Monthly Archives: maggio 2016

Il McDonald’s è il nuovo posto preferito degli otaku

Il Giappone è il paese degli otaku e le aziende lo sanno bene: a partire dai diffusissimi negozietti conbini per arrivare alle capillari campagne pubblicitarie televisive, non c’è aspetto dell’arte del commercio giapponese che non sia inclinato sul versante fumetti & animazione. L’ultima azienda in ordine di tempo a essersi interessata a una campagna pubblicitaria illustrata e animata è la catena di fast-food statunitense McDonald’s, che ultimamente si trova in cattive acque.

Campagna pubblicitaria della Coca-Cola per Halloween 2015 con Kyary Pamyu Pamyu.

Kyary Pamyu Pamyu nella campagna pubblicitaria della Coca-Cola per Halloween 2015: per essere un cartone animato non le manca assolutamente niente a parte l’essere disegnata, e anche su quello ci stanno lavorando, dato che nel videoclip della canzone dello spot tv le escono gli occhi dalle orbite come a un personaggio dei Looney Tunes.

McDonald’s è presente sul territorio giapponese fin dal luglio 1971 ed è contemporaneamente amatissima e odiatissima dai nipponici. Se con i suoi 2’975 ristoranti, una media di uno ogni 40’000 persone, la grande M in Giappone è terza per diffusione mondiale dietro solo a USA e Canada (in Italia il rapporto è 1/110’000), ed è ormai così comune che nel Kansai s’è meritata il soprannome accorciativo di Makudo, è anche vero che dal luglio 1972, ovvero a un anno esatto dall’apertura del primo negozio di Ginza, gli autoctoni per protesta vararono la catena MOS Burger, che ancora oggi si pone come rivale ufficiale, dichiarato e autarchico agli invasori yankee, usando per i propri panini solo ingredienti, tecniche di cottura e nomi giapponesi.

In questa battaglia degli hamburger, mentre MOS Burger approfondisce il suo legame con agricoltori & allevatori locali e costruisce i suoi ristoranti solo con travi di legno naturale di provenienza nazionale, McDonald’s Japan ha deciso di usare la strategia opposta rendendosi sempre più pop. Per prima cosa, ovviamente ci sono gli Happy Meal (in Giappone rinominati Happy Set) collegati a ogni franchise possibile immaginabile, e in particolare ai Pokémon della Nintendo e ai videogiochi della Bandai; per esempio, durante il mese di maggio 2016 gli Happy Set erano abbinati proprio alle cardass Bandai (carte collezionabili contenenti dati in chip, bande magnetiche o QR code) di Dragon Ball Super per i maschietti e Aikatsu! per le femminucce, cardass con cui poi i bimbi possono andare a giocare proprio con specifici cabinati Bandai proprio nelle sale giochi SEGA, vicino a cui spesso c’è proprio un ristorante McDonald’s in virtù di specifici rapporti commerciali: un circolo vizioso che si chiude benissimo e al cui interno girano tanti soldi.

Fotogramma della scena del McDonald's dal film "Dark Shadows" del 2012.

Nella scena più celebre del film Dark Shadows del 2012, diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp, il vampiro Barnabas Collins scambia la grande M del McDonald’s per l’iniziale di Mefistofele: potrebbe non avere tutti i torti.

Nonostante il genio diabolico riversato nell’ideazione di nuovi stratagemmi commerciali, McDonald’s Japan è comunque piagata dal problema della ricerca di nuovo personale, fattore cruciale per la catena dato che, esattamente come Tokyo Disneyland, ha la pessima fama di pagare poco e far lavorare tanto. Il problema è alla radice del sistema lavorativo giapponese, in cui oltre ai comuni contratti a tempo determinato/indeterminato e full time/part time, esiste una forma di assunzione nota come arubaito che corrisponde in tutto e per tutto a un lavoro a nero legalizzato, poiché non esistono tutele sindacali, orari fissi, ferie, salari minimi, scatti di carriera, assistenza sanitaria, tasse da pagare da parte del datore di lavoro né contributi da versare per il lavoratore (che quindi non matura la pensione); l’unica differenza con il nero è che si firma un “contrattino” dov’è specificata la paga oraria, per il resto il datore può manipolare il lavoratore come vuole finanche a licenziarlo seduta stante, e il lavoratore può andarsene altrettanto seduta stante se non è più a suo agio. Di conseguenza, nonostante la grande quantità di possibilità lavorative e la facilità di assunzione, il sistema dell’arubaito comporta che le grandi catene, quelle in cui si lavora molto, tendono a essere sempre a corto di personale perché i lavoratori, dopo esserci cascati una volta, preferiscono cercare posti meno stressanti. Questo vuol dire che McDonald’s Japan paradossalmente deve impegnare più risorse per cercare personale che non per cercare clienti, e nel tentativo di arginare questo problema enorme la catena ha ideato uno stratagemma semplicissimo: convincere i bambini a diventare clienti e tutti gli altri a diventare lavoratori.

In questo recente spot tv c’è la famiglia del Mulino Bianco che va da McDonald’s, la bimba ordina dei McNuggets e alla domanda della commessa «Quanti ne vuoi?», che in giapponese è omofona di «Quanti anni hai?», la bimba risponde «Quattro anni»! Ne conseguono infiniti awww da parte delle mamme, che dopo la visione dello spot diventano disponibilissime ad accompagnare i figli nel tempio del junk food.

