pubblicità cartacea e virtuale su ogni supporto possibile; ad esempio, la massacrante attesa per Star Wars: Episodio VII cominciò con anni d’anticipo e arrivò alla vigilia del film nell’isteria collettiva globale. I giapponesi lavorano in modo diverso: invece di tappezzare le città di poster, per promuovere Godzilla Resurgence non c’è stato nessun, assolutamente nessun ambito commerciale che sia stato tralasciato. Dai negozi ai ristoranti, dai treni agli aerei, Godzilla è ovunque. Era già successo appunto col suddetto Star Wars VII per il quale i giapponesi produssero i gadget più improbabili, ma in questo caso si è arrivati a livelli di creatività meravigliosi. Di seguito una percentuale irrisoria di tutto quel che è stato messo in atto; sono stati esclusi volontariamente i gadget “standard” (portachiavi, borse, t-shirt, eccetera), l’oggettistica giapponese (come i ventagli), e i prodotti alimentari (tipo i biscotti alla patata dolce) perché sono letteralmente a centinaia.

Gadget di "Godzilla vs. Evangelion".

Una delle principali idee su cui si è basata la campagna promozionale di Godzilla Resurgence è stata l’accoppiata con Neon Genesis Evangelion. Si tratta di un gioco totalmente pretestuoso e infondato, legato solo al fatto che, oltre ad Anno, metà dello staff del film viene dallo Studio Khara. Nonostante ciò, si tratta di una combo fatale. Nascita e sviluppo del fenomeno hanno portato a un franchise parallelo e interstiziale denominato Godzilla vs. Evangelion con tutta una sua linea di prodotti, fra i migliori e più bizzarri in assoluto realizzati per la promozione del film. Nell’immagine: in alto l’illustrazione di Mahiro Maeda da cui tutto è partito; al centro, a sinistra t-shirt col logo della NERV customizzato con cresta di Godzilla e scritta diversa, e a destra cassetta-contenitore di plastica ripiegabile in stile operazione militare anti-Godzilla; in basso i tenugui (rettangoli di stoffa multiuso) coi collage di immagini degli Eva e di Godzilla ambientati nelle città giapponesi.

Gadget di "Godzilla vs. Evangelion" del conbini 7-Eleven.

Fra i principali effetti di Godzilla vs. Eva c’è stata la realizzazione di alcuni specifici gadget da uno dei partner storici di Neon Genesis Evangelion: la catena di conbini 7-Eleven, la più diffusa in Giappone. L’azienda è nota per realizzare merchandise molto costoso e ambito dai fan, benché di gusto molto dubbio: in questo caso è stata realizzata un’orribile figure del robot Mechagodzilla coi colori dell’Eva-01 (in alto), disponibile anche in una non meno orribile variante coi colori dell’Eva-02. È andata esaurita alla prevendita. Fortunatamente il 7-Eleven ha prodotto anche qualcosa di più gradevole, come ad esempio l’immagine commissionata al celebre artista Takashi Murakami (al centro) e che verrà poi usata per la carta fedeltà raccogli-punti. Infine, l’oggettistica più bella del 7-Eleven è anche la più semplice: acquistando due tipi di pane si riceveva in regalo un quaderno in quattro varianti, due delle quali deliziose (in basso), una con Asuka & Rei coi peluche di Godzilla & Mothra, e l’altra con le sembianze di un file militare top secret della NERV.

Campagna pubblicitaria per "Godzilla Resurgence" presso i centri commerciali PARCO a Shibuya e Sunshine 60 a Ikebukuro.

Oltre ai piccoli supermercatini conbini, anche i grandi centri commerciali si sono arresi all’invasione di Godzilla. La catena PARCO ha pubblicizzato i saldi con degli inquietanti manifesti in cui Godzilla ha le orecchie a tartan, come quelle della mascotte (in alto). Inoltre, nel punto vendita di Shibuya (Tokyo) è comparso un enorme e grandioso murales tridimensionale (a sinistra): all’inizio di luglio era solo la zampa di Godzilla che strappava via la lettera R dalla scritta a neon PARCO, poi il giorno 20 è stata scoperta la facciona del mostro che irrompe sulla facciata del palazzo. Godzilla porta devastazione anche a Ikebukuro: uno dei pilastri del grattacielo Sunshine 60 è stato customizzato a forma di zampona del mostro, ed è possibile pure farcisi le foto mentre si viene schiacciati senza pietà sotto un artiglio gigante (a destra).

Cibo ispirato ai film di Godzilla nell'area divertimenti Nanja Town.

