Monthly Archives: maggio 2016

LE VIE DEI PENSIERI – Il terzo volume UT al festival di Sarzana

Comunicato Stampa

SERGIO BONELLI EDITORE PRESENTA

 LE VIE DEI PENSIERI

IL TERZO VOLUME DI UT

 

di CORRADO ROI E PAOLA BARBATO

Arriva in edicola il 25 maggio e in fumetteria l’1 giugno, nella versione con variant cover di Fabrizio De Tommaso, la terza puntata della saga di UT che racconta incontri inquietanti e introduce nuovi misteriosi compagni di viaggio per i nostri protagonisti

 

Venerdì 3 giugno alle h 18 presentazione a Sarzana nell’ambito del festival “I Libri per Strada”

Giunge al terzo capitolo la saga di UT, il capolavoro nato dalla mente di Corrado Roi, maestro delle ombre che dalle pagine di Dylan Dog passa a creare, assieme a Paola Barbato, la serie a cui sta lavorando da tutta la vita.

Ne La via dei pensieri -che mostra in copertina un UT in versione “uomo vitruviano”– nuovi compagni di viaggio si uniscono ad Ut e Iranon mentre percorrono la via di accesso al Periekon. I due fanno infatti la conoscenza di Iv, Hor e Tommasa, che salvano da un’imboscata. Le tre li conducono così nelle Vie dei Pensieri, consentendo loro di accedere al Periekon, il luogo nel quale vivono reclusi quindici filosofi che condividono un unico pensiero. Lì Iranon viene condotto da Gau, colei che li comanda e che custodisce alcune reliquie che riguardano Hog, l’architetto genetico. Iranon crede di aver ricevuto informazioni preziose, ma ben presto gli diventa chiaro che qualcuno sta cercando di manipolarlo, poiché in quel luogo viene nascosto un segreto…

Le vie dei pensieriIl nuovo albo di UT verrà presentato presso il Palazzo Comunale di Sarzana venerdì 3 giugno alle ore 18, quando Paola Barbato e Corrado Roi incontreranno tutti i lettori della libreria del Fumetto Comic House nell’ambito della XXV edizione del festival “I Libri per Strada” di Sarzana. Per l’occasione, coloro che parteciperanno all’evento riceveranno in omaggio la stampa di Sergio Bonelli Editore, realizzata in esclusiva per il Tour di UT in fumetteria.

 Anche per questo terzo volume, la nuova saga conterà due edizioni in contemporanea, una da edicola (disponibile dal 25 maggio) e una da fumetteria (disponibile dall’1 giugno). Come sempre l’obiettivo è infatti quello di offrire esperienze di lettura diverse, dove la versione fumetteria si differenzierà da quella destinata all’edicola per le variant cover realizzate di volta in volta da un disegnatore ospite d’eccezione e per l’aggiunta in ogni numero di un esclusivo apparato redazionale, creato appositamente dal team Bonelli. In questo caso la copertina del terzo numero di UT nella sua versione variant da fumetteria sarà opera di Fabrizio De Tommaso.

 

UT N. 3

Le vie dei pensieri

Uscita:

edizione edicola: 25 maggio
edizione fumetteria: 1 giugno

UT è creato da Corrado Roi e Paola Barbato

Soggetti, disegni e copertine (per la serie regolare): Corrado Roi
Sceneggiature: Paola Barbato

Prezzo: Euro 4,00
96 pagine

Copertina edizione Fumetteria: Fabrizio De Tommaso
Prezzo: Euro 5,50
112 pagine

 

Dylan Dog 357 – Vietato ai minori

Dylan Dog 357_cover

Dylan Dog 357

Non sono un lettore di Dylan Dog, di fatto non lo sono mai stato. La mia passione per i fumetti nasce con il più classico dei classici: l’Uomo Ragno Edizioni Corno. In moltissimi leggevano invece le avventure de “l’indagatore dell’incubo”, a me noto ai tempi solamente per le fantasiose onomatopee usate nella narrazione, oltre le quali però non mi sono mai spinto.

Vi domanderete, quindi, cosa ci faccia qui. Dubbio lecito… uno degli obiettivi del nuovo corso (non più tanto nuovo a dire il vero ma ci siamo capiti) di Dylan Dog è quello di tirare dentro nuovi lettori per cui si e pensato di affidare le recensioni di alcuni albi a gente che legge abitualmente fumetti ma non è un lettore incallito di Dylan. Tipo il sottoscritto.

L’albo che mi è stato affidato, Vietato ai minori, vede la sceneggiatura di Pasquale Ruju ed i disegni di Davide Furnò e Paolo Armitano con la copertina di Angelo Stano. Sfogliandolo, senza ancora aver letto nulla, balza agli occhi come il disegno sia fin troppo confacente agli standard aziendali, seppur in altra sede si sottolineava la voglia di rinnovamento della casa editrice. Il duo di artisti, pur risultando formalmente ineccepibili e bravi a rendere l’espressività dei personaggi, struttura le tavole nel modo più scolastico possibile: le inquadrature usate per rappresentare gli ambienti e le scene di azione su campi medio-ampi si alternano ai numerosissimi primi piani per i fini narrativi. Non si nota alcuna soluzione grafica che possa far emergere una tavola rispetto ad un’altra. Tutto è ben confezionato come da tradizione Bonelli ed è sicuramente una strategia giusta per lettori medi, ma per i più smaliziati il confronto con altre produzioni sia italiane che estere è piuttosto impietoso. Chiudendo per un attimo il volume, guardando la copertina, ci si domanda: “Se l’albo fosse stato commissionato a un altro disegnatore, il livello quale sarebbe stato? Chi ha in mano il pallino della regia della tavola? Chi ha deciso di non rischiare troppo?”.

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                                                                Dylan Dog 357

Se dal punto di vista grafico quindi lo sguardo del lettore non è poi così appagato (o “sfidato” se preferite), cerchiamo di capire qualcosa in più sulla storia.

Dylan Dog è un appassionato di film horror. Specificatamente di quel genere classico nato in Inghilterra fra gli anni ’50 e ’70 grazie alla Hammer Film Productions o ancora dello splatter puro, vecchio stile, di Herschell Gordon Lewis. Una sera riceve l’inaspettata visita di un’avvenente signora che, guarda caso, si rivela essere una star cinematografica americana sulla via del declino, per la quale il Nostro ha estrema ammirazione (dichiara di avere tutti i suoi film in VHS). Chiaramente ci passerà la notte.

Senza apparente motivo, la donna abbandona quindi la casa lasciando un biglietto aereo e un invito: destinazione Los Angeles.

Da questo punto in poi la narrazione, fino ad ora abbastanza lineare e comunque interessante (l’albo si era aperto con un flash forward che magistralmente ci aveva strizzato l’occhio su quanto avremmo potuto leggere più avanti), inizia a piegarsi su se stessa con scene di dubbia utilità, se non quella di aumentare il numero delle pagine, e che di fatto aggiungono poco all’economia della storia.

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Dylan Dog 357

Inizia l’indagine che Dylan perpetra sulla base di una sua sensazione e totalmente alla cieca: cerca indizi su come rintracciare l’attrice. Raggiunta la meta della sua ricerca, arriva il secondo storcimento di naso del lettore. In una storia sanguigna, cruda, dove si citano gli snuff movie e decisamente vicina alla natura umana, è lecito usare l’elemento esoterico? A mio parere no. Qui invece, senza troppa indecisione, ci sono ben due scene che, se venissero estrapolate dal contesto, potrebbero funzionare con maggior effetto in altri episodi della saga.

Si arriva quindi al finale che non fa certo saltare sulla sedia per originalità (il movente del tutto sembra alquanto confuso).