Oltre alle sponsorizzazioni e collaborazioni esterne per un pubblico di bambini amanti dei videogiochi, la catena di fast-food ha infatti deciso di realizzare in proprio un prodotto che potesse attirare anche il target di adolescenti e adulti per poterli arruolare come lavoratori, e per farlo ha messo insieme i rispettivi interessi delle due fasce d’età con l’equazione (anime + idol) × campanilismo = ¥¥¥. Equazione che riporta perfettamente. McDonald’s Japan ha infatti commissionato allo Studio Colorido, un giovane studio di animazione con un giovane staff di animatori, una campagna pubblicitaria per la ricerca di nuovo personale composta da pubblicità cartacea, poster da affiggere nei negozi e spot virali da diffondere sul web.

Poster promozionale della campagna assunzioni 2016 di McDonald's Japan.

Il poster realizzato dallo Studio Colorido e appeso in tutti i ristoranti McDonald’s giapponesi per invitare una fetta di pubblico quanto più ampia possibile a venire a lavorare da loro: in alto c’è scritto «Diventiamo crew». Qui sono presenti le cinque categorie principali ricercate, ovvero (dall’alto a sinistra): gli studenti delle superiori, gli studenti universitari, i freeter (un eufemismo per chiamare i lavoratori occasionali e disoccupati di fatto, leggermente diverso dai NEET che sono disoccupati totali), le casalinghe (o i casalinghi, come specificato fra parentesi), e infine i senior ovvero gli anziani, una categoria di persone che in Giappone non raramente è costretta a lavorare anche in età avanzata perché le pensioni sono miserabili e devono arrotondare in qualche modo. I poster dei cinque personaggi sono affissi anche singolarmente insieme ad altre categorie, tipo coloro hanno già un altro arubaito, oppure gli stranieri: poiché in Giappone far lavorare uno straniero è molto complicato per le aziende, perché devono sobbarcarsi le pratiche per il permesso di soggiorno e comunicare all’Ufficio Immigrazione il motivo esplicito per cui vogliono assumere proprio uno straniero invece di un giapponese (razzismo, anyone?), molte aziende desistono; se McDonald’s Japan si sorbisce anche questo fastidio burocratico vuol dire che è davvero con l’acqua alla gola.

Non è la prima volta che lo Studio Colorido accetta una commissione commerciale, dato che l’anno scorso si è fatto conoscere proprio per i graziosi e riusciti spot tv del videogame per smartphone Puzzle & Dragons diretti da Youjirou Arai, e che precedentemente aveva lavorato a svariati progetti sempre per conto terzi. Fondato nel 2011, lo studio è finalmente approdato al primo lavoro originale, completo e autoprodotto Il tifone Noruda nel 2015, che ha mostrato come in soli quattro anni di lavoro gli animatori avevano già sviluppato uno stile ben definito e riconoscibile, con disegni morbidi palesemente debitori dello Studio Ghibli, ma personalizzati da una colorazione gentile dalle tinte aquerellate, grande presenza di luce bianca e totale assenza del colore nero puro, sostituito da tinte scurissime blu o marroni o grigie, ma mai completamente nere.

Trailer per due lavori realizzati nel 2013 dallo Studio Colorido per un produttore esterno: il primo Shashinkan (“Lo studio fotografico”) chiaramente debitore di Isao Takahata, e il secondo Hinata no aoshigure (“Pioggia col sole”, ma contiene dei giochi di parole) chiaramente debitore di Hayao Miyazaki.

Anche in questo caso lo spot animato è una mini-storia: una ragazza delle superiori viene introdotta a lavorare da McDonald’s da una studentessa universitaria, la quale diventerà la sua senpai e lascerà il lavoro, così che poi la ragazza delle superiori diventerà a sua volta la senpai di un’altra ragazza e la storia si ripete. Il McDonald’s è mostrato come il posto più bello della Terra, dove i dipendenti sono professionali sul lavoro e poi teneroni al party d’addio della collega: tutto meraviglioso. Sarebbe stato semplicemente uno spot animato, se non fosse stato inserito un altro elemento particolarmente forte: le idol, che tirano più di un carro di buoi. Per il doppiaggio dello spot, McDonald’s Japan è andata a colpo sicuro ingaggiando il celebre gruppo canterino AKB48, composto da una marea di ragazzine con un enorme seguito di fan pronti a gettarsi col loro corpo sulle pozzanghere pur di non far sporcare le scarpette alle loro beniamine, e quindi tanto più disposti a lavorare da McDonald’s se gli viene chiesto con voce gentile come accade alla fine dello spot. Dato che le voci recitanti sono solo due, si potevano scegliere i due membri più popolari del gruppo e assegnare a loro le parti, ma poiché le AKB48 sono in tutto quasi un centinaio e poiché ogni fan ha la sua preferita, la mente machiavellica dei giapponesi ha moltiplicato il già alto potenziale della combo anime + idol aggiungendo un elemento amato dai giapponesi quanto se non più degli italiani: il campanilismo. All’interno del gruppo di idol sono state selezionate nove ragazze in rappresentanza delle loro rispettive aree di provenienza, ovvero le otto regioni del Giappone più la zona di Kyoto tradizionalmente considerata socialmente, culturalmente ed economicamente una realtà a sé stante, un po’ come Napoli in Italia. Ecco quindi che le otto ragazze di Hokkaidou, Touhoku, Kantou, Chuubu, Kansai, Chuugoku, Shikoku e Kyuushuu doppiano la ragazzina delle superiori con il loro dialetto tradizionale in otto distinte versioni dello spot, e la ragazza di Kyoto doppia la studentessa universitaria in dialetto di Kyoto nella nona e ultima versione. È un successone: in un mese le otto versioni locali ricevono una media di 25’000 visualizzazioni, e supera il milione la versione standard, il tutto senza alcuna promozione esterna o passaggio televisivo.

