Monthly Archives: febbraio 2016

DIABOLIK A CARTOOMICS

Comunicato Stampa

In occasione della prossima edizione di CARTOOMICS Movies, Comics and Games, la fiera del fumetto di Milano, che si terrà a Fiera Milano Rho dall’11 al 13 Marzo, la Casa Editrice Astorina sarà presente con il consueto stand e tante nuove iniziative.

(Pad. 16 – stand F12 e G11)

Prima tra tutte, la mostra “Da Diabolik a DK”:

Colophone MostraPer la prima volta dopo 53 anni di storia, a novembre 2015 la casa editrice Astorina ha pubblicato una nuova testata, “altra” da Diabolik: DK.

Per raccontare l’evoluzione dello storico personaggio sono state recuperate dagli archivi Astorina oltre duecento tavole originali di epoche diverse, a cominciare da quelle dei primissimi numeri della diabolika saga, alcune mai esposte prima, per arrivare alle più recenti realizzate con l’ausilio del computer. Per non dimenticare i dipinti a olio su legno che hanno caratterizzato le copertine dei primi quattro albi di DK. Un panorama del fumetto che attraversa più di cinquant’anni: dal novembre 1962 – data di pubblicazione del primo numero del Re del Terrore – all’arrivo di DK, “altro” da Diabolik, che oggi affianca validamente il personaggio che l’ha ispirato.

Il tradizionale stand Astorina ospiterà autori e disegnatori e proporrà ai visitatori i propri prodotti editoriali accanto a gadget e oggettistica “diabolika”.

Finalmente in vendita il cofanetto con i quattro albi della prima stagione di DK, arricchito dal n. 1 nella versione “Variant cover”.

Un’attenzione particolare è dedicata ai collezionisti. Dopo il Pop-Up dello scorso anno che la casa Editrice Astorina propose in tiratura rigorosamente limitata a 100 copie autenticate e che si rivelò un vero successo; quest’anno l’operazione si ripete, sempre a tiratura limitata, con la presentazione di 3DK, grandi illustrazioni di Giuseppe Palumbo da ammirare in “tre dimensioni” con i classici occhialini blu e rossi.

Questo però non è tutto; altre sorprese aspettano i fan allo stand e nell’area collezionismo.

 

 

APPUNTAMENTI

Venerdì 11 Marzo dalle 11.30 alle 12.30: presenza del disegnatore Riccardo Nunziati

Sabato 12 Marzo dalle 11.30 alle 12.30: presenza del disegnatore Luigi Merati (autografi su fotocopie)

Sabato 12 marzo: AGORÀ 1 ore 12.30-13.15 incontro con Mario Gomboli “L’Astorina si rinnova”.

Cinquantatré anni di storia alle spalle non sono un peso, ma un incentivo a mantenersi sempre a passo con i tempi, sia pure nel rispetto di una consolidata tradizione. Ormai da 3 anni la grafica delle copertine è stata rivisitata e le illustrazioni affidate a Matteo Buffagni. Nuovi soggettisti e sceneggiatori, come Roberto Altariva e Rosalia Finocchiaro sono arrivati a rinforzare la squadra “storica”, e lo stesso è avvenuto con i disegnatori, a cominciare da Riccardo Nunziati. Dal punto di vista editoriale, poi, ad affiancare il Diabolik classico è arrivata la miniserie di DK, “altro” dal Re del Terrore non solo per gli aspetti originali del personaggio ma soprattutto per il formato, il taglio dei disegni, la presenza fondamentale del colore.

Ne parleranno Mario Gomboli, direttore della casa editrice Astorina, e Tito Faraci, soggettista e sceneggiatore.

 

Natsume Mito e la post-modernità degli anime

L’animazione giapponese sta lentamente morendo e i segnali sono molti, forti e chiari: il ritiro dalle scene di Hayao Miyazaki aka il più importante regista d’animazione autoctono, le dichiarazioni di Hideaki Anno, il fatto che l’anime più importante del 2014 sia stato un remake commemorativo (e pure brutto) di una serie vecchia di 20 anni, la continua riproposizione di Dragon Ball che ogni volta diventa sempre peggiore, eccetera eccetera eccetera. Mentre i fumetti continuano a progredire, l’animazione sta involvendo. Ovviamente non mancano le eccezioni positive e il business è ancora economicamente florido (forse più che mai), ma il quadro generale è comunque compromesso in maniera difficilmente recuperabile.

C’è però un altro aspetto che testimonia la decadenza dell’animazione giapponese e che è tipico di tutte le decadenze partendo dall’ellenismo e passando per il manierismo: il linguaggio formale si è ormai totalmente cristallizzato. Fatte salve anche qui le eccezioni (che ci sono e sono splendide), non esiste più una ricerca della forma che superi la convenzione grafica nota con l’orribile nome di “stile manga”, una definizione che fino a qualche anno fa sarebbe suonata indifendibile e che invece oggi è comprovata dallo sfogliare una qualunque fra le molte riviste di animazione che mostrano un’allarmante omogeneità come l’entertainment giapponese non aveva mai avuto.

In tutto questo, però, spunta un aspetto così positivo da riabilitare l’appiattimento narrativo e visivo degli anime: la decennale proposta continua e massiva di fumetti e cartoni animati, perlopiù sovrapponibili, li ha resi in Giappone, più che in qualunque altra parte del mondo, un tipo di linguaggio quotidiano e noto a tutti.

