Monthly Archives: febbraio 2016

UT – La nuova miniserie di Corrado Roi e Paola Barbato

Comunicato Stampa

SERGIO BONELLI EDITORE PRESENTA

LA NUOVA MINISERIE DI

  CORRADO ROI E PAOLA BARBATO

 

Debutta in anteprima a Cartoomics, dall’11 al 13 marzo, il capolavoro

del maestro delle ombre, che dalle pagine di Dylan Dog passa a creare,

assieme a Paola Barbato, la saga a cui sta lavorando da tutta la vita

 

UT_logoPer la prima volta nella storia della Casa editrice la miniserie vedrà una doppia edizione in contemporanea: la versione da edicola e quella da fumetteria, che avrà una parte redazionale speciale in più e una copertina diversa realizzata ogni mese da un disegnatore ospite.

 E per la presentazione in anteprima a Cartoomics verrà realizzata un’ulteriore edizione variant del numero 1, in vendita solo in fiera, con un ospite d’eccezione chiamato a realizzarne la cover e sedici pagine in esclusiva, come ormai da tradizione per le variant di casa Bonelli.

“L’ultima evoluzione è primitiva”

 

Video di Corrado Roi che disegna UT

 

Ci sono progetti che rimangono a lungo nel cassetto. I materiali si accumulano in modo magmatico, caotico, persino incontrollabile e all’inizio non hanno un profilo preciso né una trama ben definita. Poi, piano piano tutti gli appunti, i disegni, le annotazioni cominciano a trasformarsi e i vari tasselli, ordinati gli uni dopo gli altri, prendono forma e compongono il loro racconto.

È questa la storia di UT, il capolavoro nato dalla mente di Corrado Roi, maestro delle ombre che dalle pagine di Dylan Dog passa a creare, assieme a Paola Barbato, la saga a cui sta lavorando da tutta la vita. Due delle punte di diamante di via Buonarroti danno così origine a una miniserie che racconta, con disegni straordinari e di grande impatto, il tempo dopo l’uomo e i conflitti tra le nuove specie dominate da istinti primordiali.

Ma in vista di questa uscita accade anche qualcosa in più. Qualcosa che non era mai accaduto prima. E che, probabilmente, non poteva che succedere per UT. Per la prima volta nella storia della Casa editrice, infatti, la nuova saga conterà due edizioni in contemporanea per tutta la durata della serie, una per le edicole e una per le fumetterie; e addirittura tre edizioni per il primo numero grazie alla versione speciale presentata in anteprima a Cartoomics ed acquistabile solo in fiera, le cui eventuali rimanenze saranno disponibili nei giorni successivi sul sito ufficiale di Sergio Bonelli Editore. L’obiettivo sarà quello di offrire esperienze di lettura diverse, dove la versione fumetteria si differenzierà da quella destinata all’edicola per le variant cover realizzate di volta in volta da un disegnatore ospite d’eccezione e per l’aggiunta in ogni numero di un esclusivo apparato redazionale, creato appositamente dal team Bonelli.

L’appuntamento con la prima presentazione di UT, miniserie di sei numeri che usciranno da marzo ad agosto 2016, sarà durante le giornate di Cartoomics, la manifestazione che si tiene alla Fiera di Milano dall’11 al 13 marzo, e in particolare segnaliamo che sabato 12 marzo dalle ore 15.00 alle ore 15.45 a Cartoomics presso la Sala Agorà n. 2 avrà luogo l’evento intitolato Il maestro delle ombre Corrado Roi e Paola Barbato insieme per UT, la nuova miniserie evento del 2016 di Sergio Bonelli Editore. In questa occasione i due autori mostreranno al pubblico le prime tavole affilate e stupefacenti di UT, le immagini del misterioso Iranon e quelle della piccola Yersinia, raccontando la genesi del loro nuovo lavoro. Inoltre, sempre nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 marzo proprio presso lo stand Bonelli di Cartoomics, un’ulteriore grande novità, la possibilità, su ogni albo acquistato, di ricevere un autografo da parte degli autori e uno sketch esclusivo realizzato da Corrado Roi. Alle sessioni di firma copie sarà presente anche l’illustratore chiamato a realizzare la copertina della variant di UT n.1 pensata appositamente per Cartoomics. La sua identità sarà svelata nei prossimi giorni.

UT 01_coverBASSA

Ma chi è UT? E in quale luogo trasporta i suoi lettori?