Lo spot in versione standard della campagna assunzioni 2016 di McDonald’s Japan, dove con “standard” si intende la versione del Kantou, cioè nel dialetto di Tokyo, in quanto in realtà non esiste una vera e propria “lingua giapponese ufficiale” confermata dall’equivalente nipponico dell’Accademia della Crusca (fatti salvi i registri tecnici e formali), e si considera generalmente come “lingua giapponese standard” il dialetto di Tokyo. La cosa dipende dal fatto che oltre 30 milioni di persone abitano nel Kantou, cioè un quarto dell’intera popolazione giapponese, e anche chi non ci abita ci si reca ogni tanto perché ci sono concentrati tutti gli uffici, i divertimenti e i servizi del paese. È come se in Italia 15 milioni di persone abitassero tutte concentrate a Roma dentro il GRA e gli altri 45 comunque ci andassero spesso per lavoro o altro: ovviamente il dialetto romano spadroneggerebbe incontrastabile su tutti gli altri e si imporrebbe come lingua, ed è esattamente quello che succede in Giappone.

Per vedere se l’iniziativa di McDonald’s Japan e dei suoi pubblicitari ha avuto successo bisognerà aspettare le statistiche dell’anno prossimo e vedere se il numero dei ristoranti e degli impiegati sarà in aumento o in calo. Nel frattempo, però, sull’Internet giapponese sono partiti i commenti acidi, perché sulle BBS tipo 2channel o Matome i giapponesi si svestono completamente della loro celebre cortesia e si rivelano estremamente diretti o peggio; l’anno scorso sono addirittura partite delle indagini ufficiali sul servizio di chat LINE perché la sua diffusione fra i minorenni fece schizzare alle stelle i già numerosissimi casi di bullismo, violenza psicologica e suicidio giovanile che tormentano il Giappone. I commenti più gettonati sono stati:

Se il McDonald’s è davvero un posto così meraviglioso come viene rappresentato, allora perché la senpai lascia il lavoro?

Come mai la senpai si dimette? Forse perché nel frattempo si è laureata e quindi finalmente può trovarsi un lavoro migliore che friggere patatine? O, peggio ancora, forse perché si sposa e/o è rimasta incinta e McDonald’s Japan non offre il congedo di maternità?

Ma il più comune e al contempo più cattivo è:

Ma le AKB48 hanno mai lavorato al McDonald’s?

Il gruppo musicale femminile giapponese AKB48.

Gotta catch ‘em all!

In pratica alla fine haters gonna hate, come si suol dire. Nel frattempo McDonald’s Japan si trova in una grottesca situazione di crisi non perché non ha abbastanza gente davanti al bancone, ma dietro: viene quasi voglia di non andarci più per non soffocare di lavoro i dipendenti, le coronarie intasate di colesterolo ringrazieranno sicuramente.

Khame grathe, Varliedàrto! I primi tre anni di Dragonero

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Dragonero © Sergio Bonelli Editore

Nell’anno in cui i lettori bonelliani celebrano le nozze d’argento con Nathan Never, di cui ricordo le splendide pubblicità degli esordi, e di cui il nostro sito ha parlato qualche giorno fa, questo mese c’è un’altra piccola ricorrenza: i tre anni della serie Dragonero, in edicola con il numero 36, Le lame nere. In Italia un classico fumetto fantasy, con draghi, orchi, elfi, pubblicato in serie e su larga scala, non esisteva. Dopo il romanzo di apertura, pubblicato nove anni fa, e più recentemente edito in versione completamente a colori e cartonata, nel giugno 2013 ha esordito la serie.

In realtà, la creatura di Luca Enoch e Stefano Vietti mi ha interessato fin dall’inizio (anche se mi sono perso la versione originale del romanzo, ahimè…) e ho atteso la sua uscita: mi incuriosiva molto un fumetto italiano con un intero mondo, delle lingue, il background tipico dei mondi fantasy da Il Signore degli Anelli in poi.

In effetti in Dragonero si mescolano in modo accattivante le caratteristiche dei mondi fantasy che hanno maggiormente segnato le generazioni dei lettori e dei giocatori di ruolo degli anni ’80-’90 e seguenti. I detrattori del genere hanno sottolineato immediatamente una presunta “poca fantasia” nella serie, una considerazione che mi trova in completo disaccordo. È vero: è possibile trovare nelle storie di Vietti ed Enoch dei debiti nei confronti di Tolkien, come ad esempio la molteplicità delle razze, e nelle ambientazioni di diversi Giochi di Ruolo. Di uno di questi, Warhammer, che ho lungamente frequentato negli anni di università, ho ritrovato l’Impero, la caotica dimensione parallela e anche una certa iconografia e simbolismo. Anche il più recente A Song of Ice and Fire, più noto in Italia come il Trono di Spade, può far pensare alla geografia dell’Erondar.

