Monthly Archives: Marzo 2016

Dampyr n° 192 – La Grande Bestia

Copertina Dampyr 192Dampyr sta quasi per raggiungere i duecento numeri e il centonovantaduesimo è incentrato sulla presentazione e caratterizzazione della attuale nemesi di Harlan Draka: Aleister Crowley.

Chi è Aleister Crowley?

Correggiamo dicendo “chi fu”, poiché costui visse realmente a cavallo tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo e fece discutere per le sue pratiche di occultismo che tanto hanno affascinato filosofi e artisti (la sua apparizione sulla copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, che fece sospettare la band di satanismo, è fin troppo famosa) e che Mauro Boselli si è divertito a riprendere e trasformare nel terribile nemico del protagonista. Inutile fare una biografia, poiché googlando il suo nome ne vedrete di cotte e di crude.

In Dampyr infatti è l’attuale acerrimo nemico del cacciatore di vampiri e Boselli ne ha conservato la leggenda, il fascino famigerato e il suo praticare l’occultismo e la magia nera. Qui è capace di viaggiare in vari universi con la propria anima (giusto per far capire: una specie di Dr. Strange dedito al male). La sua crudeltà è senza scrupoli tanto che “La Grande Bestia” indicata nel titolo è proprio lui. Questo numero è incentrato nel presentarci Crowley e le sfaccettature della sua crudeltà: il villain viene caratterizzato senza scrupoli e senza la ben che minima umanità, che non risparmia imbrogli degni del peggior Mefisto di goetheiana memoria. I due non si incontreranno mai, anche se si preannuncia uno scontro tra il cacciatore di vampiri e lo stregone capace di spostarsi tra mondi paralleli e incontrare se stesso da giovane, con conseguenze e sorprese non da poco.

Dampyr 192 Kingsport

Non solo Crowley…

Oltre ad Aleister ci sono delle divertenti apparizioni di personalità del passato come Vladimir Holan e Gustav Meyrink (a voi scoprire come e dove), ma soprattutto si attinge dichiaratamente a piene mani da quella ambientazione che non finirà mai di stupire le generazioni di oggi e di domani: i mondi fantastici di H.P. Lovecraft. Le creazioni dell’immaginifico scrittore di Providence continuano a ispirare da più di un secolo, e penso che lo faranno per ancora tantissimo tempo.

Dampyr 192 Yian

Che dire di questo numero di Dampyr?

La serie di Dampyr è sempre stata esemplare nella documentazione e nella ricerca di spunti fantastici e storici ove attingere per creare le avventure del cacciatore di vampiri. Personalmente ritengo che ci sia anche un altro lato della medaglia che rende ostico Dampyr, da sempre un fumetto fatto indiscutibilmente bene con uno staff di disegnatori davvero notevole (Majo e Bocci su tutti), ed è quello di essere eccessivamente prolisso nella narrazione. Boselli è un veterano che ha davvero mestiere e il fatto di essere attualmente il curatore e l’autore principale di Tex la dice tutta. Spesso mi diverto a suddividere la vita editoriale del mitico ranger in tre lunghi periodi sintetizzati dai tre sceneggiatori che hanno più lasciato il segno, ossia: G.L. Bonelli, Claudio Nizzi e appunto Mauro Boselli. Mentre quest’ultimo in Tex è un macchina creativa davvero senza ruggine, nelle pagine della sua “creatura” invece spesso si prodiga in lunghi dialoghi che possono appesantire il lettore occasionale (come me) e questo numero ne è una dimostrazione. Giusto per fare un esempio: le pagine che partono dalla 11 fino alla 34 sono zeppe di dialoghi, con sicuramente delle immagini suggestive (più avanti andrò nel dettaglio per quanto riguarda i disegni), ma ci sono quDampyr 192 Mostri Lovecraftasi tutti baloon con una media di venticinque parole. Un rilancio, in vista dell’imminente numero 200, tale da creare un nuovo punto di partenza per chi vuole conoscere Dampyr, che tenga conto di alcuni accorgimenti in tal senso, potrebbe essere un’ottima occasione.