Il recente e inarrestabile fenomeno statunitense dei cinecomic, in cui si portano al cinema i fumetti americani nel tentativo di renderli popolari al grande pubblico, in Giappone non ha una controparte diretta perché lì i fumetti sono già popolari al grande pubblico e hanno storicamente goduto di assoluta fluidità nel passaggio fra i media. L’esempio più calzante è rappresentato dai grandi titoli storici come Dragon Ball, Doraemon o soprattutto Kitarou dei cimiteri, che hanno superato lo status di “fumetti” diventando “fenomeni sociali” e sono presenti in qualunque incarnazione tecnica: come fumetto in formato seriale, episodico e a strisce umoristiche, come cartone animato in versione seriale televisivo, home video e cinematografico, come videogame per qualunque piattaforma, e anche come ripresa dal vivo in forma di telefilm e film per la tv e per il cinema, e chi più né ha più né metta. Col tempo, questa onnipresenza del linguaggio del fumetto e dell’animazione è stata assorbita totalmente da parte dei giapponesi che ormai non distinguono più fra testo solo scritto e testo scritto & disegnato.

Documenti giapponesi ultragraficizzati.

Documenti giapponesi ultragraficizzati. Da sinistra: oggetti che piangono per essere stati abbandonati dai loro proprietari nel cartello per avvisare gli utenti di fare attenzione a non dimenticare i propri averi, affisso nei bagni delle strutture pubbliche della prefettura di Okayama; libretto sanitario; confezione di antibiotico azitromicina (questa la scatola dello stesso farmaco in Italia); la coniglietta Maina-chan, mascotte del codice fiscale.

I risultati sono visibili ovunque, sfogliando una rivista, camminando per strada, riempiendo un documento ufficiale e anche ascoltando musica. Per esempio, per il suo debutto musicale la giovane modella di street fashion Natsume Mito ha pubblicato sul suo canale YouTube, fra metà marzo e metà maggio 2015, qualcosa come undici versioni differenti del videoclip di Maegami kirisugita (“Mi sono tagliata la frangetta troppo corta”) che spaziano dalla parodia dei film di detective, così popolari in Giappone fin dagli anni ’60, alla citazione nonsense della celebre ginnastica mattutina televisiva nipponica, e dallo sport surrealista fino alla reinvenzione delle divinità shintoiste. Il progetto ha avuto successo fra i fan di idol (cantanti giovani e carini/e, tendenzialmente effimeri/e e con un rapporto molto intimo coi loro fan), ma non è riuscito a sfondare il muro della popolarità di nicchia come invece hanno fatto le precedenti creature dello stesso produttore, ovvero quello Yasutaka Nakata che è il pigmalione dei fenomeni Perfume e Kyary Pamyu Pamyu.

Fatto sta che su undici versioni, ben tre sono realizzate con il linguaggio dei fumetti e cartoni animati, senza contare quelli che, pur essendo girati dal vivo, presentano comunque elementi di animazione (non CG: proprio animazione a mano o addirittura in stop motion) che porta il totale a sette videoclip, cioè i due terzi. Due terzi dei linguaggi narrativi immaginabili dalla gioventù giapponese contemporanea sono legati all’animazione: una proporzione così alta da non essere riscontrabile altrove e che è figlia di una penetrazione culturale altrettanto non riscontrabile altrove.

Il primo videoclip a tema manga & anime è quello in “versione scarabocchi”. Si tratta di un lavoro delizioso che mette insieme ripresa dal vivo, fumetto e animazione: la cantante è ripresa su fondo neutro con maglione a collo alto dello stesso colore così che spicchi solo la testa, e sopra le è stato disegnato in trasparenza un fumetto animato grossolanamente e disegnato da Ryou Fujii, un fumettista off e creativo multimediale. La studentessa Natsume Mito incontra per strada il senpai Mitoyama, ma quando questi non riesce a sconfiggere un teppista (coi suoi sgherri André e Samohan) ecco che da sotto la frangetta di Natsume spunta il suo potere segreto, inarrestabile anche dal dottor Hakase con la mascotte Poko e la sua squadra di aiutanti.

La seconda è la «versione aggregazione» ed è forse la più surreale e a tratti inquietante di tutte e undici. Realizzata dal giovane designer Tsubasa Kouji con una tecnica mista in cui si sposano il vecchio (disegno a matita) e il nuovo (montaggio al computer), il video mostra i capelli eccessivamente tagliati di Natsume Mito che prendono vita e invadono le teste di altri individui.

Il terzo e ultimo video è la «versione scolastica» dell’illustratore Katsuyuki Iseda. L’opera è praticamente un collage dadaista di piccoli spezzoni di scene apparentemente senza senso né connessione, che potrebbero venire da una qualunque commedia scolastica, disegnate male e animate peggio, tutto fatto a mano con penna biro e pennarelli del discount, così che alla fine sembrano disegni del diario di scuola. Ecco il punto: si tratta di ricordi di gioventù, confusi e affastellati, dei mille cartoni animati visti dall’animatore che hanno lasciato in lui un bagaglio di immagini standardizzate e, in fondo, molto malinconiche dato che si tratta di qualcosa di irreale, incomprensibile, ormai passato. Anche lo stile di disegno è legato a qualcosa che andava di moda tempo fa, collocandosi a metà strada fra Miho Obaba e Yuu Watase. Iseda ha poi ripetuto l’esperienza con la “versione del principe” per i videoclip del secondo singolo di Natsume Mito, 8bit Boy, che in Giappone è stato usato come sigla finale del film Pixels di Chris Columbus… ma sì, certo, non lo sapevate?, in Giappone cambiano le sigle dei prodotti stranieri, non solo i cartoni animati, ma anche i film al cinema! Ah, gli italiani che si lamentano di Cristina D’Avena: dovremmo imparare dai giapponesi, così delicati e rispettosi, ad esempio la sigla finale di The Prestige, che in originale è una ballata ambient introspettiva di Thom Yorke, in Giappone è diventata un brano rock di Gackt con strumenti tradizionali giapponesi che non c’entra niente col film.