© Sergio Bonelli Editore

La mappa di Erondar – Dragonero © Sergio Bonelli Editore

D’altra parte non mancano aspetti interessanti del fumetto Bonelli: l’episodicità delle storie inserita nella serialità (che qualcuno bravo chiamerebbe continuity), con un contesto che si svela numero dopo numero, in cui ciascun episodio lascia spesso più domande rispetto alle risposte che fornisce. Così il lettore aspetta sempre che qualche nodo venga al pettine, trovandosi però in trasparenza altre trame non risolte…

La struttura, anche dei personaggi, ha dei punti di contatto con i personaggi più noti. Come Tex, il nostro Varliedàrto rappresenta la legge, ma ha le mani libere (è nell’esercito imperiale, ma come scout, e non più come ufficiale) e si fa accompagnare dai suoi pard, che coniugano le caratteristiche personali con la razza cui appartengono; come Nathan Never ha un’onta nel passato che ha lavato, ma lo perseguita; come Dylan Dog ha una specie di quinto senso e mezzo e un passato che preferisce tenere nascosto.Dragonero_3

Queste influenze, o ispirazioni, comunque, non hanno assolutamente portato a un appiattimento della serie sugli stereotipi del fantasy.

In questi tre anni, partendo dal mix descritto, che era una splendida base di partenza, il personaggio è cresciuto, come in realtà spesso accade ai protagonisti dei fumetti. I personaggi, infatti, come ama dire Giancarlo Berardi, acquistano una vita propria ed evolvono, spesso malgrado le idee iniziali del loro creatore. Qui mi sembra di poter dire lo stesso non solo di Ian Aranill, ma anche del mondo che lo circonda. Esso infatti assume non solo una geografia sempre più definita, ma ha una crescente connotazione politica e sociale. La trama infatti si è arricchita dei sotterfugi e dei giochi di potere nella capitale dell’Impero e tra le famiglie che controllano i territori al suo interno e vicino ai confini. Il mondo si è allargato, portandoci a conoscere sempre nuove creature e razze, e mostrando come gli uomini si sono adattati ad ogni ambiente e rapportati con ognuna di queste.

Il fumetto quindi si è finora rivelato godibile, numero dopo numero, e, pur mantenendo gli stilemi del prodotto bonelliano e quelli del fantasy, è interessante ed originale. Anzi, mi sembra di poter dire che sta andando in crescendo. Partendo dalle tessere iniziali, dalle intuizioni del romanzo, dalle influenze e dalle ispirazioni, è diventato un mosaico, nel quale sembra progressivamente trapelare un disegno, che si arricchisce di elementi vecchi e nuovi. Il passato remoto e recente dei protagonisti si incrocia con nuove situazioni e personaggi, grazie anche all’ambientazione che asseconda tutte le fantasie degli autori.

Aspettiamo quindi di vedere come andranno avanti le trame già fitte, quali nuove avventure aspettano Ian, Gmor, Sera, Myrva, Alben e tutti i comprimari incontrati finora.

Nel frattempo, dal punto di vista editoriale Dragonero ha già incontrato qualche “pezzo da novanta” bonelliano, ha già due speciali, un Magazine e sono stati pubblicati anche due romanzi “canonici” (ovvero senza disegni): La maledizione di Thule e Il risveglio del potente.

Infine, al di fuori dei prodotti strettamente cartacei, la Wyrd ha dato origine a un Gioco di Ruolo e la RAI sta producendo una serie a cartoni animati.

Khame Adverte!

[ANTEPRIMA ESCLUSIVA DF] The Shadow Planet – Il trailer live action

Cos’è The Shadow Planet?
«Un film diretto da John Carpenter e scritto da Dan O’Bannon, da un racconto di H.P. Lovecraft» e tante altre cose… così ci raccontavano i fratelli Blasteroid in una intervista di qualche tempo fa.

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Oggi ne sappiamo un po’ di più: si tratta di un fumetto di fantascienza retrò attualmente in fase di raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfounding di Indiegogo.
Noi di Dimensione Fumetto dovremmo essere (o almeno sembrare) imparziali e analitici senza mostrare smaccate preferenze ma in realtà siamo gente che non è che ce ne freghi poi tanto di ‘ste cose qui per cui diciamo subito che The Shadow Planet è un fumetto bellissimo a livelli che non potete non averlo (ergo finanziarlo). Sì non è ancora uscito, sì non l’abbiamo letto ma mi pare chiaro che non è questo il momento delle analisi e delle recensioni (e neanche della grammatica canonica a voler leggere bene quello che ho scritto sopra). Questo è il momento dell’entusiasmo!