Dampyr ha ovviamente il suo zoccolo duro di appassionati che apprezzano questo tipo di narrazione, ma vedere uno scontro vero e proprio solo alla settantatreesima pagina, dopo tanti colloqui fatti tra bar, negozi, palcoscenici e scantinati non è proprio una cosa leggera per chi si avventura casualmente nella serie. Il sottoscritto lo legge occasionalmente perché comunque, ripeto, è un fumetto fatto bene e la sua ambientazione dark/horror è suggestiva (specie quando vediamo il dipanarsi delle vicende nei vicoli dei paesi dell’est Europea). Non chiedo di farlo diventare un fumetto di pura azione ma suggerisco, da semplice lettore, di snellirlo e renderlo più agile con dialoghi brevi e più incisivi che sicuramente porterebbero giovamento al mensile.

Lozzi, questo fuoriclasse!

A livello visivo il numero conferma quello che ho detto precedentemente: Dampyr ha una scuderia di disegnatori notevoli ed Arturo Lozzi disegna dannatamente bene!Dampyr 192 casa misteriosa nella nebbia

Mentre già nella composizione dei volti e delle anatomie si presenta con un tratto deciso e fa il suo mestiere, è nelle architetture e negli ambienti che realizza delle vere delizie per gli occhi. I castelli, le vie e le mura di Praga disegnate da lui sono davvero delle opere d’arte, da rimanerne incantati. Il suo bianco e nero rende il clima freddo e aspro dei Balcani. Le rocce, il mare e anche gli stessi mostri lovecraftiani, con il suo tratto oscuro sono qualcosa di straordinario, che poche volte ho visto nel fumetto popolare. Anche le scene d’azione e gli scontri sono fatti con una cinetica e un’energia che farà spalancare gli occhi a non poche persone. Andate nel suo blog, vedrete cose davvero stupefacenti.

Dampyr 192 Scontro

Il ritorno di Voltron

Ieri USA Today ha postato una immagine promozionale del reboot animato di Voltron prodotto da Netflix la nuova serie avrà il titolo di Voltron: Legendary Defender.

Voltron

Joaquim Dos SantosLauren Montgomery (Avatar: The Last Airbender, The Legend of Korra, Justice League Unlimited) sono i produttori esecutivi della serie.

La serie sarà incentrata su cinque teenager Keith, Lance, Hunk, Pidge e Shiro che dovranno difendere Arus dalle forze aliene del malvagio Re Zarkon. Ci sarà anche la Princess Allura che, stando alle parole di Montgomery, sarà “molto realistica” e “certamente non sverrà a ogni piccolo evento”.

Dos Santos ha dichiarato che lo staff aveva considerato un’impostazione “molto militare e seria” ma hanno poi optato per un tono alla “Game of Thrones” con un taglio più umoristico e camp.

Il primi promo animati debutteranno oggi al WonderCon.

Tokyo Ghoul: ancora rinvii per la terza stagione

I fan di Tokyo Ghoul dovranno ancora aspettare parecchio per la terza stagione dell’anime.

Leggi anche: LA TERZA STAGIONE DI TOKYO GHOUL NEL 2016?

L’adattamento del manga di Sui Ishida sta avendo continui slittamenti, la nuova serie era stata annunciata per l’inizio del 2016, ma ora potrebbe essere trasmessa a fine anno.

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FUNimation e lo Studio Pierrot, affermano che il ritardo è dovuto allo scarso materiale. Il manga ha ancora pochi capitoli per consentire la realizzazione di una nuova stagione anime. Per creare una nuova serie, Studio Pierrot e FUNimation dovrebbero inserire molti filler e questo a quanto pare non è nei piani.