Mi sento di bocciare questo volume? Non è facile dirlo. I disegni seppur non eccellendo, di certo sono funzionali alla narrazione e quest’ultima, anche se con qualche forzatura di troppo nella sceneggiatura, è comunque scorrevole. Arrivati alla 94 esima pagina, l’ultima della storia, non si ha però quella sensazione di compiacimento che si dovrebbe avere…

 

UT 3 recensione di una lettura confusa

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UT 3

“Non ci sto capendo niente… o quasi”.
Questo è il mio pensiero alla fine del terzo volume di UT.
Questa doveva essere per me la miniserie epocale, Roi è il mio disegnatore preferito e la Barbato la mia sceneggiatrice, dunque le mie aspettative erano e sono alte, sono fiducioso che alla chiusura del sesto volume avrò un ghigno di piacere stampato in faccia, ne sono sicuro, ma per il momento ho solo un grosso e pesante punto interrogativo in testa.
Sul disegno non posso dire nulla, come puoi solo lontanamente immaginare di criticare la mano di Roi? Sarebbe un sacrilegio: il tratto sporco e graffiante del maestro raggiunge qui livelli altissimi di qualità, atmosfere cupe e fumose sono rese alla perfezione dalle pennellate secche e dai tamponi tanto cari all’autore. I corpi hanno volumi solidi e ben delineati e i volti, massacrati dai tratti della china, trasudano disagio, fame, rabbia, avidità, perché sono questi i sentimenti che guidano i personaggi in questo ipotetico, o alternativo, futuro terrestre.
Il problema lo riscontro con la storia: forse è normale che al terzo volume sia ancora così annebbiata, confusa; forse è normale in quanto la sua completezza raggiungerà il totale nelle sei uscite e forse, anzi sicuramente, la apprezzeremo in un futuro omnibus che certamente la Bonelli (o magari la Bao) pubblicheranno in un’edizione extra lusso (che ovviamente sarà sulla mia libreria).
Quello che trovo disturbante sono alcuni passaggi poco chiari, in diverse scene ho avuto la sensazione che mancasse una vignetta e questa cosa genera un improvviso cambio di umore o di atmosfera che danno l’idea di una forte bipolarità da parte di un po’ tutti i personaggi (chissà magari è voluta!). L’unica cosa certa è che l’umanità si è estinta, e quelli che popolano la terra non sono di certo nostri eredi diretti, probabilmente sono dei cloni, delle copie, e gli unici “originali” sono Iranon e Iv, e UT? Il suo personaggio è avvolto nel mistero, è un buono, un istintivo, e l’unico suo scopo è quello di prolungare la vita di un esemplare felino, Leopoldo. Lo stesso Roi, in un’intervista, lo definisce un Pinocchio feroce, e forse questo ci dà qualche indizio sulla sua vera natura.
La vicenda è, al momento, incentrata sulla ricerca “delle case”, una non ben specificata entità che pare sia l’origine della razza che ora popola la terra, o forse ne ha solo prolungato l’esistenza. Per trovarle Iranon dovrà confrontarsi con diversi esseri dalle fattezze umane, ognuno con la sua ambiguità, con il suo segreto scritto nella carne, ognuno con la sua pazzia. Tutti sembrano sapere cosa sia questo mondo e cosa stia succedendo, tutti tranne UT e Iranon, e questo lo trovo irritante, nei loro confronti, quasi come se tutto fosse un sogno, come se i personaggi fossero dei comprimari onniscienti e i Nostri delle povere e inconsapevoli pedine.
Questo è la mia reazione vomitata a caldo alla fine della lettura, di certo il terzo volume mi lascia con la voglia di proseguire e questo è un bene, quello che più mi preme è l’uscita, la lettura e la chiusura del sesto, perché vorrei tanto specchiarmi e vedere un ghigno compiaciuto sulla mia faccia!

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BIENNALE del FUMETTO nell’ARTE 2016

Comunicato Stampa

DOVE:          Atahotel Expo Fiera Milano – Via Keplero, 12 – Pero (MI)

QUANDO:    dal 4 Giugno (dalle 10.00 alle 21.00) al  31 Luglio

ORARI:       tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00

Ingresso gratuito

Locandina ufficiale Biennale del Fumetto 2016Il Fumetto, entrato a pieno titolo nell’universo dell’Arte, viene celebrato con la Biennale a lui dedicata, presso le prestigiose sale espositive di Atahotel Expo Fiera Milano.

Fortemente voluto dal curatore e direttore artistico della PassepARTout Unconventional Gallery di Milano,  Elena Ferrari, che già nel 1997 vede la propria nascita professionale affondare le radici nel mondo del Fumetto come General Manager di aziende leader nella progettazione e distribuzione di articoli da collezione legati al licensing e al comics, la Biennale del Fumetto nell’Arte è la chiave di volta per consacrare il Fumetto all’Arte.

Un evento unico, ricco di mostre tematiche che possano evidenziare le doti creative di artisti-fumettisti, illustratori, scultori, digital artist e di tutti coloro che vorranno esprimersi in una kermesse di colori e talenti artistici.

L’obiettivo della Biennale del Fumetto è quello di consacrare la Nona Arte, il Fumetto, appunto, attribuendogli la reale importanza e peso in quella che viene definita Arte Contemporanea evidenziando e fondendo tra loro l’iconografia classica alla sintesi dei racconti espressi dai comics.

Raccontare per immagini, reinterpretare, inventare, citare.

La sfida è ardua ma non impossibile.

Il nostro Paese può vantarsi dei migliori disegnatori ed illustratori d’Europa e d’oltre oceano ed è su questo che si vuole puntare. Rilanciare il mercato artistico italiano abbracciando le icone che più ci sono familiari, trasformandole in opere d’arte.Colophone Mostra da D#57A69

Ricordiamo che già Lichtenstein e lo stesso Andy Warhol citano il fumetto nelle loro opere. E andando indietro nel passato, lo stesso Goya ritrae immagini legate al mondo dell’immaginario, ricche di mostri e paure. Paragonabili alle attuali Graphic Novel.

In primo piano le mostre e workshop con i Grandi Disegnatori che hanno fatto la storia del Fumetto Made in Italy, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Di spicco la mostra “Da Diabolik a DK”: la Casa Editrice Astorina nel 2015 ha pubblicato una nuova testata, “altra” da Diabolik: DK. La mostra racconta, con tavole originali e riproduzioni a colori, l’evoluzione grafica del personaggio dalle origini alla nascita del suo “altro”.

Tra i grandi nomi presenti alla Biennale citiamo Emanuele Barison, Enzo Troiano, Fabiano Ambu, Fabio Boccalon, Davide Scianca, Mauro Molle, Bruno Tosi.

Le sezioni che daranno vita alla Biennale, saranno legate al fantasy, all’horror, allo humor, all’erotico, al manga, al satirico, alla citazione (dei Grandi della Storia dell’Arte) e, immancabili, ai Super Eroi.

 

Nella prima Biennale del Fumetto nell’Arte sono coinvolte le principali associazioni, scuole di fumetto e gli editori che hanno fatto la storia del fumetto in Italia.

Una serie di iniziative atte a promuovere e a divulgare le opere che parteciperanno alla Biennale del Fumetto sono già in fase di attuazione. Gli estimatori e i nuovi collezionisti, in particolare in questo periodo storico, sono aperti a dimensioni alternative dell’arte e il fumetto è in grado di abbracciare dalla Pop Art al Neo Pop, dal Surrealismo all’Art Nouveau.
Vi invitiamo a seguirci su Facebook e a condividere con noi le vostre opere o i vostri disegni: https://www.facebook.com/biennaledelfumetto

Il nostro ARF! 2016

ARF! 2016: Dimensione Fumetto era lì, come curiosi, appassionati, entusiasti fruitori di questa nuova fiera, alla 2^ edizione, che volevamo vedere e vivere in prima persona. Quali sono state le nostre impressioni? Beh, vi basta leggere…

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Elisa

Quando arriva l’ARFestival (o più brevemente ARF!) c’è sempre un po’ di agitazione.

Ma cos’è l’ARFestival?
Semplice, è un festival di storie, segni & disegni che si tiene a Roma, quest’anno negli spazi de La Pelanda – MACRO Testaccio. Un evento voluto, ideato e organizzato da disegnatori, sceneggiatori e designer per dare la giusta importanza e dignità alla narrazione disegnata.

Il primo anno era il primo anno. Eravamo carichi di speranze e di voglia di conoscere ma con i piedi ben appoggiati a terra per paura di cadere. Fu splendido.

Quest’anno, il secondo, eravamo pieni di aspettative, insomma sarebbe stato semplice rimanere delusi visto il successo passato.

Abbiamo partecipato a workshop, a incontri, conferenze. Seguito autori, comprato decine di libri. Fatto foto e chiacchierato un po’. Ci siamo fermati al sole a bere una birra con uno scalpitante e scalmanato sottofondo di Bruti nel pieno di un torneo. Abbiamo sorriso e ci siamo lasciati coinvolgere dalla splendida atmosfera.