Sempre restando in tema di zampe, oltre a esserne schiacciati è possibile anche mangiarle: fra le varie sponsorizzazioni con ristoranti, tipo con il fast-food Lotteria, Godzilla Resurgence si è legato a Nanja Town (un piccolo parco giochi della Namco a Toshima, Tokyo) che non propone gadget, ma bensì veri piatti a forma del mostro e dei suoi storici rivali. Sei dei ristoranti all’interno del parco hanno aggiunto al menù standard un piatto ispirato ai kaijuu: la gelateria propone il gelato nero & rosso del nuovo Godzilla, il ristorante cinese la tortilla di Mechagodzilla, la pasticceria il cornetto a forma di larva di Mothra, il negozio di dolci la crêpe croccante a forma di Mothra, un ristorante giapponese il riso nero coi gyouza (ravioli cinesi) a forma di zampa del vecchio Godzilla, e un altro ristorante giapponese invece il riso al curry di Kind Ghidorah.

Risaie di Inakadate coltivate a forma di Godzilla.

Parlando di cibo, tutti gli anni tre campi delle vaste risaie di Inakadate (Aomori) vengono piantumate in maniera molto speciale: usando svariate qualità di riso che danno foglie di diversi colori, gli agricoltori di Inakadate ottengono bellissime immagini in sfumature di verde. Due campi sono dedicati alla cultura alta, dal Napoleone che attraversa le Alpi di David agli ukiyo-e di Sharaku, e uno alla cultura pop, con anime e film recenti, e quest’anno la scelta non poteva non cadere su un raggiante Godzilla, che all’inaugurazione si è presentato presentato in carne e ossa, per la gioia di grandi e piccini.

Stadio di atletica Todoroki a Kawasaki con orme di Godzilla.

Quanto ad apparizioni di Godzilla in spazi aperti, dopo le risaie di Inakadate il re dei mostri è passato anche per lo stadio di atletica Todoroki a Kawasaki (Kanagawa), dove ha lasciato le enormi stampe dei suoi piedoni. Ovviamente si tratta semplicemente di una diverso trattamento del manto erboso, ma l’effetto è molto riuscito.

Immagine promozionle dell'episodio "Shin-chan vs. Godzilla" dal cartone animato "Crayon Shin-chan".

Infine, oltre alla campagna promozionale diretta su Godzilla, c’è tutta una vasta rete di riferimenti al film anche in altri media e altri titoli. Un esempio è fornito da Crayon Shin-chan, uno dei quattro anime basilari della tv giapponese insieme a Sazae-san, Chibi Maruko-chan e Doraemon, tutti accomunati da microepisodicità, durata ultradecennale, e forte coralità che gira intorno al senso della famiglia. Di questi quattro, Crayon Shin-chan (iniziato nel 1992 e arrivato in Italia in modo molto travagliato) è quello più a contatto con l’attualità e spesso propone gustose parodie, come nell’episodio del 22 luglio in cui Shin-chan combatte contro Godzilla in uno scontro molto sopra le righe, per la felicità dei bambini e degli amanti dei crossover.

Godzilla, insomma, è ovunque, e dal 25 luglio è anche al cinema: a Tokyo si è tenuta infatti la première del film, strettamente a invito. Per chi non può parteciparvi, dal 29 luglio la pellicola invaderà tutti i cinema giapponesi: dai trailer Godzilla Resurgence promette molto bene, e mancano pochi giorni per sapere se Anno si merita o no applausi e «Congratulazioni!».

Ultimi arrivi in libreria per la Sergio Bonelli Editore

– Comunicato Stampa –

ARRIVANO IN LIBRERIA

IL SECONDO E ULTIMO VOLUME DI CARAVAN,

 MISTER NO. TRE STORIE DI TIZIANO SCLAVI

e TEX. FRONTERA!

Tre nuovi imperdibili titoli arricchiscono il catalogo di Sergio Bonelli Editore

Tornano nuovamente a entusiasmare i fan nelle giornate e nelle notti d’estate con tre nuovi imperdibili volumi le vicende di eroi e antieroi che hanno fatto la storia di Sergio Bonelli Editore, come Tex e Mister No, ma anche Davide Donati, giovane protagonista del Caravandi Michele Medda. Le pubblicazioni rientrano nella più ampia operazione della storica Casa editrice di via Buonarroti, cominciata negli ultimi mesi del 2015 con il debutto nelle librerie del marchio Bonelli e la creazione di un catalogo che propone i più bei volumi del passato e del presente della Casa editrice.

Per l’estate 2016, infatti, Sergio Bonelli Editore lancia nelle fumetterie e nelle librerie tre nuovi volumi: l’atteso secondo e conclusivo capitolo di Caravan, nato dalla penna di Michele Medda, uno degli autori di Nathan Never; Mister No. Tre storie di Tiziano Sclavi, che raccoglie in un unico volume tre avventure del simpatico pilota americano scritte da Tiziano Sclavi; Tex. Frontera!, dove il Ranger texano, simbolo della Casa editrice, torna in veste nuova nella pubblicazione a colori ideata e sceneggiata da Mauro Boselli.

Con il secondo volume di Caravan si conclude la storia del diciassettenne Davide Donati e delle decine di personaggi che lo accompagnano. La carovana di migranti, partita dalla piccola cittadina americana di Nest Point, è stata infatti costretta dall’esercito ad abbandonare le proprie case in seguito a un misterioso evento che ha provocato un black out totale e si è messa in viaggio verso una destinazione ignota, innescando una catena di storie e di stati emotivi inattesi. Come reagisce ognuno dei personaggi in questa drammatica circostanza di fuga senza una meta e come affronta la separazione dalle proprie radici e sicurezze?