Tuttavia i fan possono consolarsi: Gen Fukunaga ha annunciato la creazione di un videogioco ispirato a Tokyo Ghoul che uscirà a breve! Insomma i fan della serie avranno qualcosa di divertente da fare nell’attesa.

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I bambini che inseguono le stelle – Viaggio verso Agartha

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Non ho mai particolarmente stimato gli adattamenti su carta di un’opera di animazione: sono quasi sempre delle mosse commerciali per sfruttare il titolo noto, non hanno mai la cura di un’opera originale, perché affidati alle mani di disegnatori che devono ancora fare esperienza, sono spesso deludenti perché non hanno per loro natura l’atmosfera dell’anime, non trasmettono le stesse sensazioni.

Questa nuova pubblicazione Star Comics, I bambini che inseguono le stelle: viaggio verso Agartha, sembra non fare eccezione: il soggetto è tratto dal lungometraggio di Makoto Shinkai (nominato come autore) Viaggio verso Agartha del 2011 (e astutamente il titolo è preceduto dal riferimento alle stelle, che ricorda La voce delle stelle, del 2002, il titolo che ha dato fama all’autore) e ai disegni abbiamo Tomoko Mitani, un’esordiente, appunto.

La storia ha per protagonista Asuna, una ragazza solitaria e senza amici, con la madre sempre al lavoro, che ama rifugiarsi sopra una roccia immersa nel bosco ed ascoltare la radio che gli ha lasciato il padre prima di morire. Tutti i pomeriggi cerca di risentire una canzone bellissima e nostalgica che ha ascoltato una sola volta e che le ricorda il genitore perduto… Quella roccia in cima al mondo è il suo luogo dell’anima, ma un giorno lo trova invaso da un ragazzo misterioso, Shun, che sembra aver conosciuto suo padre e che la salva dall’attacco di un mostro che sembra uno spirito della natura arcaica. Il ragazzo le lascia una pietra che si illumina, la saluta dandole appuntamento al giorno successivo ma viene ritrovato morto da un gruppo di uomini che lo stanno cercando, per trovare l’ingresso del mondo segreto da cui proviene. Asuna rimane coinvolta nella loro caccia, ma viene di nuovo aiutata da un giovane identico a Shun, che per sfuggire agli inseguitori la conduce all’interno della terra, verso il mondo leggendario di Agartha…

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Chi ha visto il film sa che la storia è molto di più di quello che questa mini trama lascia supporre: il primo volume del manga racconta infatti la prima parte del film, quella che si svolge sulla Terra, diciamo così, per lasciar seguito poi al viaggio, la parte più corposa, di Asuna sotto la crosta terrestre, per raggiungere non la salvezza, ma un obiettivo ancora più lontano e pericoloso, che richiama al mito classico di Orfeo e quello moderno di Frankenstein: ridare la vita ai morti. Ma siamo qui per parlare del manga, quindi atteniamoci a considerare se è un’opera di valore o rispecchia le caratteristiche elencate sopra.

Conoscendo il lungometraggio, posso dire che il manga si propone di riempire alcuni vuoti che la pellicola lascia in sospeso, ci fa vedere il momento in cui il padre della protagonista muore, e propone un nuovo aspetto della storia, del tutto inedito, sulla sua origine e sul perché della sua scomparsa. Inoltre il disegno è molto gradevole e più accurato dello standard: l’autrice ha uno stile “puccioso” e per sua ammissione fa fatica a rappresentare i mostri, ma nell’insieme questo aspetto dà un tocco di personalità al tutto. Altro fattore importante: l’atmosfera è meno cupa e pesante rispetto a quella dell’anime, i toni sono più lievi, si tentano battute e sorrisi di cui scarseggia la trama originale, più cupa e angosciante (e lenta, purtroppo).