Per noi l’ARFestival si conferma una risorsa preziosa. Un weekend perfetto in compagnia di autori bravissimi ma soprattutto disponibili e gentili. E ne abbiamo incontrati davvero molti: Sergio Algozzino, Giacomo Bevilacqua, Federico Rossi Edrighi, Gipi, Gud, Mattia Iacono, Grazia La Padula, LRNZ, Maicol&Mirco, Emiliano Mammucari, Martoz, Leo Ortolani, Prenzy, Rita Petruccioli, Sara Pichelli, Roberto Recchioni, i fratelli Rincione, Laura Scarpa, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Sio, Sualzo, Riccardo Torti, Zerocalcare e molti molti altri.
Per cui, all’anno prossimo ARF!
…iniziamo a risparmiare.

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Giulia

Sono appassionata di fumetto e graphic novel solo da qualche anno, mentre il disegno non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza amarlo.
Sono pigra, discontinua, mi ci rifugio ogni tanto odiando il fatto che non mi esercito abbastanza.
Hanno fatto un festival, l’anno scorso, a Roma. Si chiama ARF ed è un festival del fumetto.
Ne esistono ormai migliaia in Italia, dal Lucca Comics al Romics, ma nessuno è come ARF! perché ARF! ha un solo protagonista: il disegno.
Non ci sono i cosplay, non ci sono distrazioni. All’ARF! c’è quel clima che puoi tranquillamente definire intimo fra te e i mondi che i fumettisti creano.
Entri con una lista in mano ed esci che nello zaino hai decine di volumi completamente diversi da quelli che avevi appuntato nella lista.
Perché? Perché ti capita di soffermarti a vedere un ragazzo che acquerella senza sapere precisamente di chi si tratta e ti ritrovi ad ascoltare la sua storia.
E mentre stende il colore e ti racconta, tu sai già che il suo libro sarà un capolavoro.
Perché ormai ne sei parte. Ormai ti senti anche tu una figura piena di emozioni in chiaro scuro, piena di sfumature assorbite dalla carta.
Ed è un po’ come un viaggio, dove è risaputo che le scoperte più belle a volte sono le più nascoste e per trovarle non resta che perdersi.

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Mauro

L’ARF! è un ottimo esempio di come non siano necessari spazi immensi e bilanci hollywoodiani per realizzare un evento interessante e coinvolgente. L’aria che si respira passando fra una sala e l’altra è quella di una grande passione per la Nona Arte e di tanta voglia di fare: il visitatore ne è talmente tanto coinvolto che si sente egli stesso parte dell’evento.

Il cuore dell’ARF! è sicuramente dare la possibilità di incontrare molti autori italiani: con un po’ di pazienza fra una chiacchierata e l’altra si può ottenere qualche bel disegno da aggiungere alla propria collezione. D’altro canto, la giovinezza dell’evento si nota in tante piccole incertezze che si spera vengano corrette con le nuove edizioni, una per tutte, la procedura di ingresso per chi ha già acquistato il biglietto online. Una gestione separata della fila per ritirare il braccialetto avrebbe snellito la coda all’ingresso.

In definitiva un ottimo evento che segna un forte stacco con le fiere di settore attuali…e sicuramente ce n’era un gran bisogno.

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Silvia

È che sono pigra e brontolona, quindi ho pensato davvero che il prossimo anno non tornerò all’ARF! Ma ripresa dalla stanchezza e dal dolore ai piedi mi sono resa conto che: è stata la prima fiera a cui ho partecipato che ho realmente vissuto. Autori a portata di mano, che fanno la fila per l’accredito insieme a te, fumettisti che ti riconoscono alla seconda volta che ti affacci alla loro postazione, conferenze interessanti dove i relatori si preoccupano di non farti annoiare, uno spazio dedicato agli emergenti, la possibilità di proporre i tuoi lavori alle case editrici, e tanto altro che ne fanno uno spazio Amichevole, Sano e Umano. Non un tritacarne dedicato esclusivamente alla vendita del prodotto e al numero di ingressi. Grazie all’ARF e alle sue mostre personali ho avuto la conferma che Ortolani ha una mano con i contro cosi e disegna divinamente; che LRNZ non è solo un nome colorato per attirare i più giovani, ma ha talento da vendere; poi ho avuto modo di veder lavorare giovani disegnatori e parlare con loro e posso dire che: il panorama italiano non solo è vario, ma è fortunato ad avere tanta, pregiata, risorsa umana. A questo proposito sono pronta a fare outing: Riccardo (Frezza) sono io quella che ha criticato i tuoi disegni in Lo strano caso del dottor Jekyll e il signor Hyde, sei stato così gentile che non ho avuto cuore di dirtelo dal vivo, ma a vederti disegnare ho capito tante cose del tuo stile e mi sono ricreduta, sei bravo, tanto, devi solo ignorare mia sorella giovane, Ansia, che è una gran rompipalle. Onorata di averti conosciuto (con tutto il rispetto per la signora Frezza, cit.). Ti contatto per l’intervista! Insomma, bravi agli organizzatori, ma, giusto due critiche: sale conferenza più grandi la prossima volta e più possibilità di sedersi, che alcuni visitatori (io) sono anziani!

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Maurizio

“Cazzo perché non sono rimasto tutto il weekend?” è stato questo il pensiero dopo essere tornato a casa sabato notte.
L’ARF! è giovane ma intraprendente, un festival ricco di potenziale che negli anni mi auguro andrà sempre migliorando.
All’inizio mi sono trovato un po’ spiazzato dalla disposizione degli stand, mi immaginavo una situazione alla Teramo Heroes, dove gli ospiti sono lì a disposizione dei fan a rilasciare autografi e “disegnucci”, mi hanno spiegato che è proprio TH a essere anomala come manifestazione, in quanto è normale, e giusto, che l’autore gratifichi l’acquisto del suo volume con uno sketch, la nota dolente è che non ci si può permettere di acquistare tutto e te ne torni con l’amaro in bocca…
Superato questo piccolo disagio iniziale mi sono innamorato di questo evento. Una situazione molto tranquilla, rilassata, a misura di fan, dove puoi tranquillamente offrire un caffè o una birra all’autore del momento, assistere a interessanti conferenze, e non per ultimo guardare le mostre di alto livello allestite per l’occasione.
Il piacere più grande è stato ritrovare dal vivo gli autori che ho conosciuto virtualmente su Facebook e scoprirli delle belle persone, primo su tutti Mattia Surroz che oltre a essere un mostro di bravura è una persona davvero gentile e disponibile, per non parlare di Mauro Uzzeo che nonostante sia stato ingolfato tutto il tempo è comunque riuscito a considerarmi, e di Riccardo Torti che ha calato la maschera del “rompiballe” e si è scoperto un simpatico ragazzo; ho finalmente conosciuto dal vivo anche Luca Vanzella che ritroverò presto ad Ascoli Piceno il 4 giugno e ultimo, ma non di importanza, il piacere che ho avuto nel conoscere dal vivo Flavia Biondi, ora capisco da dove nascono quelle storie così empatiche e delicate.
Certo c’è da migliorare e crescere e l’unico appunto che mi viene in mente è che la procedura per chi ha acquistato il biglietto online dovrebbe essere snellita, ma a parte questo ho ben poco da recriminare… ah sì, perché cazzo non c’erano Corrado Roi e Paola Barbato?!

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Amanda

Quando mi viene chiesto di scrivere qualcosa per il sito mi prende sempre il panico, non sono mai stata una nerd ed essendomi avvicinata al fumetto da poco mi mancano le basi. Eppure mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sull’ARF! e, cosa strana, lo faccio volentieri.