Il singolo di Maegami kirisugita, ovvero perché i giapponesi continuano a produrre e comprare singoli e album fisici: perché sono bellissimi. La facciona della cantante è impressa sul CD e incorniciata dal booklet stampato coi capelli, mentre il nome della cantante e il titolo della canzone sono stampati sugli adesivi tondi che disegnano le guanciotte rubiconde: veramente kawaii.

Il singolo di Maegami kirisugita, ovvero perché i giapponesi continuano a produrre e comprare singoli e album fisici: perché sono bellissimi. La facciona della cantante è impressa sul CD e incorniciata dal booklet stampato coi capelli, mentre il nome della cantante e il titolo della canzone sono stampati sugli adesivi tondi che disegnano le guanciotte rubiconde: veramente kawaii.

L’impressione che nasce dalla visione di questi videoclip è che l’animazione giapponese abbia ormai raggiunto la condizione non di maturità (a quella era già arrivata negli anni ’80) e nemmeno di modernità (dimostrata dagli anni ’90), ma bensì di post-modernità, cioè una situazione in cui, in mancanza di effettive novità e di direttrici teoriche chiare, si riesumano gli elementi del passato senza gerarchia di qualità e li si ricompongono nel tentativo (più o meno conscio) di ottenere qualcosa di nuovo.

I video di Natsume Mito insomma non sono poi così diversi da quelli del Nihon animator mihon’ichi (“Esposizione degli animatori giapponesi”), il progetto ideato da Hideaki Anno che intende scoprire i nuovi talenti in erba e che però finora ha prodotto fondamentalmente opere di alto livello tecnico e basso livello creativo, dove con «creativo» non s’intende privo di idee, ma piuttosto che le idee sono poi al servizio di qualcosa di già noto e senza sorprese. Ad esempio, il video in “versione scarabocchi” usa questa bellissima idea del fumetto in trasparenza applicandola poi a una storia molto carina e non molto originale, coi tipici topoi del caso: il senpai, il bullo, la mascotte, la squadra di eroi, la conquista del mondo. Tutto molto bello, ma anche molto retrò, a conferma della teoria per cui chi crea entertainment oggi si basa fondamentalmente sull’entertainment che vedeva e ha assimilato da bambino. Esattamente la post-modernità, aspettando un nuovo genio creatore.

Il punto sul nuovo film di Dungeons & Dragons

Sebbene Dimensione Fumetto si occupi principalmente di Fumetto e Animazione, ogni tanto il nerd che è in noi ci spinge a parlare di altri argomenti, che comunque fanno parte del nostro bagaglio culturale. Dopotutto la nostra Associazione si è costruita anche attorno a interminabili e appassionanti sessioni di giochi di ruolo. E Dungeons & Dragons è IL Gioco di Ruolo. E non possiamo non parlare del prossimo film dedicato a D&D.

D&D

Tutti ricordiamo la serie animata del 1983 prodotta da Marvel Productions, TSR e Toei Animation.

Dungeons & Dragons Cartoon

Qualcuno ricorda il film del 2000 diretto da Courtney Solomon che ha generato addirittura due sequel (poco noti): uno del 2005 per la TV (Dungeons & Dragons: Wrath of the Dragon God) e un altro (Dungeons & Dragons: The Book of Vile Darkness) girato nel 2011 e uscito solo in DVD in Inghilterra, nel 2012.

Dungeons & Dragons film

Qualcun altro forse ha visto il cartoon tratto dai libri di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman.

Dragonlance cartoon

La buona notizia è che nel 2013 la Warner Bros Pictures ha autorizzato il reboot del film, basato sul gioco creato da Gary GygaxDave Arneson, affidando la sceneggiatura a David Leslie Johnson (La furia dei titani, The Conjuring 2 – L’evocazione).

Stando a Deadline il soggetto di Johnson è cominciato come un adattamento di Chainmail, il wargame creato da Gygax e Jeff Perren nel 1971, per poi evolversi in una sceneggiatura di D&D una volta ottenuti i diritti del franchise più celebre.

Tutto molto bello e interessante se non fosse che, una settimana dopo l’annuncio, la Hasbro ha intentato una causa legale contro la WB affermando che quest’ultima non aveva i diritti per produrre il film.

Dungeons & Dragons elmore 2

Ad Agosto del 2015 infine si è giunti a un accordo che vede WB, Allspark Pictures (di proprietà della Hasbro) e Sweetpea Entertainment (produttori dei film di cui sopra) collaborare alla realizzazione del film. Brian GoldnerStephen Davis (Hasbro), Courtney Solomon e Allan Zeman (Sweetpea Entertainment), e Roy Lee (LEGO Movie, Dragon Trainer) saranno i produttori mentre la sceneggiatura rimane quella di Johnson.

«Siamo entusiasti di portare sul grande schermo il mondo di Dungeons & Dragons», dichiara Greg Silverman, della WB. «Questo è di gran lunga il più famoso brand nel mondo del fantasy, un genere che attrae i fan più appassionati. D&D ha possibilità immaginative infinite e offre ai nostri creativi opportunità immense di deliziare e emozionare sia i fan che gli spettatori occasionali».