Dopo la scomparsa dell’uomo, la Terra è devastata, la fauna pressoché estinta, l’ambiente intossicato. Quel che resta del pianeta è popolato da nuove specie, esteriormente molto simili all’uomo, ma dalle capacità limitate. Sono esseri governati principalmente dai loro bisogni primordiali, sui quali spicca la fame che li spinge a nutrirsi gli uni degli altri.  UT è uno di loro, una creatura elementare, feroce e infantile, i cui compiti sono cercare, per conto dell’entomologo Decio, i pochi insetti non ancora estinti e sorvegliare un’antica mastaba a cui nessuno deve avvicinarsi. Proprio da lì, il giorno in cui UT viene accidentalmente distratto e un gruppo di malintenzionati fa irruzione nell’edificio, emerge un individuo mai visto prima, diverso da tutti gli altri… Si chiama Iranon, è enorme, frastornato e non ricorda più nulla di sé. Decio, preoccupato, lo nasconde subito in casa e incarica UT di non perderlo mai di vista: gli deve impedire di venire in contatto con chicchessia, perché – sono le sue enigmatiche parole – “è il solo esemplare della sua specie”. A UT non importa nulla del nuovo arrivato, la sola cosa per la quale prova interesse è un gattino, esemplare rarissimo che ha trovato e preso con sé. La comparsa di Iranon però non è passata inosservata e la voce della sua presenza inizia a rimbalzare tra le Vie della Fame, le Vie dei Mestieri e le Vie dei Pensieri, raggiungendo tutte le nuove specie e chi le governa. C’è chi lo teme, chi lo brama, chi vuole strumentalizzarlo per ragioni oscure e chi vuole semplicemente cancellare la sua presenza dalla Terra…

 

Corrado Roi

Corrado Roi è nato l’11 febbraio 1958 a Laveno Mombello (Varese), dove tuttora vive e lavora. Appena sedicenne, entra a far parte, con altri esordienti, dello studio diretto da Graziano Origa. Disegna “Rick Zero” per la testata “Adamo” della Corno. Negli anni Ottanta collabora con la Ediperiodici, “Il Monello” e lo Staff di If, di Gianni Bono. Nel 1986 entra in contatto con la Bonelli, disegnando qualche storia di Mister No e Martin Mystère, per passare stabilmente nella pattuglia dei “dylandoghiani”. Ha collaborato con le Case editrici Comic Art, Glamour e Mondadori. Tra un numero e l’altro di Dylan Dog ha disegnato anche uno speciale estivo di Nick Raider, ha lavorato per Brendon (di cui è stato il copertinista dal numero 1 al 44), Julia, Magico Vento e Dampyr. Sue le copertine della collana Granderistampa di Dylan Dog.

 

Paola Barbato

Nasce a Milano il 18 giugno 1971 e vive a Verona con il compagno e le figlie Virginia, Ginevra e Melania. Dopo mille lavori diversi, approda alla scrittura con “Intermittenze”, una raccolta di racconti che suscitano la curiosità dell’allora curatore editoriale di Dylan Dog, Mauro Marcheselli, che la invita a cimentarsi con un soggetto dell’Indagatore dell’Incubo. L’esordio nel mondo orrorifico di Dylan Dog avviene nel 1998 con l’albetto dal titolo “Il cavaliere di sventura”, allegato allo Speciale n. 12. Sulla serie regolare di Dylan Dog, il suo debutto è dell’anno successivo con “Il sonno della ragione”, a cui fanno seguito numerose altre avventure. Per la nostra Casa editrice, collabora anche alle serie “Romanzi a Fumetti” e “Le Storie”. Il suo esordio nel romanzo di narrativa avviene invece nel 2006 con il thriller “Bilico”, seguito nel 2008 da “Mani nude” e nel 2010 da “Il filo rosso”. Nel 2008 scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura di una fiction per Sky, “Nel nome del male”. Ha scritto anche per il cinema e per il teatro.

 

UT

di Corrado Roi e Paola Barbato

 Pubblicata da:

SERGIO BONELLI EDITORE

Miniserie in 6 volumi

 

UT N. 1

Le vie della fame

Uscita:

edizione Cartoomics: 11 marzo

edizione edicola: 25 marzo

edizione fumetteria: 28 marzo

Soggetto: Corrado Roi e Paola Barbato

Sceneggiatura: Paola Barbato

Disegni: Corrado Roi

Copertina: Corrado Roi

Prezzo: Euro  4,50

112 pagine

Copertina Variant edizione Cartoomics: comunicato nei prossimi giorni

Prezzo: Euro 6,00

128 pagine

Copertina edizione Fumetteria: Nicola Mari

Prezzo: Euro 5,50

128 pagine

 

 Online e sui social:

#UT

https://www.facebook.com/UTSergioBonelliEditore

www.sergiobonelli.it

 

Primo Trailer per la serie TV di “Lei e il suo Gatto”

Sabato scorso è stato messo online il primo video promozionale della serie TV di “Lei e il suo gatto” (Kanojo to Kanojo no Neko) tratto dal cortometraggio di Makoto Shinkai.