Per non dilungarmi troppo vi spoilero subito che è un festival figo e che siete dei mentecatti se ve lo siete persi. Il fumetto è il fulcro di tutto e tutto ruota intorno a lui: gli stand espositivi, le mostre, le conferenze, le masterclass, anche le chiacchiere tra amici. Gli espositori, che fossero fumetterie, scuole di fumetto o case editrici, erano numerosi e di vario genere per andare incontro ad ogni gusto; le mostre di Ortolani, Petruccioli, LRNZ e De Angelis erano ben curate e ho particolarmente apprezzato i Classici Illustrati ad opera di Rita Petruccioli; le conferenze strutturate bene e molto interessanti. Avrei voluto assistere a tutti gli incontri ma non avendo il dono dell’ubiquità, ed essendo una persona disorganizzata e che si lascia trasportare più dall’emozione che dal cervello, ero maggiormente concentrata a comprare fumetti/parlare con i fumettisti/attendere il turno per uno sketch senza guardare l’orologio. Mi soffermo però su un paio di incontri che potrebbero essere passati più in sordina per altri e che hanno attirato la mia attenzione. Nella giornata di sabato Ratigher e Gabriele di Fazio hanno annunciato la creazione di una loro casa editrice, la Flag Press, il cui progetto è quello di stampare i fumetti in un unico, grande formato 70×100 mentre sul retro la stessa storia sarà stampata in bianco e nero e in inglese. Proprio Ratigher è stato il primo ad essere pubblicato con la sua Teoria, pratica e ancora teoria ma sono già a bordo anche Manuele Fior, Ruppert e Mulot e Dash Shaw. Nella mattinata di domenica ho invece molto gradito l’incontro inerente la traduzione, soprattutto perché si è parlato di “arte invisibile”. Elena Cecchini ha sottolineato come nel mondo del fumetto (ma anche del cinema, ad esempio) i traduttori siano come fantasmi, ci sono ma nessuno li vede, se non quando commettono un errore e diventano bersagli di critiche. Erano presenti altre traduttrici come la Scrivo e la Lippi (che traducono principalmente manga), la Gobbato e la già citata Cecchini e l’editor Rizzo che ha mostrato al pubblico i passaggi e i problemi per la traduzione di semplici nomi. Il panel si è concluso con una richiesta unanime, ai siti che recensiscono fumetti, di citare anche i traduttori per riconoscere il valore del loro lavoro.

Le ultime righe vorrei spenderle sull’aria respirata al MACRO Testaccio. Il clima era professionale ma rilassato e amichevole, mi è stato possibile scambiare qualche parola con molti autori e conoscerne di nuovi senza problemi di sovraffollamento o tempistiche ridotte all’osso.

L’unica pecca che posso riconoscere alla manifestazione è il non aver specificato che in cassa era possibile acquistare l’abbonamento ai tre giorni o il biglietto giornaliero con una riduzione per la bellissima e consistente mostra su Hugo Pratt e il non aver dato la stessa possibilità a chi acquistava online.

Per il resto, festival coi controcazzi (scusate il francesismo).

Ci si vede l’anno prossimo!

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Andrea Topitti

ARF! Atto II.

Un’edizione che si conferma, per ogni appassionato di fumetto, la manifestazione per eccellenza. Ormai Lucca, divenuta un carnaio ibrido di tante cose che hanno in comune l’intrattenimento, ma non necessariamente il fumetto, è un avvenimento che può essere sostituito da molte altri avvenimenti: ARF! è quello per eccellenza.

Rispetto all’anno scorso, si è ingrandita abbastanza, ma ha ancora tante frecce nel suo arco che devono essere estratte, è tutto rende il futuro più roseo…

L’anno scorso fu quasi un ritrovo tra autori e appassionati (il sottoscritto, senza accorgersene, si stava prendendo un caffè accanto a Mauro Marcheselli! E molti autori mi si presentarono perché ero in compagnia del mio conterraneo Carmine Di Giandomenico) che potevano parlare liberamente, una volta fuori dalle conferenze.

Anche quest’anno, incontrare gli autori non era affatto difficile, ma le dimensioni e i tanti avvenimenti erano più serrati tra loro, e rendevano i suddetti più occupati. Comunque prendere una birra e accorgersi che alle proprie spalle Gipi sta disegnando su un tavolo da bar, è sempre sorprendente.

Il caldo arrivato improvvisamente ha reso l’atmosfera davvero piacevole e anche le mostre (Hugo Pratt e De Angelis da citare!) rendevano giustizia all’importanza degli autori.

Gli stand delle più grandi case editrici non erano grandi come quelle di Lucca (esclusa Bonelli, metro quadrato più, metro quadro meno) ma questa edizione, penso abbia fatto pensare sulla possibilità di ingrandire il tutto, il prossimo anno. Stavolta il pubblico faceva davvero la fila, specie nei pomeriggi: penso che il successo si sia del tutto confermato.

Personalmente la mia mente si proietta verso l’ARF! del 2017 mentre Lucca, per me, lascia il tempo che trova…

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Andrea Gagliardi

Cosa aggiungere a quanto detto sopra? Poco a dire il vero. L’ARF! è una manifestazione giovane che, come è giusto e normale, vive di forti entusiasmi e tanti piccoli difetti. Potrei star lì a mettere tutto sulla bilancia come fossi un farmacista ma penso che non sia giusto o necessario: quello che più interessa è vedere se l’ARF! sia riuscito nel compito che si era prefissato.

Il pensiero comune sulle fiere del fumetto, e di chi le organizza, è che il Fumetto non tira: allora ai fumetti vanno affiancati giochi, videogiochi, boardgame, giochi di ruolo, cosplay e chi più ne ha più ne metta. La scommessa dell’ARF! è stata quella di puntare tutto solo ed esclusivamente sul Fumetto, nient’altro che il Fumetto. Alla seconda edizione possiamo dire che la scommessa la stanno vincendo loro: padiglioni pieni, conferenze affollate, file agli stand. Ad un certo punto la mia fidanzata (che pur leggendo fumetti è una persona moderatamente normale) mi ha detto “ma in questa fiera non ci sono i nerd”. In realtà i nerd c’erano ma mancavano i monomaniaci, quelli che ti ammorbano con i dettagli della continuity, che puzzano e che comprano i fumetti pensando al futuro valore di mercato ecc… insomma non c’era il “Comic Book Guy” dei Simpson. C’erano solo (o quasi) gli appassionati. Quelli che una volta fuori dall’ARF! hanno anche altri interessi.

Domenica sera sono uscito dall’ARF! con una paura e una speranza.

La paura è che questa manifestazione abbia talmente successo da distruggere il clima amichevole e rilassato che la caratterizza.

La speranza è che le altre Fiere del Fumetto imparino dall’ARF! e rimettano il Fumetto al centro delle loro manifestazioni.

Voglio essere ottimista e punto sulla speranza.

Tutte le foto sono di Elisa di Crunch Ed

BIRTHRIGHT, l’avventura continua

Comunicato Stampa

In uscita venerdì 27 il secondo volume della nuova serie fantasy targata Skybound

Birthright_vol02BIRTHRIGHT è una della serie più originali tra quelle pubblicate in questi anni da Skybound, l’etichetta editoriale di Robert Kirkman all’interno di Image Comics. Ed è una serie che rappresenta alla perfezione lo spirito che anima Image e Skybound: raccontare storie innovative, popolari e di qualità.

Lo conferma l’uscita di IL RICHIAMO DELL’AVVENTURA, il secondo volume di BIRTHRIGHT, disponibile a partire da venerdì 27 maggio. Il nuovo arco narrativo del fantasy – o urban-fantasy – scritto da Joshua Williamson e disegnato da Andrei Bressan prosegue nel racconto delle straordinarie avventure di Mickey Rhodes e della sua famiglia. Come sappiamo dal precedente volume, il piccolo Mikey era scomparso. Un anno più tardi, però, un guerriero che sembra uscito da un romanzo fantasy viene fermato dalla polizia. Porta con sé un vero e proprio arsenale e dice di avere un’importante missione da portare a termine: alcuni potenti stregoni di Terrenos, la terra magica da cui il poderoso guerriero sostiene di provenire, sono entrati nel nostro mondo e rischiano di soggiogarlo. E, soprattutto, sostiene di essere Mikey Rhodes e di aver trascorso l’ultimo anno a Terrenos per sconfiggere il terribile Dio-Re Lore, un’entità potentissima e malvagia.

Ha inizio così l’avventura di Mikey, di suo fratello Brennan e del padre Aaron, in una corsa contro il tempo per evitare che il mondo sprofondi nelle tenebre. Tenebre che sono più vicine di quanto non sembri. Forse perché Mikey non ha detto tutto e il Dio-Re Lore non è stato davvero sconfitto.Birthright-vol.-2-CARTONATO

BIRTHRIGHT è un racconto epico, in cui gli elementi tipici del genere si inseriscono nel contesto del mondo contemporaneo, dando vita a una narrazione sorprendente.

Anche il secondo volume è disponibile in versione brossurata (pagg. 112, euro 14.90) e cartonata (pagg. 120, euro 19.90), in libreria, fumetteria e nello shop del sito saldapress.com.

La storia di Mickey, della famiglia Rhodes e del viaggio tra la nostra dimensione e quella di Terrenos è un’odissea porta il lettore sulle ali dell’immaginazione.  E quando l’avventura finisce, inizia il viaggio dell’eroe.