The Shadow Planet

Anche perché al sottostante trailer live action hanno lavorato tre dei soci e membri dell’Associazione Culturale Dimensione Fumetto: il regista Matteo “Lier” Lelli (che ha già al suo attivo ben due film se mai si deciderà di montarli), il direttore della fotografia Federico “Olè” Cortesi uno dei due attori (nonché musicista di un certo livello) Enrico Farnedi.
Matteo e Federico sono anche fondatori e membri del fantomatico “Collettivo Barbanauti” le cui origini e finalità sono ancora avvolte nel mistero.

Cosa nasconde il misterioso pozzo dei sacrifici?

Cosa nasconde il misterioso pozzo dei sacrifici?

Guardatevi il fantastico trailer in assoluta anteprima per Dimensione Fumetto!

I Fratelli Blasteroid presentano: il più terrificante horror di retro-fantascienza mai realizzato a fumetti!
Sostenete la campagna Indiegogo!

THE SHADOW PLANET è il quarto progetto, dopo il successo di “Rim City”, “Quebrada – Seconda caduta” e di “Zeroi”, dell’etichetta indipendente RADIUM.

Un film a fumetti di 80 pagine a colori, formato comic book, per rivivere il brivido dell’orrore cosmico creato da H.P. Lovecraft in un’ambientazione di retro-fantascienza alla “Pianeta Proibito”. Razzi, bulloni, scafandri spaziali e pianeti alieni non sono mai stati più spaventosi… e sexy!

Regia: Matteo Lier Lelli
Script: Marco Bacchi
Fotografia: Federico Cortesi
Foto di scena: René Ruisi
Produttore Esecutivo: Gianluca Pagliarani
Assistente sul Set: Chiara Benzi
Musica: Elio Donatelli
Astronauta #1: Norma Amitrano
Astronauta #2: Enrico Farnedi

 

RW-LION : UN’ESTATE DA LEONI…

Comunicato Stampa

LION COMICS: UN’ESTATE DA LEONI CON DC COMICS E VERTIGO

Mentre il cantiere editoriale per l’imminente rinascita è in fermento e sempre più trepidante è l’attesa di leggere le prime storie targate Rebirth in uscita a giugno negli States, in Italia siamo arrivati all’ultimo step del ciclo New52 che si concluderà a dicembre.

Come vi avevamo precedentemente annunciato, tra luglio e agosto su tutti i mensili di Batman e Superman esploderanno Robin War e Alba Selvaggia, i due crossover dedicati rispettivamente alla Bat-Family e alla Super-Family che renderanno roventi le vacanze anche per chi non andrà in spiaggia.

Quest’anno i riflettori del mondo del fumetto sono però tutti puntati sul Pipistrello di Gotham, principalmente a causa delle due miniserie Il Cavaliere Oscuro III – Razza Suprema e Batman Europa: la prima ha visto il ritorno di Frank Miller alla sua creatura prediletta, mentre la seconda è un importante evento per il fumetto italiano trattandosi di una miniserie orchestrata e diretta da Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli. Il 26 settembre ci aspetta poi l’atteso Batman Day, giornata festeggiata in tutto il mondo con eventi, parate e presentazioni in omaggio al Cavaliere Oscuro. Anche quest’anno per l’occasione pubblicheremo un albo celebrativo, il Batman Day Special nel quale recupereremo Batman Annual 4. La storia di James T Tynion IV splendidamente illustrata da Roge Antonio affronta in maniera inedita il dualismo tra Bruce Wayne e Batman, tra l’uomo e il pipistrello, tra la persona e la maschera.

Il Batman Day non sarà l’unica celebrazione del 2016. Oltre al traguardo del cinquantesimo numero per il mensile dei Giovani Titani, che festeggeremo con una variant cover d’eccezione disegnata dall’italianissimo Giuseppe Camuncoli, ci aspettano diversi anniversari per celebrare i 75 anni di vita editoriale di alcuni amatissimi eroi. Cominciamo a settembre con Flash/Wonder Woman 35: pur non dimostrandoli per niente, la Principessa Amazzone compirà infatti settantacinque anni di onorata carriera nel mondo del fumetto. Seguiranno a ottobre l’anniversario di Freccia Verde e a novembre quello di Aquaman. Come da tradizione consolidata, accanto all’usuale edizione regular questi albi avranno anche una versione jumbo, impreziosita da una cover variant e da un inserto extra che pubblicherà le prime storie dei personaggi datate 1941. Settembre sarà un mese particolarmente felice per i seguaci di Diana, visto che in occasione dell’anniversario esordirà in libreria e in fumetteria l’atteso Wonder Woman: Terra Uno, scritto da Grant Morrison e disegnato da Yanick Paquette. Per il concept di questa rivisitazione multiversale, lo scrittore scozzese si è ispirato direttamente alle prime storie di William Moulton Marston, attingendo a piene mani all’ideologia di emancipazione femminista di cui erano impregnate.

Altro importante evento (che potremmo definire filologico) per la DC Comics in Italia è la conclusione della ristampa in Essential di Justice League International con il dissacrante e agrodolce volume decimo, che recupererà chicche inedite e ricercate come la miniserie Formerly known as the Justice League. Per il momento non possiamo ancora rivelare cosa pubblicheremo successivamente sulla collana di Essential, ma possiamo anticiparvi che stiamo pensando di spostarci in una dissestata metropoli. La JLA di DeMatteis e Giffen non sarà l’unico ciclo importante a raggiungere il suo epilogo: sempre a settembre si concluderà con l’undicesimo volume Shade L’Uomo Cangiante di Peter Milligan e con il quinto volume la strepitosa run di Jamie Delano su Animal Man. Fortunatamente gli afecionados di Buddy Baker non resteranno a lungo a digiuno visto che a gran richiesta seguirà il ciclo meta-fumettistico di Grant Morrison.