L’anime debutterà su Tokyo MX e BS11 il quattro marzo durante il blocco Ultra Super Anime Time con il titolo Kanojo to Kanojo no Neko: Everything Flows ed è prodotto da Liden Films (Arslan Senki, Yamada-kun to 7-nin no Majo, Sekkou Boys) con Kazuya Sakamoto (Suzumiya Haruhi no Shoushitsu) alla regia e Senbon Umishima al character design.

Lei e il suo gatto

Wytches vol. I – una recensione americana

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Wytches, scritto da Scott Snyder, illustrazioni di Jock, colori di Mat Hollingsworth, letterato da Clem Robins, editor David Brothers, per la Image Comics, prima edizione americana giugno 2015.

La sfortunata famiglia Rooks fugge da una traumatica vicenda per un “nuovo inizio” e sceglie l’apparentemente tranquilla cittadina di Litchfield, nel New Hampshire, dove però qualcosa di maligno si annida nei boschi appena fuori città, una presenza antica e affamata li sta aspettando.

Wytches, per ora “volume unico”, e che pare resterà tale nonostante le insistenze del pubblico, è un fumetto dell’orrore, che raccoglie sei capitoli.

In copertina si fregia di un bell’elogio di quella macchina da guerra della scrittura horror che è Stephen King: «È favoloso. Un trionfo», dice il savio.
Anche la quarta reitera il concetto con commenti assai lusinghieri da parte di autorevole critica.

L’albo è molto bello, sotto tutti i punti di vista, e si nota subito, curatissimo e con addendi interessanti, in calce.

wytLa storia è narrata efficacemente, con ottimo uso dell’analessi, ha ritmo, il disegno è magnifico veloce e curato allo stesso tempo, con tratto spigoloso e dinamico, indulge anche in complessità e virtuosismo notevoli. Arte!
Le tavole in genere scorrono veloci e sono molto ben organizzate; a volte però si privilegia certa originalità, forse un po’ a scapito della leggibilità.
I volti hanno espressioni molto convincenti, ma è specie il colore a farsi notare, è molto tecnico, estremo, freddo o saturo, crea di solito effetti molto suggestivi; specie (ma solo per dirne una) nelle ambientazioni, nel riprodurre il sole nella foresta, o nel suggerire l’analogia tra scena boschiva e tuffo in acqua.
A prima vista ho avuto l’impressione che si puntasse molto –o addirittura, in modo eccessivo- sul tecnicismo, e sugli effetti, e la nota a fine albo sulla creazione e colorazione delle tavole dà qualche conferma.
Non sono il candidato migliore per parlare di “artificiosità” (specie se la contrapponiamo a “naturalezza”, espressione che detesto), ma alla lunga –nota personale- l’uso costante del filtro ad effetto acquarello mi è risultato un po’ stucchevole. Ma è davvero l’unico appunto da fare, e solo perché il livello è tale da richiedere certa attenzione speciale anche nelle note da proporre.
Alcune tavole son davvero magnifiche, le streghe coi loro crani deformi e quasi “fluidi”, o i tratti oscuri e indefiniti, le dentature, sono un incanto di terrore.

Non è una pecca dell’albo, ma scricchiola un po’ nei cliché narrativi e nei topos attuali, dove pare che tutti -dal cinema, alla musica di successo, sì, al fumetto-, seguano un manierismo ormai marcatissimo.
Mi si passi lo sfogo: ma oggi la storia va narrata “in un certo modo”, proposta “in un certo modo”, alcuni punti vanno toccati, e anche quelli “in un certo modo”; non si esce mai dal seminato e, se se ne esce, è per farlo pure “in un certo modo”.

Wytches_04-3L’accumulazione di pathos, per non essere del tutto vaghi, passa per i canonici “sensi di colpa” americani e specie “militarizzati” -non ero lì a difendere chi avrei dovuto difendere-; si giovano dell’empatia verso il patologico, abusano del nesso “virtù-felicità”.
Per esempio, desiderare il male, anche senza compierlo, ti rende non solo complice, ma in qualche modo addirittura causa efficiente della sua concretizzazione, qualora esso avvenga; un peccato da espiare e che attrae male a sua volta. Ciò è abbastanza ricorrente nell’immaginario e nella visione del mondo di uno statunitense.