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Parlando sinceramente, Viaggio verso Agartha non è il titolo di Shinkai che vi consiglierei di vedere, nonostante la storia abbia spunti meritevoli, ma vi consiglierei invece di leggere questo manga al suo posto, anche se non posso assicurare nulla sul suo livello nello svolgimento futuro. Sarà una lettura piacevole, e commovente, perché tocca da vicino temi importanti come la perdita dei propri cari, la solitudine, la Natura benigna e matrigna, che non lasciano indifferenti.

 

Edizioni Star Comics

dimensioni 13×18 – Sovraccoperta

Pagine 192 – Prezzo 5,50

Sailor Moon parlerà americano?

Per molti anni, gli Studios Americani sono stati interessati a girare un live action di Sailor Moon. Ora quello che molti fan rappresenterebbe un incubo potrebbe diventare realtà. La United Talented Agency, ha stipulato un accordo con Viz Media, uno dei più grandi distributori di anime e manga del Nord America e tra i suoi titoli c’è anche Sailor Moon.

Da questo accordo la UTA potrà cominciare a produrre live action di Sailor Moon Dragon Ball e Pokémon.

E qui ci domandiamo: un sogno o un incubo per i fan della principessa della Luna?

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Uscite Astorina maggio 2016

Comunicato Stampa

 

Inedito maggio 2016Inedito 1 maggio 2016

Non solo per i diamanti

Il cofanetto pieno di diamanti è nella cassaforte del palazzo del Ministero degli Esteri, a Clerville. C’è un solo uomo al mondo in grado di forzare la sequenza di barriere elettroniche che la proteggono… e quell’uomo non è Diabolik.

 

Soggetto: M. Gomboli e T. Faraci

da un’idea di G. Riccio

Sceneggiatura: T. Faraci

Disegni: E. Facciolo

Elaborazione digitale: P. Tani

Copertina: M. Buffagni

R 659 maggio 2016659 10/05/2016

Anno XLI (2002) n. 1

Contro un fantasma

Ugo Deviero era un fallito, come pittore e come criminale. Perché mai Diabolik si interessa ai suoi quadri? E perché il conte Sandor è mosso dallo stesso interesse? A Clerville si aggira un fantasma… e forse non è lo spirito inquieto dell’artista suicida.

Soggetto: R. Altariva e T. Faraci

Sceneggiatura: P. Martinelli

Disegni: E. Rallo e G. Montorio

Copertina: S. e P. Zaniboni

 

Swiisss 264 maggio 2016Swiisss 264 20/5/2016

Anno XIII (1974), n. 9

Tragica evasione

Pare un colpo facile. Disdetta vuole, però, che Eva assuma l’aspetto di una donna

accusata di omicidio. È solo il primo d’una serie di guai che la trascinano verso la più atroce delle conclusioni.

Testi di A. e L. Giussani

Disegni: S. Zaniboni e S. Micheloni

 

Cover GDK 1-2016

Speciale il Grande Diabolik 1/2016   Destini incrociati

La Gazzetta di Clerville pubblica in prima pagina la fotografia di Raimondo Fraser,assassinato brutalmente in una città del lontano Oriente. Ma perché questa notizia scatena drammatici ricordi? E chi era, veramente, Raimondo Fraser?

Soggetto: M. Gomboli e T. Faraci Sceneggiatura: T. Faraci Disegni: G. Palumbo Disegni di collegamento: S. e P. Zaniboni

Copertina: G. Palumbo   196 pagine, formato 16,5 x 21,0 cm., 4,90 euro Dal 1 maggio in tutte le edicole

Viola Giramondo candidata al Festival BD Anzin-St.-Aubin

Comunicato Stampa

Viola Giramondo edito Tunué

Dopo la candidatura al Festival d’Angoulême (Séléction Jeunesse 2016), la piccola Viola Giramondo è in nomination alla Séléction Jeunesse del Festival BD Anzin-Saint-Aubin! Il graphic novel della collana Tipitondi (edito in Francia da Dargaud con il titolo Violette autour du monde), nato dalla coppia artistica Teresa Radice e Stefano Turconi, concorrerà ad un nuovo festival transalpino del fumetto nella categoria fumetto per ragazzi dai 7 ai 10 anni. Un altro piccolo grande passo per la tenera bimba del Cirque de la lune. La rassegna si terrà nei primi giorni di giugno.
Per data e info della manifestazione avrete presto aggiornamenti, stay Tunuéd.