Sul fronte VERTIGO non ci limiteremo solo a ristampe di pietre miliari come Y L’Ultimo Uomo e Scalped. Tra le novità più fresche arriva Effigy, miniserie scritta da Tim Seeley che si propone come un intrigante e raffinato thriller ambientato nello spietato mondo dello star system hollywoodiano. Vogliamo poi riservare una menzione speciale a The Twilight Children di Gilbert Hernandez, ultima opera disegnata dal compianto Darwyn Cooke che ci ha da poco lasciati, creando un vuoto incolmabile nel mondo della letteratura disegnata. Se l’opera era già di per sé un piccolo gioiello che coniugava lo stile raffinato dell’artista di The New Frontier alla prosa del geniale scrittore di Love & Rockets, la pubblicazione in Italia di questa miniserie diventa l’occasione per salutare questo artista dal tratto magnetico e unico, che riusciva ad essere allo stesso tempo classico e moderno.

Concludiamo poi col botto, annunciando una serie che ci avete chiesto e strarichiesto! Con l’imminente conclusione della riedizione di Top 10 per la collana deluxe, è arrivato il momento di proporre un altro fondamentale titolo dell’etichetta ABC: dopo anni di assenza dalle librerie tornerà Promethea di Alan Moore e J.H. Williams III, probabilmente una delle serie più immaginifiche e narrativamente dense scritte dal Bardo di Northampton, che esplora il rapporto simbolico tra imago e magia, portando il linguaggio fumettistico su vette artistiche mai toccate prima.

Il primo crossover di INVINCIBLE

Comunicato Stampa

Arriva in edicola e in fumetteria il numero 29 della serie supereroistica scritta Robert Kirkman

Invincible_029_coverInvincible, la serie supereroistica scritta da Robert Kirkman e disegnata da Ryan Ottley, continua a stupire e ad accogliere a bordo sempre nuovi lettori. Un successo che permette a saldaPress di portare in edicola e in fumetteria in questi giorni un numero molto speciale dell’edizione da edicola della serie.

Stiamo parlando del numero 29, interamente dedicato a un evento elettrizzante: il primo crossover di Invincible. A incrociarsi saranno la serie principale e quella dedicata a Lo stupefacente Wolf-Man: la tormentata vicenda che ha per protagonista Gary Hampton si intreccia con le avventure che hanno per protagonista Mark Grayson, dando vita a scintille e sorprese.

Dopo aver sistemato una faccenda che tocca da vicino una persona a cui vuole molto bene e aver intercettato una misteriosa minaccia senza nome, Mark dovrà vedersela proprio con Wolf-Man, uno dei più iconici eroi del suo Universo. Wolf-Man rappresenta una minaccia, almeno secondo Cecil Stedman, e qualcuno deve occuparsi di toglierlo dalla circolazione. Ma la storia di Gary è molto più complicata di quel che sembra e ciò che è accaduto a sua moglie non dipende da lui. I lettori lo sanno, ma riuscirà a scoprirlo anche chi gli dà la caccia?

Il numero 29 di Invincible è disponbile in edicola, in fumetteria e nello shop online del sito saldapress.com.

Follia ed entusiasmo alla Fiera del Libro – il laboratorio di Fumetto

Non a tutti interesserà leggere questa storia, perché è un resoconto molto personale di come io stessa e Dimensione Fumetto siamo finiti a tenere un laboratorio alla Fiera del Libro per ragazzi di Folignano.

Però è una bella storia, quindi leggetela lo stesso…

Locandina ufficiale della 22a Fiera del Libro per Ragazzi di Folignano

Locandina ufficiale della 22a Fiera del Libro per Ragazzi di Folignano

Tutto inizia con una giovane ventenne bionda piena di energia e di entusiasmo, dal nome letterario di Beatrice, che mi contatta per dirmi che le piacciono i miei disegni e che vorrebbe proporre una mia mostra alla 22^ edizione della Fiera. Potevo dire di no? Un imperativo della mia esistenza attuale è non dire mai di no alle cose folli: è così che l’avventura inizia.

E l’avventura con Dimensione Fumetto è iniziata sedici anni fa, anche se in modo diverso, e insieme ne abbiamo fatte tante: dunque, se una mia mostra ha senso, ha senso che io proponga alla Commissione organizzatrice di fare una lezione/laboratorio sul fumetto. Fin qui tutto logico.

Finché poi non scopro, praticamente per caso, che a questa lezione si sono iscritti ben quarantaquattro (44!) bambini, di elementari e medie, e che io dovrò provare a far capire loro cos’è un fumetto e come ci parla il suo linguaggio. Ecco. All’incirca la mia idea di Inferno. Parlare ad adolescenti è già più semplice, l’argomento non è così diretto e elementare! Eppure… Qurantaquattro bambini hanno risposto alla chiamata del titolo dell’incontro, Storie di mano e matita. Quarantaquattro anime innocenti hanno pensato che questo laboratorio sarebbe stato divertente, che avrebbero imparato qualcosa, magari qualcuno avrà anche detto “Figo!”. Ed ecco, questa è abbastanza l’idea della Felicità per chi, come noi, ama i fumetti.