Se vogliamo concludere affibbiando l’etichetta di “manierismo” all’albo facciamolo pure, ma specificando che si tratta comunque di bellissimo prodotto, e che la critica –ammesso sia tale- si rivolge a un intero momento artistico, che solo come tale diventa per definizione noioso, e finisce sempre in una “rivoluzione” che a questo punto si sta facendo attendere un po’ ovunque.

A ogni modo, e invece, non mi sono affatto annoiato, nemmeno nella stesura di queste righe, quindi l’esperienza è solo positiva. Dei migliori horror che abbia letto, francamente ho passato bei momenti.
Un acquisto consigliabile.

Nuova clip per Batman v Superman: Dawn of Justice

Ieri sera durante lo speciale Jimmy Kimmel Live: After The Oscars è stata mandata in onda una clip del prossimo film DC Comics/Warner Bros Batman v Superman: Dawn of Justice.

Diretto da Zack Snyder con Ben Affleck, Henry Cavill e Gal Gadot al suo debutto come Wonder Woman, “Batman v Superman: Dawn of Justice” uscirà negli USA il 25 Marzo 2016.

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Pikachu, scelgo te… da vent’anni!

Questa metà degli anni ’10 si sta rivelando ricchissima di splendidi ventennali: solo per riassumere i più recenti e significativi, nel 2014 è stato festeggiato quello del cartone animato di Sailor Moon, nel 2015 ha soffiato sulle candeline la serie tv di Neon Genesis Evangelion e in questo 2016 appena iniziato si lanciano già i coriandoli per il fumetto di Card Captor Sakura, per non parlare del fatto che l’anno prossimo 2017 sarà la volta del videogioco Final Fantasy VII. Continue conferme del fatto che gli anni ’90 del secolo scorso sono stati un periodo di fertilità creativa difficilmente ripetibile.

Ma c’è un altro titolo che quest’anno festeggia il suo ventesimo compleanno: Pokémon! La serie di videogiochi partita con i due episodi Rosso e Blu è infatti stata messa in vendita in Giappone a partire dal 27 febbraio 1996 benché concepito ben prima.

Composizione di Pokémon.

Dalla prima generazione ad oggi sono stati creati qualcosa come oltre 700 Pokémon, ovviamente in espansione: in pratica una fauna parallela a quella terrestre.

Il videogame venne ideato da Satoshi Tajiri immaginando di spostare in versione elettronica il collezionismo di insetti, ancora oggi così comune fra i bambini giapponesi; ad esempio, un celeberrimo collezionista fu nientemeno che Osamu Tezuka. Evidentemente l’idea, benché bizzarra, non era del tutto peregrina dato che, con le sue quasi 300 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Pokémon è diventato il secondo titolo in assoluto più venduto nella storia dei videogiochi, superato solo da Super Mario pure della Nintendo.

Regalini dell'account giapponese della Nintendo su LINE.

Regalini dell’account giapponese della Nintendo su LINE: nella prima immagine il professor Oak annuncia «Benvenuti nel mondo dei Pokémon», le altre tre non hanno assolutamente bisogno di spiegazione essendo più famose di Gesù (cit.).

Per festeggiare i mostri tascabili, questo 2016 sarà tutto un fuoco pirotecnico di iniziative varie, dalle più grandi come il lancio dei nuovi capitoli Pokémon Sole e Pokémon Luna a quelle più piccole e quotidiane come i regali di Toad, la mascotte di Nintendo, che sull’account giapponese di LINE ha regalato agli utenti le icone con i primi tre storici Pokémon Charizard, Squirtle e Bulbasaur in 8bit.

Screenshot dell'account giapponese della Nintendo su LINE.

Uno screenshot dell’account giapponese della Nintendo su LINE: la tastiera è diventata il laboratorio del professor Oak e digitando le sfere poké si ottengono le icone dei primi tre Pokémon; digitando Toad artista invece si ottiene un disegno fatto da lui (?) che ritrae un bel Pikachu ciccione.

Oltre ai regalini gratis, la Nintendo deve anche fatturare sul franchise sia coi suddetti titoli nuovi sia con quelli vecchi. Per prima cosa ha prodotto delle edizioni speciali del Nintendo 2DS in plastica colorata trasparente come erano i gloriosi GameBoy, e poi ha rimesso sul mercato i primi quattro capitoli Rosso, Blu, Verde e Pikachu in edizione da collezione solo su prenotazione: il cofanetto è composto dalla card per scaricare il gioco su DS, una guida cartacea al gioco, una mappa del mondo esplorabile, un magnete a forma di replica esatta della cartuccia per GameBoy, e infine il codice segreto per catturare il Pokémon leggendario Mew.