 

Presentazione di It Comics

Comunicato Stampa

Sabato 26 marzo, ore 16:00

Presentazione di It Comics

presso la fumetteria ComixRevolution

Galleria Cosimo Fanzago 19, Bergamo

Dopo l’esordio a Cartoomics l’11-12-13 marzo, It Comics organizza un secondo incontro con il pubblico per presentare la nuova etichetta.

L’appuntamento è sabato 26 marzo presso la fumetteria ComixRevolution a Bergamo, in Galleria Cosimo Fanzago 19. Saranno presenti i fondatori Francesco Abrignani (Pasticcini Marci) e Fabiano Ambu (Josif) e gli autori Michele Carminati (Valgard), Fabio Folla (Chi è Gomez?), Valentina Grassini (Henry Journey), Alberto Locatelli (The Believers), Vorticerosa (Sladik) e Marco Zambelli (Sockman), che daranno anticipazioni sui loro rispettivi progetti.

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Durante l’evento sarà possibile acquistare in anteprima il primo numero di Josif, presentato a Cartoomics, con le nuove avventure del gorilla cosmonauta creato da Davide Barzi e Fabiano Ambu.

 

Per informazioni, bergamo@comixrevolution.com oppure 035.24.79.84.

Evento Facebook ufficiale www.facebook.com/events/1725526331001252/

 

http://www.it-coomics.com/info@it-comics.com

Pagina Facebook ufficiale: It Comics

 

I Guardiani del Louvre – Un artista tra le opere d’arte

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Chi conosce Jirô Taniguchi non si stupirà nel sentire che ancora una volta la storia di un suo fumetto nasce da una sua esperienza personale.

Infatti, nonostante l’autore abbia attraversato nella sua carriera moltissimi generi, dalla fantascienza al giallo, dal western al pulp, secondo me dà il meglio di sé nella produzione più poetica e intimista.

Come è accaduto nel suo primo fumetto in cui mi sono imbattuto, L’uomo che cammina, la sensazione che crea la lettura è quella che l’autore si identifichi completamente nel personaggio principale, che è una «persona qualunque», e per questo crea un immediato contatto con il lettore, che a sua volta è portato a identificarvisi. Pertanto il personaggio diventa in qualche modo elemento profondo di contatto con il mondo dell’autore.

È una modalità che il maestro ha utilizzato più volte nelle opere di cui è stato anche scrittore e sceneggiatore, e che, insieme alla «normalità» dei disegni, crea in lettori «normali» come il sottoscritto una sensazione di pace e di serenità. Sembra di leggere storie profondamente ancorate alla realtà (che Taniguchi studia attentamente prima di proporre nelle sue opere), ma sapientemente portate in una dimensione introspettiva, fino a diventare onirica, grazie alle situazioni e ai personaggi delicati, ai disegni puliti e rassicuranti. Basti pensare a racconti brevi come L’olmo, o a storie più complesse come Quartieri lontani.