MOSTRA DIABOLIK AL WOW SPAZIO FUMETTO

Comunicato Stampa

DIABOLIK: LA MOSTRA – IL PASSATO, IL PRESENTE, IL FUTURO

 18 giugno – 18 settembre 2016 (chiuso dall’1 al 31 agosto)

 WOW SPAZIO FUMETTO Museo del Fumetto, dell’Illustrazione e dell’Immagine animata di Milano Viale Campania, 12 – Milano

Info: 02 49524744/45 – http://www.museowow.it/http://www.diabolik.it/

Ingresso: intero 5 euro, ridotto 3 euro

Orario: da martedì a venerdì, ore 15.00-19.00; sabato e domenica, ore 15.00-20.00. Lunedì chiuso

LOC-DIABOLIK-COLORE-lowWOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano prosegue la rassegna espositiva dedicata ai grandi personaggi del fumetto italiano. Dopo il successo riscosso dalla mostre dedicate a Dylan Dog e Tex Willer, è il turno di un altro grande protagonista indiscusso: Diabolik! Creato nel 1962 dalle sorelle Giussani, da sempre pubblicato dalla casa editrice Astorina, Diabolik ha affascinato intere generazioni di lettori riscuotendo ancora oggi un successo incredibile che lo ha portato a diventare protagonista, oltre che delle consuete avventure mensili, di volumi illustrati, saggi, spot televisivi, video musicali, film, merchandising e molto altro! A questo straordinario personaggio viene dedicata la mostra DIABOLIK: LA MOSTRA – IL PASSATO, IL PRESENTE, IL FUTURO: un grande percorso espositivo che racconta cinquantaquattro anni di puro mito attraverso tavole originali, albi d’epoca, pubblicazioni, libri, gadget, memorabilia, ricostruzioni 3D e video. Un percorso che si completa con inserti e approfondimenti multimediali attivabili attraverso l’APP ufficiale Diabolik.it, scaricabile gratuitamente da www.diabolik.it/app/index.php. Il visitatore potrà interagire con l’allestimento attraverso QR-Code e la Realtà Aumentata per scoprire contenuti extra e tentare di aprire virtualmente la cassaforte battendo Diabolik sul tempo. Grazie alla collaborazione con Astorina, Diabolik Club, Il CerchioGiallo, GlobalMedia e Pixartprinting, WOW Spazio Fumetto porta al pubblico la più grande retrospettiva mai dedicata al criminale più affascinante del fumetto. Con uno sguardo al futuro.

Novembre 1962: il primo numero di Diabolik, intitolato Il re del Terrore, esce nelle edicole italiane. Il fumetto italiano, ancora considerato perlopiù un mezzo di comunicazione adatto a un pubblico di bambini, non sarà più lo stesso. Già la copertina è qualcosa di diverso: una donna urlante sovrastata da due occhi minacciosi che occupano buona parte dell’immagine. In alto campeggia un logo, ideato da Remo Berselli, che non è mai mutato perché già perfetto, e un sottotitolo “Il fumetto del brivido”. All’interno viene raccontata una storia avvincente, un vero e proprio giallo disegnato da un misterioso disegnatore di cui conosciamo solo il cognome, Zarcone, che ha per protagonista un ladro, un assassino imprendibile in lotta con le forze dell’ordine. Poi il colpo di scena: alla fine il ladro riesce a scappare e a beffarsi dalle forze dell’ordine. A lui si affiancheranno poi due personaggi che entreranno nel cuore del pubblico: Eva Kant, affascinante fidanzata e complice di Diabolik, e l’ispettore Ginko, irriducibile detective sempre all’inseguimento dell’imprendibile criminale. Anche il formato è qualcosa di nuovo: solo due o tre vignette a pagina, abbastanza grandi per ospitare campi lunghi (necessari al fumetto d’azione) ma utilizzabili anche per dialoghi ricchi e articolati. Dietro a tanto coraggio editoriale, premiato dai lettori con un sempre crescente successo, ci sono due sorelle: Angela e Luciana Giussani. Leggenda vuole che l’idea sia venuta ad Angela che, vedendo i pendolari della stazione di Cadorna leggere romanzi gialli tascabili, si sia fatta affascinare dall’idea di creare storie a fumetti con protagonista un’imprendibile ladro, affascinante e misterioso come il francese Fantômas. I 54 anni che seguono sono Storia del Fumetto. La mostra Diabolik– Il passato, il presente, il futuro intende raccontare tutto questo offrendo un percorso a tappe che parte dalla letteratura di genere che ispirò Diabolik alle sorelle Giussani fino ad arrivare ai progetti futuri passando per l’evoluzione grafica e psicologica del personaggio.

La mostra si apre con una sezione interamente dedicata ai criminali protagonisti dei classici gialli che hanno ispirato la creazione di Diabolik influenzando generazioni intere di sceneggiatori e disegnatori. Il più noto è certo Fantômas, inquietante personaggio creato nel 1911 da Marcel Allain e Pierre Souvestre, che in una copertina di un’edizione italiana degli anni Cinquanta, presente in mostra, compare vestito con calzamaglia e passamontagna neri. Esposte anche tavole di Carlo Cossio disegnate per illustrare le avventure di un altro grande personaggio “nero” degli anni Quaranta, Za La Mort, oltre ad alcune tra le primissime pubblicazioni della casa editrice Astorina, fondata da Angela Giussani con il prezioso aiuto della sorella Luciana: proprio sulle pagine degli Albi Okey, con protagonista il pugile Big Ben, fanno capolino le prime pubblicità di Diabolik.

La prima storia, Il re del terrore, viene esposta nelle sue tre versioni mostrate attraverso le tavole e gli albi originali. La prima è quella del misterioso Zarcone, artista scomparso nel nulla, cui segue nel 1964 la stessa storia ridisegnata da Gino Marchesi e nel 2001 un vero e proprio remake scritto da Alfredo Castelli e disegnato da Giuseppe Palumbo, creato per festeggiare i primi quarant’anni di Diabolik. Particolarmente prezioso il n. 1 originale, vera e propria chicca ricercata dai collezionisti di tutto il mondo.

Grazie all’esposizione di magnifiche tavole originali saranno poi presentate le dieci storie fondamentali di Diabolik, quelle che ogni “diaboliko” fan, oltre che ogni amante del buon fumetto deve aver letto. Vengono così introdotti anche i tre grandi protagonisti della serie: Diabolik, Eva Kant (con l’originale della prima tavola in cui la vediamo comparire con il classico chignon) e l’ispettore Ginko. Grazie a pannelli introduttivi e ampie didascalie si può così conoscere meglio i nostri tre “eroi” scoprendo come sono mutati nel tempo: Diabolik, per esempio, pur essendo un ladro, nel corso degli anni ha cambiato molto la sua “etica professionale” sposando sani e radicati principi, sia pure molto personali, come l’onore, la tutela dei più deboli, il senso dell’amicizia e della riconoscenza, il rispetto degli animi nobili.

Eva non è più soggiogata da Diabolik come nelle sue prime apparizioni, ma vive con il compagno un rapporto alla pari: l’uno è indispensabile per l’altro, in un amore che da oltre cinquant’anni non conosce praticamente crisi.

Ginko ha sempre saputo tenere fede alla propria integrità, anche se talvolta è arrivato ad allearsi con il suo acerrimo nemico. Naturalmente sono presentati anche altri personaggi che hanno saputo lasciare il segno, come la piccola Bettina e il boss criminale King, senza dimenticare l’affascinante Altea, fidanzata di Ginko.

Per immergersi ancora di più nel mondo delle oltre 800 avventure di Diabolik, il visitatore potrà interagire con l’installazione multimediale realizzata in collaborazione con GlobalMedia. Grazie a un pannello touchscreen sarà possibile scoprire il database segreto di Diabolik che racchiude tutte le copertine uscite dal 1962 fino ad oggi, sfogliando anche una selezione delle pagine più avvincenti, ricercare la propria avventura preferita attraverso l’inserimento del titolo o poter visualizzare se nella quarta di copertina, dove storicamente compaiono i protagonisti di ogni avventura, c’è un personaggio con il proprio nome.