Spesso rivelando lati nascosti di sé o scoprendone di inaspettati nelle persone più care. Perché a volte, come ci ricorda questo racconto, non conosciamo bene neanche noi stessi… Ideato e scritto da Michele Medda, Caravan, che offre una profonda riflessione sulle responsabilità di ognuno di fronte al proprio destino, ha preso forma grazie ai disegni di Fabio Valdambrini, Maurizio Gradin, Werner Maresta, Michele Benevento, Giancarlo Olivares e Emiliano Mammucari, al quale si deve la copertina totalmente inedita. Al termine dell’ultima avventura, l’apparato “Caravan: Extra” svela al lettore contenuti inediti e segreti sulla serie.

Mister No. Tre storie di Tiziano Sclavi raccoglie tre storie dell’antieroe creato da Guido Nolitta, che negli anni ’70 segnò un forte rinnovamento nella tradizione del fumetto popolare, scritte da colui che nel decennio successivo, con Dylan Dog, il fumetto lo cambiò radicalmente. Dalla penna di Tiziano Sclavi e dalla matita di Roberto Diso, queste avventure dello scanzonato Jerry Drake presentano ambientazioni diverse, il Teatro dell’Opera di Manaus, la giungla amazzonica, il vecchio West. Accomunate da una profonda e intensa indagine sui personaggi e dai toni venati di ironia tipici della scrittura del papà dell’Indagatore dell’Incubo (cui Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli Editore, dedica la sua introduzione al volume) queste avventure si materializzano davanti agli occhi dei lettori grazie alla matita di Roberto Diso, autore anche della copertina, preludio di quel senso di mistero e ignoto che appassiona i fedelissimi lettori.

Infine riappare lui, l’eroe bonelliano per antonomasia, il paladino di valori come giustizia e rettitudine, Tex, protagonista di Tex. Frontera!, il volume ideato e sceneggiato da Mauro Boselli.  L’intramontabile personaggio, che negli anni ha incarnato i desideri e i principi di molte generazioni, torna alla carica nelle tavole a colori di Mario Alberti a suon di pugni, cavalcate, spari e Comanches, come non è mai stato visto prima.

La penna di Mauro Boselli e il pennello di Mario Alberti ci presentano il Tex autentico, quello della serie mensile e dei Texoni, creato dall’indimenticabile Gianluigi Bonelli. «Hanno solo approfittato» aggiunge nella sua prefazione al volume Davide Bonelli «della nuova veste editoriale per regalarci un episodio retrospettivo, ambientato, cioè, in un’epoca antecedente all’abituale cronologia texiana…».

La nuova avventura prende vita questa volta nel caldo carcere messicano di Frontera, dove tra i forzati ricoperti di polvere langue un misterioso prigioniero che la bella francese Blanche Denoel vuole liberare a tutti i costi, perché la aiuti nella sua inarrestabile volontà di vendetta. Ma questa è solo una piccola miccia pronta ad accendere una colorata esplosione di violenza nelle assolate praterie del Sud Ovest, dove riappare l’impavido eroe di sempre, Tex, posto davanti a una scelta difficile: deve sanare il marcio emerso nel corpo dei Rangers con la sua terapia a base di piombo rovente. Il taglio cinematografico di questa pubblicazione a colori saprà sorprendere in modo unico tutti i lettori.

Caravan_2OMNIBUS CARAVAN (2 DI 2)

Soggetto: Michele Medda
Sceneggiatura: Michele Medda
Disegni: Fabio Valdambrini, Maurizio Gradin, Werner Maresta, Michele Benevento, Emiliano Mammucari e Giancarlo Olivares Copertina: Emiliano Mammucari

Tipologia: Cartonato
Formato: 18 x 24 cm, b/n e colore
Pagine: 592 ISBN 978-88-6961-080-6
Prezzo: 25 euro

 

 

 

 

 

 

MISTER NO. TRE STORIE DI TIZIANO SCLAVIMister No_Tre storie di Tiziano Sclavi
 
Soggetto: Tiziano Sclavi
Sceneggiatura: Tiziano Sclavi
Disegni: Roberto Diso
Copertina: Roberto Diso

Tipologia: Brossurato
Formato: 16 x 21 cm, b/n
Pagine: 496 ISBN 978-88-6961-081-3 Prezzo: 15 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

Tex_FronteraTEX. FRONTERA!
 
Soggetto: Mauro Boselli
Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Mario Alberti
Copertina: Mario Alberti
Colori: Mario Alberti

Tipologia: Cartonato Formato: 22×30 cm, colore
Pagine: 50 ISBN 978-88-6961-083-7 Prezzo: 8,90 euro

 

 

 

 

 

 

Online e sui social:

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