© Christophe Beauregard http://www.christophe-beauregard.com/en/jan-2015/

Taniguchi studia maniacalmente le inquadrature, gli sfondi, le atmosfere, cerca di renderle nel modo più realistico, che la storia sia ambientata in Giappone o altrove. Lo ha fatto in passato ad esempio ne La vetta degli dei, ambientata nell’Himalaya, e lo fa qui, con I Guardiani del Louvre, riproducendo gli scorci di Parigi, le sale del Louvre e le altre ambientazioni con dettagliato e poetico realismo. Inoltre da sempre i suoi personaggi hanno un aspetto realistico ma occidentale, a testimoniare la profonda passione nei confronti del fumetto europeo, specie quello franco-belga. E in questo caso sono anche perfettamente coerenti con l’ambiente…

La storia è semplice: un fumettista giapponese, di ritorno dalla Fiera Internazionale del Fumetto di Barcellona (che si tiene effettivamente ogni anno a maggio ed è giunta alla 34a edizione nel 2016) decide di fermarsi a Parigi per altri cinque giorni per visitarla. Viene però preso da una forte influenza ed è costretto a trascorrere i primi giorni nel letto dell’albergo, con tutte le difficoltà di comunicazione e organizzazione del caso. Già in questa premessa e nelle pagine che descrivono la malattia si intravede la dimensione onirica, con gli stessi colori e le stesse forme grafiche che poi ritroveremo nel corso della storia.

Rimessosi in salute, decide di dedicare tutto il tempo rimasto alla visita del Louvre, perché, come dice lui stesso, «per qualche motivo non vi ha mai messo piede». Pur convalescente, si avventura tra la folla e, in preda alla febbre, scivola in una «dimensione che esiste solo nella sua mente, assai più vicina alla realtà che al sogno».

Da quel momento attraversa nei due versi, continuamente, una soglia che lo porta a visitare il Museo nella realtà e nel sogno, pertanto passa dalle sale affollatissime a parti chiuse al pubblico («il sistema di condizionamento»!), dall’incontro con personaggi del passato, anche personale, ai dialoghi con il suo cicerone, che scoprirà essere la Nike di Samotracia.

Così il Louvre diventa un vero e proprio tempio (Taniguchi stesso lo chiama così nel titolo del Capitolo 5) della cultura e dell’arte, di cui la Nike, nelle vesti di una donna dominata dal colore rosa e vestita come in epoca Tudor, è il guardiano-guida, quasi una dantesca Beatrice senza la quale l’autore non riesce a orientarsi. Lei ne conosce i segreti, sia inteso nel senso di loci, sia inteso nel senso dell’essenza del Museo. È lei a dire «il Louvre è un labirinto onirico che esiste al confine tra sogno e realtà».

E il protagonista incontra, in questo labirinto in cui si perde ogni volta che entra, nei giorni successivi, santi e sacerdoti di questo tempio. I santi sono soprattutto i pittori, che, in una escalation, vanno dal giapponese Asai Chū, in qualche modo antesignano dello stesso Taniguchi per il rapporto con l’arte e la cultura occidentale, fino all’incontro con Van Gogh. In realtà quest’ultimo non compare nel Museo, ma quando il protagonista decide di spostarsi a Auvers-sur-Oise, ultima residenza del pittore olandese. Così emerge un altro fattore: è il sogno a seguire l’uomo, non è legato al luogo, ma sembra essere una dimensione che l’uomo porta dentro di sé, proiettandola sui luoghi che visita.

Al suo ritorno al Louvre, il giorno successivo, incontra Antoine de Saint-Exupery, vestito da aviatore ma identificato come «lo scrittore», uno dei sacerdoti del tempio, che gli racconta la storia di Jaujard e Schommer, salvatori delle opere del Louvre dall’invasione nazista. E tra le opere salvate c’è la Nike, che infatti in questa parte del racconto diventa molto più reale, quasi carnale, perché se ne sente il coinvolgimento fisico in questa parte della storia.