La sezione Il mondo di Diabolik” passa in rassegna tutti gli aspetti che rendono la figura di Diabolik e le sue avventure così uniche: i rifugi, i trucchi che inventa per portare a termine un colpo, le trappole, la sua inconfondibile tuta nera, le armi e gli strumenti del mestiere, le maschere con cui lui ed Eva possono assumere le sembianze di chiunque. Non può poi mancare uno spazio speciale dedicato alla città di Clerville, uno dei luoghi immaginari più amati del mondo del fumetto dove un totem darà la possibilità ai visitatori di poter interagire con la mappa virtuale della città, e alla sua mitica Jaguar E nera con cui sparisce nel nulla dopo essere scappato per l‘ennesima volta a Ginko (in mostra alcuni modellini della macchina che svelano tutti i trucchi).

Diabolik nel corso del tempo è diventato un vero fenomeno di costume: non sono mancate le apparizioni sulla carta stampata, ma ancora più frequenti sono stati i casi in cui le avventure di Diabolik hanno preso spunto dalla realtà, spesso prendendo posizione in modo molto netto su temi scottanti, dalla mafia all’omosessualità. Non bisogna poi dimenticare la pagina uscita in occasione del referendum sul divorzio, in cui l’editore chiedeva ai lettori di votare NO all’abolizione di una legge così duramente conquistata. Una vocazione “sociale” dimostrata anche dalle tante campagne dedicate a temi delicati come l’abbandono degli animali e il doping, come racconteranno i manifesti più significativi in cui Diabolik ed Eva sono stati arruolati come testimonial.

L’avventura editoriale di Diabolik è testimoniata dall’esposizione dei vari albi nei vari formati in cui sono state pubblicate le storie, dal classico albo pocket ai volumi, strisce realizzate per i quotidiani, album di figurine e naturalmente le edizioni straniere tradotte, per esempio, in lingua Tamil o pubblicate in Bielorussia, spesso caratterizzate da curiosi cambiamenti e modifiche rispetto alle storie italiane.

Diabolik è stato uno dei primi personaggi italiani a uscire dal fumetto per entrare nel mondo della letteratura. Per l’occasione verranno ristampati i romanzi firmati da Andrea Carlo Cappi, scritti a partire dal 2002. Ma, soprattutto, il Re del Terrore è stato tra i primi character italiani a guadagnarsi uno spazio fondamentale nel mondo dei gadget: grazie agli appassionati del Diabolik Club la mostra espone decine di magliette, borse, figurine, libri, profumi, cartoline e tutto ciò che è stato prodotto con Diabolik come testimonial.

Quando un fumetto entra nel mito arriva il cinema. Diabolik è stato protagonista di un film diretto da Mario Bava nel 1968. Il film, amatissimo dai fan e ormai diventato un vero cult movie con John Phillip Law nei panni del protagonista e la bella Marisa Mell in quelli di Eva Kant, viene illustrato in mostra attraverso articoli e pubblicità che l’hanno preceduto, oltre che dalle tavole originali delle storie che hanno ispirato le sequenze su pellicola e ai manifesti originali. Sono inoltre testimoniati, con video e originali, la serie animata prodotta nel 2000 e l’attesissima serie televisiva prodotta da Sky, le cui scenografie saranno realizzate dal premio Oscar Dante Ferretti.

Non mancano poi video musicali (Beastie Boys, Tiromancino, Mesmerize), videogiochi (dai primi della Simulmondo fino al più recente The Original Sin), parodie (con Totò e Arriva Dorellik) e tanto altro raccontato in un’installazione interattiva diabolika, realizzata da GlobalMedia.

I visitatori potranno inoltre ascoltare, seduti comodamente su diabolike poltroncine, il “radiofumetto” delle avventure del Re del Terrore e scoprire la storia delle sue creatrici Angela e Luciana Giussani nel documentario Le sorelle diabolike, prodotto nel 2008.

Diabolik ha creato un genere tutto suo, con una nutrita serie di “allievi”, tutti con l’ineffabile K nel nome. A loro è dedicata una sezione della mostra dove, accanto alla cosiddetta “banda dei K”, troveranno spazio alcune delle parodie più riuscite, come lo spassoso Ratolik di Leo Ortolani e Paperinik, identità segreta di Paperino che, nelle sue prime avventure, si vendica delle angherie subite dal ricchissimo zio Paperone derubandolo.

L’ultima parte della mostra ospita tutto quello che va Oltre Diabolik, con l’esposizione di tavole in cui il personaggio è stato interpretato da grandi maestri del fumetto che non lo avevano mai disegnato, e una sezione dedicata a DK, un progetto editoriale concretizzatosi nel 2015: una “versione parallela” di Diabolik, un’alternativa al personaggio classico rivolta a un pubblico nuovo. Questa interpretazione dell’inafferrabile criminale sarà raccontata in mostra attraverso l’esposizione di alcune delle tavole più belle e delle copertine originali.

A chiudere il percorso saranno presenti in anteprima assoluta alcune pagine tratte dai prossimi numeri della serie: il modo migliore per chiudere un percorso unico che parte dall’ormai lontano 1962 e arriva fino a domani e oltre.

Grazie alla collaborazione di Pixartprinting la mostra sarà arricchita da ingrandimenti scenografici e allestimenti realizzati per l’occasione.

JoJo è fashion victim e gli otaku fashion maniac

Fin dal suo esordio Le bizzarre avventure di JoJo, considerato una assoluta pietra d’angolo del fumetto giapponese contemporaneo e al contempo uno dei suoi più clamorosi outsider, si è posto come il manifesto a caratteri cubitali degli interessi personali dell’autore Hirohiko Araki, ovvero «un amante della musica, dell’arte rinascimentale, dell’Italia, della moda, dei romanzi ottocenteschi e della letteratura in generale, della prestidigitazione, della psicologia, dell’archeologia, della storia, del cinema, del fumetto e di altra robetta», tutte passioni incastrate insieme in forme via via sempre più clamorose ed esasperate.

Hirohiko Araki e la copertina di ""Heroes"" di David Bowie.

Hirohiko Araki in posa plastica sul risvolto di copertina di Le bizzarre avventure di JoJo: è sempre stato un insopportabile fighetto, d’altronde nonostante vada per i 60 anni ne dimostra meno di 30, quindi se lo può permettere. Ma questa posa… a chi somiglia? Ovviamente a David Bowie sulla copertina dell’album “Heroes” del 1977, ennesima conferma dell’amore del fumettista per la musica rock. Fra l’altro Araki che interpreta Bowie è un cerchio che si chiude, dato che quello scatto fu realizzato proprio da un fotografo giapponese, ovvero quel Masayoshi Sukita storico collaboratore del musicista britannico.

La genialità di Araki gli ha consentito non solo di portare avanti il suo improbabile melting pot per decenni, ma persino di ricevere indietro attenzione dai suddetti ambiti. È successo ad esempio nel 2010, anno in cui il fumettista ha collaborato nientemeno che con il Museo del Louvre (privilegio che condivide solo con Enki Bilal e Jirou Taniguchi) realizzando il volume originale autoconclusivo Rohan au Louvre, in cui il protagonista si imbatte nel mistero del dipinto realizzato con la tinta nera più nera mai creata.

Ancor più significativo è però l’interesse per il mangaka dimostrato dal mondo della moda, come quando nel 2011 la rivista giapponese SPUR ha avuto l’incredibile intuizione di celebrare insieme il trentesimo anniversario d’attività di Araki e il novantesimo della casa di moda italiana Gucci, commissionando al fumettista un breve episodio a colori in cui i protagonisti si contorcono, si sciancano e si deformano ben vestiti con gli abiti della collezione A/I 2011/2012. La strana coppia Gucci & Araki funzionò così bene ed ebbe così successo che per la successiva stagione P/E 2013 fu direttamente Frida Giannini, al tempo direttrice creativa del marchio fiorentino, a chiedere al fumettista di curare le vetrine dei propri negozi, col risultato che la mente di Araki partorì immagini di cavalli radioattivi e cupole del Brunelleschi fucsia, in una tale esplosione di colori che valse l’allestimento di una mostra di tavole originali direttamente nella sede del marchio a Firenze.

Fotografie e relative illustrazioni di Hirohiko Araki di abiti di Gucci.

Due abiti della collezione Flora di Gucci (quella il cui profumo ha uno degli spot tv più belli di tutti i tempi diretto da Chris Cunningham) nell’interpretazione del fotografo e di Araki. Non è chiaro come sia umanamente possibile che Jolyne cavalchi in quelle posizioni, ma il rispetto della fisica newtoniana non è la priorità di Araki.