Dungeons & Dragons elmore

«Abbiamo la possibilità enorme di dare vita alla ricca ambientazione fantasy di Forgotten Realms insieme alla creatività di un colosso quale la Warner Bros», ha dichiarato Stephen Davis della Hasbro Inc.

Sembra che Roy Lee abbia grandi piani per questo reboot: oltre alla chiara intenzione di girare molte pellicole dedicate a D&D, pare che voglia collocare i film in più ambientazioni e mondi che, come sanno gli appassionati di Giochi di Ruolo, in D&D sono molteplici.

In un’intervista rilasciata a Collider, Lee ha dichiarato: «Credo che andremo avanti molto rapidamente anche se non ci sarà dato il via quest’anno, visto che la Warner Bros è impegnata con i progetti DC, Lego e Harry Potter […] Credo che loro vedano Dungeons & Dragons come qualcosa che vada coltivato come un multiverso nel quale ci saranno spin-off tratti dal primo film, inserito in Forgotten Realms, e altri film ambientati in mondi diversi».

Forgotten Realms è probabilmente l’ambientazione più popolare di Dungeons & Dragons nella quale si muovono personaggi celebri quali Drizz’t Do’Urden ed Elminster. Altri mondi papabili per un prossimo adattamento sono Greyhawk, Ravenloft ed Eberron. Per non parlare dell’amatissimo Dragonlance.

Dragonlance - Larry Elmore

«Questo nuovo Dungeons & Dragons avrà un tono molto simile a quello di Guardians of the Galaxy in un universo simil-Tolkieniano. Perché quando si pensa ai film de Lo Hobbit e de Il signore degli Anelli  hanno un tono molto serio, e vedere qualcosa di divertente, un’atmosfera chiassosa alla I Predatori dell’Arca perduta, credo sia qualcosa che il pubblico non abbia sperimentato finora».

Lee ha anche tenuto a sottolineare che non ci saranno situazioni in cui gente “reale”, del nostro mondo, viene trasportata nel mondo di D&D e ha anche fatto sapere che Yawning Portal, la taverna da cui partono molte delle avventure di D&D, sarà una delle ambientazioni principali del film.

Ad oggi non è ancora stata resa nota la data di uscita prevista per il film.

Uscite Astorina Aprile 2016

Comunicato Stampa

 

Inedito 1 aprile 2016

In mano al nemico

Quando Diabolik scopre casualmente il trucco usato da alcuni narcotrafficanti per contrabbandare della droga, subito pianifica un colpo ai danni della banda. Ma qualcuno sta facendo il doppio gioco, e così il cacciatore si trasformerà in facile preda.

Inedito aprile 2016

Soggetto: M. Bondi e A. Pasini

Sceneggiatura: R. Altariva

Disegni: G. Di Bernardo e J. Brandi

Copertina: M. Buffagni

 

658 10/04/2016

Anno XL (2001) n. 12

La rivale di Altea

Ginko e Anna Walker sono in una situazione senza via di fuga. Altea cerca un modo per salvare la vita dell’uomo che ama. E Diabolik controlla ogni cosa, nell’ombra. Una serie di colpi di scena conclude l’avventura iniziata con Trappola per Ginko.

R 658 aprile 2016

Soggetto: E. Fuccelli e M. Gomboli

Sceneggiatura: P. Martinelli

Disegni: S. Zaniboni e F. Paludetti

Copertina: S. e P. Zaniboni

 

 

Swiisss 263 20/4/2016

Anno XIII (1974), n. 8

Terrore a teatro

Eva e Diabolik si trasformano in attori e mettono a segno un colpo favoloso. Ma un’occulta regia ha preparato inaspettate sorprese, una più orribile dell’altra.

Swiisss 263 aprile 2016

Testi di A. e L. Giussani

Disegni: S. Zaniboni e G. Coretti

 

Power Rangers: la verità che ignoravate

I Power Rangers: serie televisiva di cui tutti, bene o male, hanno almeno sentito parlare. Forse siete “vecchietti” della scorsa generazione, persone che sono cresciute proprio con la prima serie: Mighty Morphin Power Rangers. Oppure siete più giovani, e avete vissuto il periodo di Power Rangers Mystic Force o dei più recenti Samurai e Megaforce.

Di qualunque categoria facciate parte, nel 99% dei casi crescendo avete iniziato a vedere questa saga come roba da bambini, brutta, insensata, e molti altri simpatici aggettivi. Quello che forse non sapete, è che i Power Rangers sono in realtà la brutta copia americana di una serie giapponese che va in onda sin dal lontano 1975!
Ma andiamo con ordine, e parliamo di questo filone di serie giapponesi che si chiamano tokusatsu.

I Tokusatsu non sono altro che i film o telefilm giapponesi appartenenti al filone fantascientifico che, come indica la parola stessa tradotta, fonda tutto sugli “effetti speciali“. Il genere tokusatsu è praticamente sconosciuto fuori dal Giappone, anche se nel passato alcuni grandi sono arrivati fino a noi, come ad esempio il lucertolone gigante Godzilla (Gojira), nato nel 1954, che ha visto nell’ultimo periodo svariate rivisitazioni hollywoodiane. Un altro nome di spicco è sicuramente Ultraman, che agli inizi degli anni ’80 veniva trasmesso sulle nostre tv locali.
Ma chi senza dubbio ha fatto più strada in occidente, grazie appunto ai Power Rangers americani, che portano sempre più persone a scoprirli, sono i Super Sentai, e in misura molto minore i Kamen Rider.