L’ultimo incontro del protagonista è con la moglie morta, alla quale aveva promesso di andare insieme a visitare il Louvre, senza però averne avuto la possibilità. E in qualche modo c’è, nel tempio del Louvre, una redenzione, una storia di salvezza. Lei lo “libera” dalla sensazione di tristezza ovattata, che, ce se ne accorge solo qui, permea tutta la storia. La tristezza viene a galla solo nell’ultimo capitolo, dopo averci accompagnato sottotraccia per tutta l’opera. Quando se ne capisce il motivo, con le lacrime agli occhi, si scioglie il senso di angoscia, si comprende il significato di questa visita parigina, che all’inizio della storia sembrava quasi una forzatura. Nelle prime pagine, in una didascalia, l’autore-protagonista dice «ho salutato gli altri e sono andato a Parigi», con un senso di rottura improvvisa ed incompresa, che si ricompone qui. Nonostante sia la «terza volta a Parigi», non ha mai visto il Louvre perché doveva vederlo con la moglie. La Nike glielo profetizza: «presto arriverà la persona che lei sta aspettando».

È nel momento in cui si realizza la promessa fatta che si torna nella realtà; una realtà dalla quale il protagonista si è sentito lontano per tutta la storia, tanto che a un certo punto è lui stesso a esprimere i dubbi del lettore: «chissà… forse non mi sono mai mosso dal letto dell’hotel e sto delirando in preda alla febbre…». Il dubbio viene al lettore, e se lo trascina, fino quasi alla fine. Il labirinto del Museo è in realtà il labirinto che ognuno ha dentro di sé, misterioso ma popolato di guide e di guardiani, che restano punti fermi, come l’olmo di un altro racconto di Taniguchi. Così alla fine il dubbio si scioglie, nel modo meno doloroso: in realtà non importa se le cose siano successe fisicamente o no, perché è quello che noi sentiamo a succedere realmente.

Taniguchi sa essere come al solito delicato e commovente, senza essere stucchevole, in questo seguendo le orme di altri maestri giapponesi, come Miyazaki, e contribuendo egli stesso a tracciare un solco che lo distanzia dalla visione occidentale. Il tema della morte è trattato con rispetto e sollievo, perché il ricordo e l’arte possono essere entrambe forme di immortalità.

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Jean-Baptiste-Camille Corot, Souvenir de Mortefontaine

Dal punto di vista grafico, in quest’opera il colore, delicato, quasi acquerellato, sostituisce il tratto che ha definito i dettagli in altre opere di Taniguchi dal profondo carattere poetico.

Tuttavia non si perde il gusto del particolare: le tavole, in questo formato anomalo perché edito in Francia dalle stesse Edizioni Louvre, permettono il contatto con la realtà fisica anche nei momenti in cui la storia è più onirica.

Si distinguono infatti nei disegni le cesellature delle decorazioni barocche dei soffitti del museo, i dettagli delle statue sui palazzi parigini, ma anche alcune minuzie tecniche, come le tubature della centrale termica del Louvre o i particolari della stanza dell’hotel. Questo crea anche il contrasto con gli eterei guardiani, di forma indistinta e di colori irreali.

Le inquadrature, come d’altra parte il taglio delle vignette nelle pagine, sono molto dinamiche, cambiano continuamente, nell’ambito della stessa pagina. Contribuiscono entrambe, da una parte a dare il senso del sogno, perché sono irregolari e variabili, dall’altra a mantenere il contatto con la realtà, perché toccano ed evidenziano, anche se in modo fuggevole, i dettagli fisici delle scene.

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© Jirô Taniguchi/Futuropolis – Musée du Louvre

Il registro cromatico cambia per raccontare con le immagini i diversi momenti storici in cui si ritrova il personaggio. Così nella foresta dove incontra Jean-Baptiste-Camille Corot, il tratto e il colore ricordano lo stile del paesaggista francese. Durante l’incontro con Van Gogh i colori e lo stile dell’artista olandese tornano nelle pagine di Taniguchi. Perfino il personaggio Van Gogh sembra tratteggiato con lo stile del Van Gogh pittore. I colori mancano solo nel racconto del salvataggio delle opere nel 1939, sostituiti con un seppia che sa di storia e di “età oscura”. Taniguchi sottolinea forse che in quell’epoca l’arte e il sogno sono stati oscurati dalla grettezza umana, visti solo nel loro valore monetizzabile.