Quindi Araki e la moda sono strettamente collegati, e non è una novità: basta vedere come i personaggi di Le bizzarre avventure di JoJo siano ricoperti di cuori e simboli della pace, cioè esattamente i marchi iconici di Moschino, casa di moda dichiaratamente d’ispirazione al fumettista; non è una novità nemmeno che i suoi lettori sono moltissimi e quindi se ne trovano negli ambienti più disparati, redazioni di fashion magazine incluse. La novità però è che, per religiosa devozione al loro idolo, gli otaku di Araki sono diventati non solo esperti di moda, ma addirittura investigatori. D’altronde lo diceva bene un servizio sul numero 61 di Colors, la rivista di Benetton curata da Oliviero Toscani: «in Giappone l’importante non è l’oggetto della devozione, ciò che conta è la devozione stessa, lo sfogo di energie ribelli, la creazione di un santuario privato». E proprio per approfondire gli studi gnoseologici sulla loro divinità, i devoti di Araki hanno ricostruito le fonti da cui il loro demiurgo ha attinto per creare la Bibbia, aka Le bizzarre avventure di JoJo.

Tre stereotipi dell'otaku: l'utente 731 di "Train Man", Tanaka di "Otaku no video" e Kanon degli AN CAFE.

Tre varianti del perfetto stereotipo dell’otaku. A sinistra: l’utente 731 interpretato da Takayuki Yamada nel film di Train Man, insieme a Miki Nakatani nella parte di Hermès. A destra: sopra, Tanaka dal basilare OAV documentaristico, mezzo cartone animato e mezzo dal vivo, Otaku no video; sotto, il bassista Kanon della rock band visual kei AN CAFE indossa il completino sfoggiato nel videoclip-cortometraggio Kyuu. In Giappone la divisa ufficiale degli otaku è composta da bandana (su capelli abbandonati a sé stessi), camicia a quadrotti, jeans sformati, scarpe da ginnastica e zainetto, il tutto 24/7 e 365 giorni l’anno: la moda non è proprio il primo interesse dell’otaku medio.

Dalla fine dello scorso mese di aprile sono apparse su Matome, una BBS giapponese, alcune pagine in cui i fan di JoJo stanno progressivamente analizzando e sviscerando tutte le varie influenze del maestro, raccogliendo insieme e catalogando in pagine omogenee i riferimenti che utenti distinti avevano via via individuato in anni di ricerche. Anche se la maggior parte sono pagine di riferimenti musicali, più facilmente comprensibili perché Araki spesso usa veri titoli di canzoni e album o nomi di musicisti (a partire dallo stesso nome JoJo che viene da Get Back dei Beatles), la pagina più interessante è proprio quella legata alla moda: gli instancabili otaku infatti non si sono limitati a cercare su Google il nome di Enrico Pucci, ma come topi di biblioteca hanno frugato fra decenni di immagini di moda per ritrovare quelle a cui si è rifatto il fumettista. Il risultato è particolarmente impressionante perché mostra non solo che Araki possiede una cultura del fashion molto vasta nello spazio e nel tempo, ma anche e soprattutto che l’autore è riuscito a incamerare una gran quantità di spunti rielaborandoli in maniera del tutto personale, applicando pose, gesti, abiti, colori e quant’altro alle sue necessità visive e narrative, senza banalmente copiare qualcosa di bello o famoso.

Non solo Araki rielabora creativamente la fotografia di moda. Per i complessi balletti del gruppo vocale giapponese Perfume, la loro coreografa Mikiko ha dichiarato di rifarsi alle pose delle modelle nelle riviste glamour: i passi di danza delle cantanti non hanno praticamente alcuna attinenza coi testi dei brani, ma altro non sono che passaggi da una posa all’altra in una sorta di servizio fotografico cantato, come è particolarmente ben visibile nelle coreografie dei brani Natural ni koi shite e Nee (non a caso realizzati per le stagioni P/E e A/I 2010 della catena di negozi d’abbigliamento NATURAL BEAUTY BASIC) e soprattutto in Fushizen na girl (“Ragazza innaturale”, non a caso), che è fondamentalmente una serie di pose fotografiche una dietro l’altra. La cosa peraltro acquista perfettamente senso considerando che lo scopritore, produttore, paroliere e compositore unico delle Perfume è il dj Yasutaka Nakata, che ha iniziato la carriera proprio come compositore di musiche per sfilate di moda. Strike a pose!

Di seguito sono riportati solo alcuni esempi fra i più lampanti e riusciti del processo con cui Araki ha introdotto le immagini di moda nel suo paese delle meraviglie nelle quattro categorie d’uso principali, ovvero copertine di riviste, pubblicità, foto di moda e illustrazioni. Per maggiori informazioni e soprattutto per scoprire molti, molti più confronti rimandiamo alla succitata pagina su Matome, al paradiso del fandom (qualunque fandom) ovvero Tumblr, e alle molte pagine di utenti giapponesi sull’argomento.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 01: copertine di riviste di moda.

La prima tipologia di fonti di Araki riguarda le copertine delle riviste di moda che, essendo la parte della pubblicazione più esposta al pubblico, giocoforza presenta spesso immagini di forte impatto. In questo caso, a sinistra la modella Christy Turlington posa sulla copertina della rivista americana V Magazine (caratterizzata sempre dalla presenza di una enorme V a tutta grandezza con cui il fotografo deve rapportarsi), e a destra J.Lo Zeppeli si mangia le unghie sulla copertina di un capitolo della settima serie Steel Ball Run.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 02: pubblicità di moda.

Aperta la rivista, ecco che ci si imbatte nella seconda fonte iconografica di Araki: le pubblicità. È risaputo che le pubblicità di moda non sono semplici inviti all’acquisto, ma opere d’arte che esprimono la filosofia del marchio prima ancora che mostrare il prodotto, e che alcuni dei più grandi fotografi di sempre sono appunto fotografi di moda. È stato il caso dello statunitense Richard Avedon, la cui importanza e influenza nell’arte della fotografia è paragonabile all’importanza e influenza di Duchamp nelle arti visive. A sinistra: uno scatto dei primi anni ’90 di Avedon per Versace, a destra Giorno Giovanna ci dà il buongiorno.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 03: libri fotografici di moda.

La terza grande ispirazione di Araki sono i libri fotografici di moda. Data la mole di “prestiti”, Araki pare apprezzare particolarmente Men without Ties, un libro di Gianni Versace del 1995 con testi suoi e fotografie di Herb Ritts, Bruce Weber e di nuovo Richard Avedon; di quest’ultimo Araki ha rimaneggiato molte foto, come questa (a sinistra) tratta dal celebre e splendido servizio fotografico del 1993 con Stephanie Seymour e Marcus Schenkenberg in pose di danza, che diventa una presa fra J.Lo Zeppeli e Johnny Joestar sulla cover del quinto volume di Steel Ball Run (a destra).

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 03B: libri fotografici di moda.

A sinistra, un’altra foto tratta da Men without Ties, stavolta scattata da Bruce Weber, un fotografo noto come ritrattista di Madonna nei primi anni ’80 e diventato celebre per indagare spesso il tema del doppio: un tema caro anche a Hirohiko Araki, ed esplicitato nel personaggio doppio in tutto Josuke Higashikata dell’ottava serie JoJolion, il quale possiede doppie iridi, doppia lingua, persino doppi genitali e anche doppio nome dato che è lo stesso del protagonista della quarta serie Diamond Is Unbreakable (e 8 è il doppio di 4). A destra, la 15esima copertina di Diamond Is Unbreakable ribatte ancora il tema del doppio rifacendosi alla foto di Weber per illustrare il rapporto fra Stand e Portatore, con Crazy Diamond e Josuke Higashikata ricoperto di cuori e simboli della pace di Moschino.

Fonti iconografiche de "Le bizzarre avventure di JoJo" 04: illustrazioni di moda.

Infine, l’ultima grande fonte di Araki sono le illustrazioni di moda, un tipo di immagini ancora molto vivo e attivo fino agli anni ’80 e poi purtroppo caduto progressivamente parecchio in disuso negli ultimi decenni. In particolare, Araki sembra ammirare molto il portoricano naturalizzato americano Antonio Lopez, che lavorò tantissimo anche per marchi italiani come Missoni e a cui la Rizzoli ha dedicato un grande volume celebrativo nel 2012. A sinistra un doppio ritratto di Lopez del 1983, e a destra il sesto volume di Vento aureo col ritorno del doppio tema del doppio.