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Le differenze tra Power Rangers e Super Sentai sono però sostanziali. Per creare i Power Rangers, gli autori non hanno fatto altro che comprare il materiale girato dai giapponesi e lo hanno riadattato sulle riprese degli americani mantenendo solo le parti in costume, spesso sovrapponendo riprese in loco sul girato originale. Naturalmente hanno distrutto completamente personaggi, storie, e dialoghi, per andarli a rimpiazzare con i soliti eroi USA fatti con lo stampino, in cui ogni due frasi ci sono tre battutine o giochi di parole. Lo sapevate che in Mighty Morphin Power Rangers (che nonostante sia la prima serie americana è in realtà la sedicesima serie giapponese) la ranger gialla è in realtà un maschio?

I Super Sentai, così come i Kamen Rider, sono serie estremamente divertenti e godibili anche per i più grandi, grazie a personaggi fortemente caratterizzati e storie più interessanti e mature rispetto alla loro controparte americana. È possibile oltretutto iniziare a vederle dalla serie che si preferisce: difatti esce una serie all’anno e ognuna è completamente slegata dalle altre, sia come personaggi che come storia, prive quindi di una qualsivoglia continuity (ad eccezione di alcuni film in cui si utilizzano i tanto amati crossover). Potrebbe lasciare un po’ perplessi la recitazione degli attori giapponesi, che si comportano e parlano proprio come se si trovassero dentro un anime. Ma è tutta questione di abitudine, e ben presto imparerete ad amare il loro particolarissimo modo di interpretare il proprio personaggio. Li adorerete soprattutto se siete fan di manga e anime.

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Quest’anno i Super Sentai festeggiano il loro quarantesimo anniversario dando vita appunto alla quarantesima serie. Tantissima strada fatta e tanta ancora da fare, ogni anno con un nuovo tema. Si è passato dai dinosauri ai ninja, dai samurai agli animali, dagli angeli ai treni. Per il trentacinquesimo anniversario fu addirittura creata una serie epica, con protagonisti dei pirati spaziali in grado di trasformarsi in tutti i Sentai delle 34 serie precedenti per usarne i poteri.
Presto faremo partire una rubrica nella quale parleremo periodicamente di una serie Super Sentai o Kamen Rider, svelandovi la trama, i personaggi, e recensendola per consigliarvene la visione.

Ma dove si possono guardare le serie Super Sentai e Kamen Rider sottotitolate in italiano? C’è un gruppo di fansubber che porta ormai in Italia queste serie da molti anni, il loro nome è Italian Sentai Subranger. Sul sito www.subranger.it la potrete godervi decine di serie sottotitolate in italiano per voi. Se volete essere aggiornati sulle release potete anche seguire la Pagina Facebook.

Appuntamento fra qualche tempo con il primo articolo sui Tokusatsu, quindi!

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Presentazione di “Tex – PAINTED DESERT” alla Mondadori

Comunicato Stampa

Mondadori Store e Sergio Bonelli Editore S.p.A. sono lieti di annunciare un evento per celebrare il nuovo grande speciale a fumetti di Tex Willer, dalla penna del celebre sceneggiatore Mauro Boselli e con i disegni dell’artista di fama internazionale Angelo Stano.

Giovedì 3 marzo 2016 ore 18.30 presso la libreria Mondadori Megastore Via Marghera 28, Mauro Boselli e Angelo Stano presentano il nuovo grande speciale a fumetti di Tex Willer della Sergio Bonelli Editore S.p.A.: dal titolo: Tex – PAINTED DESERT ( la NOSTRA RECENSIONE del volume)

Alla presentazione parteciperà il celebre disegnatore e copertinista di Dylan Dog Angelo Stano, che con questo speciale di Tex Willer decide di approcciare il famoso ranger della Sergio Bonelli Editore S.p.A., dopo il successo che lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico con l’Indagatore dell’Incubo.

Sergio Bonelli Editore è anche la Casa editrice di altri celebri fumetti, oltre a Tex, come Dylan Dog e Martin Mystère. È quindi naturale il connubio con Mondadori Store, la più importante catena di librerie italiane, che da poco ha ampliato e rimodernato i propri settori dedicati al fumetto.

Tex_PAINTED DESERT

Questo speciale di Tex Willer costituisce un esperimento editoriale straordinario! Un evento indimenticabile al quale riservare un trattamento speciale, sia presentando in libreria l’uscita del volume completamente a colori in formato cartonato alla francese, sia facendo partecipare all’evento – e con questo rendendolo ancora più indimenticabile – il leggendario disegnatore e copertinista di Dylan Dog: Angelo Stano.