E i guardiani del titolo non sono stati sufficienti a preservare il sogno e l’arte dalla barbarie umana. Al punto da non comparire mai nella parte della storia che fa riferimento al 1939, sostituiti dagli efficientissimi guardiani in carne ed ossa che hanno imballato e portato via le opere d’arte. Solo in una delle vignette virate seppia compaiono i guardiani indistinti e colorati, quella in cui la Nike ricorda come è stata salvata lei stessa, quasi a sottolineare il legame con il presente e con un sogno che neppure la brutalità della guerra ha spento.

Il fumettista, alter ego dell’autore, si trova realmente tra le opere di uno dei musei più famosi al mondo, al quale ha voluto rendere omaggio. In effetti il Louvre può essere considerato uno dei luoghi dove è concentrata la massima espressione dell’arte occidentale, alla quale Taniguchi rende onore, e di cui non nasconde l’influenza sulla sua opera.

Credo che sia per questo che ne ha fatto il luogo deputato al contatto tra la realtà e il sogno. Un contatto che diventa fruttuoso e rigenerante per la vita dell’uomo soltanto se non si perde né, da una parte, in un materialismo becero e insensibile, né, dall’altra, in un astrattismo irreale. Questo il ruolo dell’artista, e quindi anche del fumettista: riuscire a tenere vivo questo contatto, sempre in equilibrio, facendolo percepire a tutti gli uomini.

Quindi in qualche modo, tra i guardiani del Louvre, insieme agli «spiriti che dimorano nelle cose», possiamo annoverare Taniguchi, tutti gli artisti, ma anche un po’ tutti coloro che vogliono vivere la propria vita, vagando nella «realtà onirica», lasciando una traccia reale nel sogno degli altri.

OUDEIS di Carmine Di Giandomenico da Guinness

Comunicato Stampa

 

Tra il 10 e il 12 giugno, durante Teramo Heroes, Carmine Di Giandomenico concluderà la sua prima opera come autore completo, tentando di stabilire un record mondiale 

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Carmine Di Giandomenico, uno dei disegnatori italiani più importanti del panorama internazionale, lancia una sfida da Guinness dei Primati. Non si tratta di un’iperbole, ma di una constatazione e di un annuncio ufficiale.

Tutto parte da OUDEIS, l’originale rilettura in chiave cyber-fantasy del personaggio omerico di Ulisse, nonché prima opera di Carmine Di Giandomenico come autore completo, pubblicata nel 2004 da saldaPress. Il piano originale dell’opera prevedeva l’uscita di dieci volumi, corrispondenti al numero di anni passati da Ulisse lontano da Itaca, ma gli impegni dell’autore – sempre più numerosi – con Marvel Comics e altri editori hanno fatto slittare il progetto.

Ora OUDEIS troverà una conclusione da Guinness. A cavallo tra il 10, l’11 e il 12 giugno, durante la manifestazione Teramo Heroes, Di Giandomenico proverà a disegnare il finale della storia nel corso di una maratona della durata di 48 ore. Durante la non-stop, Di Giandomenico realizzerà 56 tavole 70×100 senza dialoghi, con una base a matita e una finitura a mezzatinta. L’obiettivo è quello di superare l’attuale record, detenuto da un artista americano che realizzò nello stesso arco di tempo 22 tavole.

Oudeis 1

In seguito, saldaPress ripubblicherà in una nuova edizione i primi due capitoli di OUDEIS e il nuovo, decimo e ultimo capitolo da Guinness.

OUDEIS troverà così compimento. Un compimento destinato, come tutti si augurano, a entrare ufficialmente nel Guinness dei Primati, aggiungendo un prezioso tassello alla straordinaria carriera di Carmine Di Giandomenico.

 

 

 

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