Pare che insomma il matrimonio fra Hirohiko Araki e il mondo della moda, specialmente quella italiana, fosse più che naturale: il fumettista si ispira continuamente alle immagini fashion, e i marchi erano da decenni alla ricerca di un nuovo illustratore dopo la dipartita di Lopez. A questo punto per chiudere il cerchio manca solo una collaborazione di Araki con le succitate Perfume, cosa peraltro per nulla improbabile dato che il trio ha già collaborato con un anime, che nel videoclip di Natural ni koi shite al minuto 2:00 le tre fanno il popolarissimo gesto di Jonathan Joestar con la mano davanti alla faccia, e che Kashiyuka (quella coi capelli lunghi) è dichiaratamente una fan persa de Le bizzarre avventure di JoJo. Araki & l’arte, Araki & la moda, e prossimamente forse Araki & la musica: la conquista del mondo continua, wryyy.

1F: Diario di Fukushima 2

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1F: Diario di Fukushima #2

Il primo capitolo di 1F: Diario di Fukushima, la storia del mangaka-operaio sotto falso nome, ci ha raccontato passo per passo l’ingresso all’interno della centrale di Fukushima Daichi distrutta dallo tsunami del 2011. Lentamente la tensione con cui è stato affrontato l’approccio a un evento tanto tragico sembra stemperarsi in questo secondo volume.

Infatti, con lo stesso realismo, la stessa attenzione ai dettagli, lo stesso disegno didascalicamente descrittivo, Kazuto Tatsuta racconta non solo (o non più) le difficoltà del lavoro nello smantellamento della centrale. Paradossalmente, nella seconda fase del suo lavoro, quando finalmente riesce a entrare nella parte più contaminata e pericolosa, la minuziosa attenzione ai dettagli viene meno. Non descrive più in maniera quasi pedante le modalità di vestizione per l’ingresso, le procedure di sicurezza, i luoghi.

Così non sentiamo quasi più la pressione per la cura e la precisione necessarie alla preparazione prima di entrare sul posto di lavoro.

Rimane sempre una radiazione di fondo, che però progressivamente sembra fare meno paura.

Così lo sguardo si allarga, prima di tutto sull’umanità e sulla vita degli operai e dei volontari, in primis il protagonista-narratore. Per cui alle attenzioni per i dosimetri si sostituiscono quelle per le persone.

Non che la parte tecnica venga trattata in modo superficiale, semplicemente è meno presente. In effetti la prima parte ci ha dato tutte le basi tecniche per affrontare il resto della narrazione (c’è anche una tirata d’orecchi ai giornalisti giapponesi che hanno parlato della sua storia senza leggerla e senza sapere bene come funziona la vita a Fukushima…). Qui si fa solo qualche richiamo, quando necessario.

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1F: Diario di Fukushima ©Kazuto Tastuta

Così questo numero è molto più ricco di interazioni interpersonali all’interno della centrale, si fa molta più attenzione al lavoro degli operai. Forse perché il procedimento è più interessante, non solo per il posto, visto che si è in uno dei punti più caldi della centrale, in cui le radiazioni sono molto maggiori, ma anche per la tecnica degli operai, che fanno lavori più diretti nella messa in sicurezza della centrale.

Inoltre ci si avventura nel territorio circostante (probabilmente perché si è passati dal 2012, a ridosso dell’incidente, al 2014, quando ricominciava nei dintorni dell’impianto una prima normalizzazione), non solo per constatare lo stato di distruzione e degrado, ma anche per sottolinearne ricchezze e bellezza.

Colpiscono alcuni passaggi quasi pubblicitari su alcuni prodotti agricoli (il Cafè au lait della Rakuo, di cui vengono mostrate addirittura le diverse confezioni a seconda delle diverse regioni del Giappone), ma in generale si sottolinea la grande varietà di prodotti caseari e ittici della zona, a testimoniare un progressivo ritorno alla normalità. Quasi a rassicurare il lettore giapponese sulla possibilità di tornare ad usarli.

Rispetto al precedente numero c’è la presenza e il dialogo con persone al di fuori della centrale e della zona di interdizione (dal locale in cui l’autore-protagonista va a suonare la chitarra, all’arrivo delle giornaliste più carine rispetto alla fase più critica). Al punto che a un certo punto quasi si perde di vista il lavoro di bonifica, che passa quasi in secondo piano. Basta comunque un disegno del paesaggio reso selvaggio dall’assenza dell’uomo, o la comparsa di un qualsiasi personaggio in tuta da lavoro e mascherina per ricordarci dove siamo.

La sensazione che si sia passati da una atmosfera di angoscia e attesa (non pessimismo, da buoni giapponesi fin da subito hanno affrontato la situazione e si sono messi al lavoro per risolverla, pur non sapendo bene cosa sarebbe successo) a un moderato ottimismo. Anche sulla salute: le preoccupazioni sembrano meno pressanti, tutto viene vissuto con una leggerezza maggiore, tra l’ineluttabile e il “non può che andare bene”. Significativo è l’ultimo capitolo in cui il nostro protagonista si sottopone alle analisi dopo aver lavorato nella zona più pericolosa della centrale. Sono ricominciate le attività normali: la ricerca di una casa, le relazioni con le persone, non solo sul lavoro, la riscoperta dei sapori e dei prodotti locali, la musica. Momenti che si intersecano con quelli all’interno dello stabile, che si diradano, ma non per questo sono meno precisi. Anzi, il passaggio a un lavoro di maggior responsabilità e per certi versi più tecnico, nella zona più colpita della struttura, fa sentire ancora di più questo stacco. E paradossalmente, rende anche più libero il resto del fumetto.

Nel precedente numero avrebbe stonato una conclusione come quella del capitolo 14:

Come dice la canzone: «Quali siano le avversità , col tempo le si ricorderà con un sorriso, inutile preoccuparsi»…

Sicuramente ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di tornare a sorridere, ma sono certo che questa sia la strada che porta al futuro!

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1F: Diario di Fukushima ©Kazuto Tatsuta

Il prequel a fumetti di WARCRAFT-L’INIZIO

Comunicato Stampa

Esce a giugno per saldaPress WARCRAFT – IL PREQUEL UFFICIALE DEL FILM

WARCRAFT_1Mercoledì 1 giugno esce nelle sale italiane Warcraft – L’inizio, uno degli adattamenti cinematografici da videogame più attesi degli ultimi anni. Warcraft è uno degli universi narrativi e dei videogiochi più popolari del mondo, con oltre 12 milioni di giocatori iscritti. Il film – prodotto da Blizzard Entertainment e Legendary, distribuito da Universal Pictures, e diretto da Duncan Jones, celebrato autore di Moon e Source Code – è ambientato nel pacifico regno di Azeroth, che si trova improvvisamente sul piede di guerra e costretto ad affrontare una terribile stirpe di invasori: i guerrieri Orchi in fuga dalla loro terra agonizzante e pronti a colonizzarne un’altra.

A inizio giugno uscirà anche il prequel a fumetti del film e i fan italiani avranno la possibilità di leggerlo in contemporanea con i lettori americani e del resto del mondo. SaldaPress, infatti, porterà in Italia il fumetto, intitolato WARCRAFT – IL PREQUEL UFFICIALE DEL FILM, proprio ai primi di giugno. Il primo albo a colori da 48 pagine (euro 3.30) uscirà a giugno in edicola e in fumetteria, mentre a luglio sarà la volta del secondo da 64 pagina (euro 4.30), completando così l’antefatto narrativo della storia raccontata nel film.

WARCRAFT – IL PREQUEL UFFICIALE DEL FILM racconta come tre dei più grandi campioni di Azeroth hanno forgiato la loro prima alleanza, in un action-fantasy che ha per protagonisti il giovane e testardo Llane, e  i valorosi Lothar e Medivh, che si imbarcano in una missione capace di forgiare il loro destino, arginando il pericolo rappresentato dai Troll. Azeroth si sta avvicinando alla sua ora più buia e ha bisogno di eroi capaci di guidare il popolo in un conflitto destinato a cambiare le sorti del loro mondo.

Il primo numero in uscita a giugno permetterà ai lettori di entrare nel mondo di WARCRAFT grazie al dinamico storytelling di Paul Cornell e ai disegni di Mat Broome.

Un’imperdibile occasione per scoprire le straordinaria avventure degli eroi di Azeroth e approfondire le vicende del film Warcraft – L’inizio.

Appuntamento a giugno in edicola e in fumetteria.

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