La Trama del Volume

Lo sceriffo Scott Nelson è stato abbandonato più morto che vivo nel Deserto Dipinto, tra i corpi dei suoi vice, uccisi dai fuorilegge di Earl Crane, rapitore di sua moglie Debra. Per sua fortuna, sulle tracce dei banditi ci sono anche Tex e Tiger, diretti verso il sinistro pueblo di Sombra Verde con i suoi inquietanti segreti…

 

Gli Autori

MAURO BOSELLI è nato a Milano il 30 agosto 1953. Sceneggiatore, redattore, traduttore, lavora da più di trent’anni nel campo dei fumetti. Dopo un’esperienza come assistente del creatore di Tex, Gianluigi Bonelli, e la realizzazione di pioneristici “fumetti in TV” (la serie “Tex & Company”, prodotta con Ferruccio Alessandri e Giorgio Bonelli), nel 1984 entra alla Sergio Bonelli Editore come redattore delle riviste “Pilot” e “Orient Express”. Boselli scrive una prima storia di “Tex” con Gianluigi Bonelli, “La minaccia invisibile”, poi la mini-serie “River Bill”, su soggetto di Guido Nolitta. Il suo primo episodio di “Zagor”, personaggio di cui avrà la cura editoriale per oltre dieci anni, è del 1991. Nel 1994, con la storia “Il passato di Carson”, entra nel selezionato staff di “Tex”. Nel 2000, crea, con Maurizio Colombo, la serie horror “Dampyr”. A tutt’oggi, ha sceneggiato più di trentamila pagine di fumetti e ha ricevuto svariati premi del settore. È autore del romanzo “Tex Willer. La storia della mia vita”, pubblicato da Mondadori. Dal 2012 è curatore di tutte le testate di Tex.

ANGELO STANO è nato a Santeramo (Bari) il 6 gennaio 1953, ed è uno dei più personali interpreti grafici di Dylan Dog, di cui realizza il numero 1. Dopo il liceo artistico, si trasferisce a Milano. I suoi primi approcci fumettistici risalgono alla metà degli anni Settanta: conosce Camillo Conti, direttore de “L’Avventuroso”, e disegna la riduzione del romanzo di Jules Verne “Dalla Terra alla Luna”. Nel 1977, collabora con la Casa editrice Dardo per la testata “Uomini e guerra”. Fino al 1983, realizza “Charlie Charleston” per “Corrier Boy”. Nel 1984, disegna “Viaggio a Matera”, pubblicato poi nel 1993 sugli albi “Indigo” della R&R Editrice. Nel 1985, conosce Tiziano Sclavi ed entra alla Bonelli nell’équipe che lavora a Dylan Dog, di cui realizza alcuni episodi e tutte le copertine a partire dal n. 42, sostituendo Claudio Villa. La frequentazione del mondo narrativo di Sclavi si estende anche alle copertine e alle illustrazioni di alcuni dei suoi libri. Nel 1993, Stano partecipa, con altri disegnatori, all’opera collettiva “I volti segreti di Tex” delle Edizioni d’Arte Lo Scarabeo, per le quali disegna anche “I Tarocchi dell’Incubo”.

 

Tex Willer: il personaggio dei fumetti

Per i bianchi è un infallibile Ranger del Texas, per i Navajos è il saggio capo Aquila della Notte.

Una leggenda. Questa è l’unica definizione possibile di Tex Willer che, pubblicato ininterrottamente da più di cinquant’anni, è il più longevo personaggio del fumetto italiano e, insieme a Superman e Batman, uno dei più duraturi del fumetto mondiale. Familiare in Italia come la Ferrari e la pizza, continua ad avere centinaia di migliaia di affezionati lettori ogni mese. Il segreto del suo successo? Il fascino del personaggio (grintoso, ironico, e nemico di ogni ingiustizia), degli ambienti (praterie, foreste, deserti) e degli avversari (fuorilegge e indiani ribelli, ma anche maghi vudù e sette segrete). Per gli indiani Navajos è Aquila della Notte, saggio capo bianco e fratello di ogni uomo rosso. Per i bianchi è l’agente indiano della Riserva Navajo e un ranger dalla mira infallibile. Per i fuorilegge che hanno la sventura di incrociare la sua pista è l’incubo peggiore.

Links:

Sito ufficiale della Sergio Bonelli Editore S.p.A.: http://www.sergiobonelli.it

Sito ufficiale delle Librerie Mondadori:  http://www.mondadoristore.it/

Pagina Facebook ufficiale: www.facebook.com/TexSergioBonelliEditore

 

Song of Tomm Moore

Come è stato detto molte volte, lo scopo di Dimensione Fumetto è fare cultura e mai come in questo articolo cercherò di essere all’altezza di tale compito.

Il mondo dell’animazione è folle. Creare un film, o anche solo un corto, con disegni o statue in movimento è a volte un processo incredibilmente più lungo e faticoso di un suo corrispettivo con attori (non che con questo voglia sminuire i film dal vivo!), eppure paradossalmente queste opere sono considerate “inferiori” dai più. Forse ciò accade perché l’animazione è una magia, la più bella che io abbia mai visto, e purtroppo molti crescendo smettono di crederci, perché è troppo complicata o non si ha abbastanza volontà. Ma questo non è il caso di Tomm Moore; lui è un artista, uno di quelli veri.

Fotogramma de "La canzone del mare" di Tomm Moore.

Bello vero? Ed è solo all’inizio del film!

Nato in Irlanda nel 1977, dopo aver concluso gli studi decide di fondare lo studio d’animazione Cartoon Saloon nel 1998 con i suoi compagni del college, ma l’impresa si rivela più ardua del previsto. Per creare un intero film i soldi necessari sono tanti, anche troppi e lo studio è sempre sul filo di lana (un po’ come Walt Disney che ipotecava la casa ogni due film per potersi auto-produrre). Comincia a ingranare solo nel 2007 con la serie televisiva per bambini Skunk Fu!. La serie ottiene una nomination che dona nuovo animo allo studio, due anni dopo infatti esce il primo lungometraggio: The Secret of Kells, facente parte di una trilogia di storie ispirate alle leggende irlandesi, e viene nominato all’Oscar come miglior film d’animazione. Una battaglia non fa la guerra, così lo studio si rimette subito in moto e nel 2015, dopo alcuni lavori minori, vede la luce il secondo della serie Song of the Sea, nuovamente candidato all’Oscar. A breve uscirà in dvd la nuova opera The Prophet.