Così finalmente, tra viaggi all’ARF!, studio, preparazione di Concorsi, è arrivato il fatidico pomeriggio del laboratorio, con in mio possesso soltanto un foglietto di appunti, rimasto nello zaino, e un sorriso di aspettativa e timore.

Classe al completo! Laboratorio di Fumetto per la Fiera del Libro di Folignano

Classe al completo! Laboratorio di Fumetto per la Fiera del Libro di Folignano

Quando arrivano i bambini il timore scompare: grandi occhi, sorrisi furbi, sguardi timidi, lentiggini e risate, curiosità e fiducia. Soprattutto fiducia…

E la lezione inizia con: – Io sono Silvia, e quei disegni lì li ho fatti io!

– Nooo, che brava! Che belliii!

– Ma mi piacciono tanto anche i fumetti! Chi mi sa dire cos’è un fumetto?

(Tante tante mani alzate, chi me lo urla: – Sono disegni dove le persone parlano con le vignette! Chi mi chiama vicino perché è timido, ma la sua risposta la vuole dare, sussurrata: – È un disegno dove ci sono le parole).

Disegniamo Topolino, solo con linee curve! Laboratorio di Fumetto di Folignano

Disegniamo Topolino, solo con linee curve! Laboratorio di Fumetto di Folignano

E da quel momento, nonostante le urla dei più vivaci, gli scontri interni tra amici e avversari di vecchia data, l’impossibilità di far sentire la mia voce, i rimproveri di Beatrice e un grande, grande, entusiasmo generale, la lezione è partita: tutte le linee tonde che formano la facciona di Topolino (grande successo) ci parlano di un personaggio buono e buffo (- Come Doraemon?), mentre le linee dure e spezzate che servono per disegnare Goku ci parlano di un personaggio potente (-Ah ecco, è Dragonball, no Goku). E tutti, dai sei anni in su, che hanno tentato di venirmi dietro e capire quello che cercavo di dire, anche se a una piccola il disegno del Sayan proprio non veniva bene e ci ha pianto su tante lacrime (unico serio dramma del pomeriggio, a parte un bimbo che ha deciso che non voleva disegnare affatto ed è rimasto silenzioso osservatore per due ore, e un altro che ha abbandonato il gruppo di amici che lo chiamavano “ciccione” e ha continuato a disegnare serpi tra un personaggio e l’altro).

– Dai piccola, non piangere che adesso disegniamo Elsa di Frozen!

E lei piangendo ancora più tristemente:  – A me non piacciono le principesse…

Ma poi la differenza del disegno del viso delle sue sorelle (tutto nelle sopracciglia e nei capelli, che ci indicano quale delle due è quella pericolosa e chi quella buona) ha avuto il suo discreto successo, perché anche per i maschi mettersi alla prova con qualcosa che non si disegna mai (manco morti) può diventare appassionante.

Il piccolo D. lascia i suoi fogli per terra e disegna per tutti il logo di Superman!

Il piccolo D. lascia i suoi fogli per terra e disegna per tutti il logo di Superman!

Unico magico momento di silenzio, è stato quando abbiamo provato a disegnare il corpo umano partendo dal manichino, con l’onore riservatomi dal piccolo D., il bambino più dolce del mondo, di disegnare davanti ai miei piedi perché da lontano non vedeva e non mi sentiva.

E infine, (dopo la merenda) tutti intorno a me a chiedermi il loro ritratto, o un disegno (grande stima per la ragazzina che mi ha detto -Mi fai Batman? Magari anche Superman perché ancora non so chi preferisco), ma il tempo era quasi finito e tanti sono stati portati via dagli impegni dei loro genitori, mentre per fortuna altri hanno potuto aspettare e io mi sono sentita così tanto la Zerocalcare “di no’ artri”, con tutti intorno a me in attesa, che mi facevano quei complimenti sinceri che solo i bambini sanno fare, che mi mostravano i loro sguardi limpidi e aperti, contenti di andar via con un foglio scarabocchiato a matita e un fumetto offerto da DF.

A tutti quelli che non hanno potuto attendere: ci rivedremo.

A tutti tutti tutti: che bello! Non mi aspettavo di divertirmi tanto! Come faccio a ringraziarvi?

Una delle avventure più emozionanti della mia vita. Grazie al Comune di Folignano, a Beatrice, a Dimensione Fumetto, a chi mi ha aiutato e ai quaranta (alla fine non quarantaquattro) bambini che sono stati lì: spero vi siate divertiti quanto me.

 

“Da Beta a Orfani” con Luca Vanzella e Luca Genovese

Luchi

Luca Vanzella e Luca Genovese

Dimensione Fumetto organizza un evento da non perdere per gli appassionati di Fantascienza ma non solo.

Sabato 4 Giugno, nella Sala dei Savi, nel Palazzo dei Capitani, in Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno, alle ore 17.30, Luca Vanzella e Luca Genovese (qui potete leggere la loro biografia) saranno gli ospiti d’eccezione dell’incontro dal titolo: “Da Beta a Orfani – La fantascienza nel Fumetto”.