Fotogramma di "The Secret of Kells" di Tomm Moore.

«Tempo fa mi giunse voce che per lavorare con me bisognava fare le spirali», comprensibile direi.

Tomm Moore è un uomo che ha lottato per il suo sogno, un self-made man dalla volontà di ferro. Dalle sue opere, di cui è regista, produttore e animatore, trasuda grande personalità e poesia. I personaggi iper cartooneschi e grafici si accompagnano a sfondi curati dai toni acquerellati, una meraviglia per gli occhi. In ogni gesto c’è una grande cura per il dettaglio e voglia di migliorare: se nel primo film alcuni avevano criticato la troppa attenzione ai disegni lasciando un po’ trascurata la trama, già nel secondo è evidente la crescita, con una storia ben strutturata. L’equilibrio tra tecnica tradizionale e digitale è perfetto, si sposano formando un’ottima armonia. Ad accompagnare il tutto c’è sempre una colonna sonora sognante che rende ogni film una piccola perla imperdibile.

Fotogramma di "The Secret of Kells" di Tomm Moore.

Macchie d’acquerello ed elementi grafici sono la firma di Cartoon Saloon.

Arriva ora la domanda scomoda: perché non si conosce Tomm Moore? Mi spiego: io stessa prima che fosse ospite alla mia scuola avevo letto dei suoi film solo scorrendo le nomination degli Oscar, in seguito, a chiunque chiedessi, nessuno (tranne rarissime eccezioni) conosceva quest’uomo.

Risposta facile: i suoi film non sono stati distribuiti in Italia. Tomm Moore è molto celebre in Irlanda e in altri paesi, ma da noi proprio no, dato che i cinema nostrani l’hanno snobbato. Questa argomentazione è ottima per persone tipo mia madre: gente che conosce solo ciò che è all’interno dei confini e normalmente non si interessa della cultura nerd, ai tempi di Internet però questa risposta non è più valida. Ormai le reti stesse decidono cosa importare in base ai suggerimenti dei fan: Madoka Magica, L’attacco dei giganti e il recente Fairy Tail sono stati acquistati sotto le pressioni di persone che avevano già visto quelle serie e desideravano una trasposizione italiana. Anche tutti i film dello Studio Ghibli stanno tornando sul grande schermo, ma di Cartoon Saloon neanche l’ombra.

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Piccola curiosità: la piccola doppiatrice di Saoirse fu pagata in caramelle

Risposta vera: Tomm Moore è diverso. Riporto una sua analisi: «L’animazione nei tre maggiori continenti si può così suddividere: in Asia abbiamo un sistema chiuso, uno stile chiaramente riconoscibile e affascinante che sta attraendo sempre più persone; in America troviamo le cose più “commerciali” (nel senso buono del termine, quelli famosi che fanno i soldi), sono quelli che gestiscono il proprio modo di lavorare in base alla richiesta del pubblico, anche se questo limita le potenzialità; infine in Europa troviamo gli artisti, quelli che fanno questo lavoro perché gli piace e sono più liberi, anche se spesso meno conosciuti». Le opere di Tomm Moore si distinguono molto da quelle dei colossi dell’animazione quali Disney, Dreamworks o Blue Sky, hanno uno stile tutto loro, ma è proprio questo il punto: sono diverse, e come sempre il diverso ha difficoltà a emergere. Eppure penso che a volte valga la pena cercare quel qualcosa che si distingue da tutto il resto, qualcosa di nuovo che può entusiasmarci.

Consiglio a tutti di immergersi nella poesia di Tomm Moore, di ascoltare le sue canzoni e farsi trasportare in un pacifico scenario irlandese. Prendetevi un’ora e poco più per viaggiare in un posto che non conoscete, potrete scoprire di averlo cercato da sempre.

DC Comics Rebirth: Parla Dan Didio

Ieri Dan Didio, il Co-publisher della DC Comics, è apparso online in una breve intervista per ComicVine. Così come già annunciato da Geoff Johns ha sottolineato che Rebirth sarà un “ritorno alla grandezza” e “all’essenza dei personaggi della DC Comics”. Didio ha anche anticipato che in DC Universe: Rebirth #1, il primo albo del nuovo rilancio DC, ci sarà un episodio molto controverso:

“ci sarà quella che ritengo essere la scena più controversa nella DC Comics da quando ci sono io”.

L’albo uscirà il 25 Maggio, sarà scritto da Geoff Johns (Justice League) con i disegni di Ethan Van Sciver (Green Lantern: Rebirth), Ivan Reis (Aquaman), Gary Frank (Batman: Earth One) e Phil Jimenez (Wonder Woman).

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MORGAN LOST E BRENDON SI INCONTRANO A CARTOOMICS

Comunicato Stampa

In occasione della fiera milanese, domenica 13 marzo Claudio Chiaverotti presenterà

Morgan Lost. L’orologio del tempo, in edicola dal 20 febbraio, e

Brendon. Il sogno di Anja, in fumetteria e in libreria da metà marzo

 

E intanto a grande richiesta riprende nelle città italiane il Morgan Lost in Tour

 

Orologio_del_tempo___morgan_lost_5_coverFesta doppia per Claudio Chiaverotti a Cartoomics. In occasione dell’appuntamento con la fiera del fumetto milanese, Claudio Chiaverotti presenterà infatti due nuovi volumi firmati Sergio Bonelli Editore: il libro Brendon. Il sogno di Anja e il nuovo albo di Morgan Lost, intitolato L’orologio del tempo.

L’appuntamento è per domenica 13 marzo alle 14.45 a Cartoomics. Spiega Chiaverotti: “Per me questo è un evento davvero fuori dal comune e non vi nascondo che sono sinceramente emozionato. Negli ultimi mesi sto girando l’Italia, ma a Cartoomics, oltre a presentare il nuovo numero di Morgan Lost, daremo spazio anche a Brendon, che arriva nelle librerie italiane con un volume cartonato. Così per la prima volta quelli che io chiamo “i miei due figli” andranno di fatto ad incontrarsi grazie a questa presentazione. Sarà il momento per metterli a confronto e per svelare qualcosa di più su Morgan Lost, che mese dopo mese sta accompagnando i lettori alla scoperta di New Heliopolis. E con l’occasione rivelerò una grande novità che vede protagonisti questi due personaggi: appuntamento a Cartoomics per saperne di più!”. Oltre che durante la presentazione della giornata di domenica, i lettori potranno incontrare Chiaverotti sabato e domenica allo stand Bonelli, dove l’autore sarà a disposizione per firmare copie del volume cartonato di Brendon e, per chi l’avesse persa, della variant di Morgan Lost 1 presentata a Lucca.

 

Il nuovo albo di Morgan Lost, che sarà in edicola dal 20 febbraio, si intitola L’orologio del tempo ed è disegnato da Giuseppe Liotti. La quinta uscita della nuova serie Bonelli ci trasporta nella mente di un serial killer spietato che terrorizza la città uccidendo le sue vittime col volto coperto da una maschera da coccodrillo: una storia di vendetta e d’amore, ma anche una riflessione sulla morte e un ulteriore approfondimento sulla passione cinematografica di Chiaverotti, che viene qui messa in evidenza da una scansione temporale innovativa ed imprevista che supera i confini della narrazione tradizionale per far esplorare al lettore nuove  e inaspettate “dimensioni”.

 

Brendon - Il Sogno Di Anja - pag4Brendon. Il sogno di Anja è invece il volume cartonato dedicato a Brendon D’Arkness, il cavaliere di ventura che si muove in un Medioevo prossimo venturo e che è stato protagonista di una fortunata collana Bonelli durata cento numeri. Per la prima volta Brendon arriverà sugli scaffali con un libro, disponibile a partire dal 14 marzo nelle fumetterie e dal 17 marzo nelle librerie italiane. Il volume raccoglie la saga di Anja, la guerriera fragile e feroce il cui destino si lega a quello di Brendon. Anja è una combattente, ma una vicenda crudele ha segnato la sua vita. L’incontro con l’Ultimo Cavaliere di Ventura sconvolgerà le vite di entrambi…. A illustrare questo ciclo di storie, particolarmente amato dai lettori, ci sono Giuseppe Franzella e Giuseppe Ricciardi, due disegnatori che hanno dato un’impronta forte, col loro segno deciso e ricco, al personaggio di Chiaverotti.

Le novità però non sono finite: da marzo infatti riparte, dietro richiesta dei fan, il Morgan Lost in Tour che toccherà tantissime nuove piazze italiane: prima di approdare a Cartoomics il 13 marzo, infatti, Chiaverotti sarà a Crevoladossola il 5 marzo alle 18 presso l’Ossola Shopping Center, proseguirà facendo tappa al Venezia Comics (19-20 marzo), al Black Hole di Milano con Darkitalia il 27 marzo e alla Comixrevolution di Bergamo per la mostra dedicata a Morgan Lost a inizio aprile.

 

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Claudio Chiaverotti

Nato il 20 giugno 1965 a Torino, città dove vive e lavora, Chiaverotti approda al fumetto dopo un periodo piuttosto travagliato. Dapprima studia per diventare odontotecnico, quindi si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. È nel 1986 che fa il suo ingresso nel mondo delle nuvole parlanti, scrivendo i testi per alcune strisce di “Sturmtruppen”, di Bonvi. Giunge alla Sergio Bonelli Editore nel 1989, esordendo con l’albo n. 34 di Dylan Dog, “Il buio”. Sostituisce per lungo tempo Tiziano Sclavi nella produzione delle storie dell’Indagatore dell’Incubo (per cui firma anche “Goblin”, “I delitti della mantide”, “Partita con la morte”, “Il confine”), collabora pure alle testate Martin Mystère e Zona X, per poi dar vita a un personaggio tutto suo, Brendon, un cavaliere di ventura che agisce sullo sfondo di un mondo devastato da una immane tragedia, avvenuta più di un secolo addietro, cui si allude con la definizione di “Grande Tenebra”.

 

MORGAN LOST

Una serie di Claudio Chiaverotti

Periodicità: mensile

 CAST

MORGAN LOST N° 5

L’OROLOGIO DEL TEMPO

Uscita: 20/02/2016

Soggetto: Claudio Chiaverotti

Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti

Disegni: Giuseppe Liotti

Copertina: Fabrizio De Tommaso

Colori: Arancia Studio

Prezzo: 3,50 euro

 

#MorganLost

https://www.facebook.com/MorganLostSergioBonelliEditore?fref=ts

http://www.sergiobonelli.it/

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