Orfani-Beta-Vanzella-Genovese

Il duo di creativi, collaboratori per case editrici come Bonelli (Dylan Dog, Orfani), Eura Editoriale (Long Wei), Bao Publishing (BETA) e Renbooks (Aleagio! Tutte le avventure di Aleagio Vaccarezza), si racconteranno agli intervenuti, discuteranno con il pubblico del fumetto italiano e di come è cambiato l’approccio di autori ed editori nei riguardi di un genere che da sempre appassiona e fa volare la fantasia: la Fantascienza.

Seguirà il consueto spazio dedicato ai fan e ai giovani autori, in stile Dimensione Fumetto, con revisione dei portfolio e sketches con dediche.

L’animazione dipinta – Il nuovo saggio Tunué

Comunicato Stampa

animazione_dipinta_È L’animazione dipinta il nuovo e ultimo saggio Tunué, firmato da Priscilla Mancini per la collana Lapilli, un’opera che contribuisce a costruire, dal nulla, un vero e proprio nuovo campo di studio. Un settore che può essere etichettato “la corrente neopittorica del cartoon italiano”, ed è composto da una serie di autori completamente indipendenti che, più o meno consapevolmente, hanno mostrato la capacità di creare una linea artistica condivisa, alternativa. Una linea in grado di ritagliarsi uno spazio che Priscilla Mancini prova a restituirgli in toto, facendo luce proprio sui tratti comuni di molte opere e sulla loro capacità di creare un’attività produttiva con voce forte partendo da zero.

Da Massi a Toccafondo passando per Guidi, Chiesa, Pierri, Ottoni, Ferrara e molti altri, l’autrice evidenzia proprio quella curiosa peculiarità di agire separatamente eppure presentare un risultato comune, quella sorta di “mimetizzazione” che conduce a opere con una base di partenza speculare; lo fa sfruttando docenti e personalità che studiano la questione da decenni, e facendo ricorso a un larghissimo apparato di note e interviste. Tutti elementi che contribuiscono a delineare i tratti di un’altra opera scrupolosa della saggistica Tunué; un testo mai banale e davvero indispensabile per ogni appassionato di arte, nuovi linguaggi e animazione.

DARWIN produzione originale Verticomics

Comunicato Stampa

Darwin1_coverRoma, maggio 2016VERTICOMICS è lieta di annunciare l’arrivo di una nuova produzione originale a fumetti: Darwin, scritta da Giulio Antonio Gualtieri (Dylan Dog, Dampyr), disegnata da Alessio Moroni per i colori di Alessandra Rostagnotto e arricchita dalle copertine di Simone di Meo. La serie sarà disponibile solo sull’app VERTICOMICS – il fumetto del giorno dal 26 maggio, ogni giovedì, per cinque settimane, al costo di € 0,99. Darwin rappresenta ancora un passo avanti per la start-up romana che si afferma nel mercato digitale di fumetti come editore e distributore.

Ci sono un Neanderthal, un Floresiensis e un Sapiens. E no, non è una barzelletta preistorica. È la storia delle nostre origini, di come abbiamo massacrato tutti gli altri ominidi per goderci il pianeta Terra da soli. L’alba dell’uomo è stata scritta con un inchiostro rosso sangue…

Non siamo sempre stati da soli. Molti, moltissimi anni fa, sulla terra camminavano diverse specie di uomini. Ma chi, fra loro, poteva dirsi veramente umano?

Darwin debutta nella collana Seasons di VERTICOMICS che comprende Elvis, altra produzione originale firmata da Michele Monteleone (Dylan Dog, Orfani) e Mattia De Meo , e che accoglierà la già annunciata Universo A1, serie che verrà pubblicata prima da Verticomics in digitale e poi da Bao Publishing per l’edizione cartacea.

DOVE TROVARE VERTICOMICS

Play Market: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.VERTICOMICS.app

iTunes: https://itunes.apple.com/it/app/VERTICOMICS-fumetto-del-giorno/id989896754

Sito web: http://VERTICOMICS.com/

Facebook: https://www.facebook.com/VERTICOMICS
Twitter: https://twitter.com/VERTICOMICS
Instagram: https://instagram.com/VERTICOMICS/

Sito web: http://www.verticalismi.it/

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Twitter: https://twitter.com/verticalismi

I solchi del destino di Paco Roca in tv

Comunicato Stampa

i-solchi-del-destinoIl graphic novel I solchi del destino avrà una trasposizione televisiva come miniserie tv! La storia a fumetti di Paco Roca segue le gesta della compagnia repubblicana spagnola La Nueva, che liberò la città di Parigi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

La miniserie tv tratta dall’opera vincitrice di premi come il Zona Comic Central 2013 e del Gran Premio Romics 2014 è prodotta da Morena Films, verrà suddivisa in otto capitoli dalla produzione franco-spagnola. Il copione sarà scritto dallo sceneggiatore Olivier Kohn.

Lo stesso Paco Roca afferma che il formato destinato al piccolo schermo «sia perfetto, perché in grado di raccontare una storia bellica intensa e densa per contenuti sociali e politici.»

 

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