Giorgio Vanni power.

Insomma un anniversario coi fiocchi, di cui hanno parlato anche tutti i telegiornali dei canali tv giapponesi essendo ormai i Pokémon in tutto e per tutto un prodotto culturale noto all’intera popolazione locale con infiniti fumetti, film e merchandising in aggiunta ai videogiochi, i quali comunque restano ancora e sempre il cuore principale della serie: forse la cura e l’attesa per i nuovi episodi del videogame e il lasciare volontariamente tutto il resto come un contorno è proprio la ragione del successo dei Pokémon, una saga fedele a sé stessa. Quindi, oggi come vent’anni fa, gotta catch ‘em all!

Lupin III Live Action Movie…

Ebbene sì, ci sono andato.

Peraltro senza sapere cosa aspettarmi, senza aver letto recensioni né italiane, né straniere, senza sapere altro che è “il primo film su Lupin approvato da Monkey Punch“.LUPIN-III-poster-limited-edition

Beh, in effetti c’è molto del cartone animato, non solo perché i doppiatori italiani sono gli stessi, non solo perché Lupin indossa i tipici pantaloni e le scarpe con le punte verso l’alto, e cammina con le ginocchia flesse e l’apertura dei piedi esageratamente “a papera”.

Ci sono le espressioni dei personaggi, la sigaretta di Jigen e la katana di Goemon che si chiude con uno scatto, la Fiat 500 gialla (con la targa “storica” e il marchio FIAT rosso ben riconoscibile, però modello nuovo) dal cui tettuccio volano via le banconote e che non si ammacca mai, neppure quando si prende a sportellate con l’Hammer dei cattivi.

C’è Fujiko che se ne va con il bottino, mentre Jigen apostrofa Lupin con un “te l’avevo detto”, per poi finire inseguiti dalle immarcescibili macchine bianche e nere, con Zazà che urla dal megafono.

C’è la spada di Goemon che taglia la porta di acciaio spessa un metro, ferma centinaia di pallottole; c’è Jigen che si salva con due proiettili contro il cattivo di turno dotato di mitraglietta.

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Non mancano alcune chicche: dal cameo del maestro Monkey Punch, in aereo accanto a Goemon, alla citazione della scena iniziale de Il Castello di Cagliostro, con Lupin e Jigen che fuggono (anche se qui affrontano dei cattivi armati fino ai denti) saltando di gran carriera gli ostacoli per infilarsi nella 500 gialla dal tettuccio.

E a volte c’è anche troppo: i cattivi grossi e stupidi (con corredo di bad girls), il supercattivo ladro a sua volta, ma ben poco gentiluomo; i “collaboratori esterni” che rimangono poco più che macchiette.

D’altra parte qualcosa manca…

Le misure di Fujiko (bellissima Meisa Kuroki, ma purtroppo di giapponesi di carne ed ossa paragonabili alla maggiorata più maggiorata dei cartoni non ce ne sono), la mascella quadrata di Zenigata (secondo me il personaggio meno riuscito insieme a Goemon).

Mi ci è voluto un po’ ad abituarmi a Lupin (e a Jigen) con gli occhi a mandorla, (e con i buchi per gli orecchini nei lobi delle orecchie :/ ) ma piano piano l’interpretazione si è fatta più convincente e ironica. Inizialmente infatti Lupin era “troppo serio”. L’inizio in stile un po’ Mission Impossible ha creato una tensione eccessiva, per il nostro ladro preferito, culminata nella morte del “padre putativo” di Lupin, violenta al punto da lasciare quasi di stucco… “ma come, non è Lupin?!”. D’altra parte nella prima parte il nostro ladro gentiluomo è alle prime armi, e la storia è ancora indefinita…

Poi piano piano la compagnia si stabilizza e il film si scioglie, mantenendo comunque dei passaggi (anzi, quasi dei salti) di registro non sempre lineari, a volte forzati, al punto da sembrare voluti. Infatti nel film convivono molte anime (spesso sottolineate da citazioni): da alcuni passaggi quasi onirici tipici dei film orientali (la scena di Goemon nel bosco di bambù mi ha ricordato un po’ La foresta dei pugnali volanti) alle scene di combattimento a mani nude e con inquadrature iper-ravvicinate. Dalle esplosioni in stile Chuck Norris, ai momenti drammatici della relazione tra Lupin e il suo antagonista Michael Lee. Dal cattivo “tagliato in due” in stile quasi Hokuto, alla tipica atmosfera scanzonata dei cartoni del nostro eroe, con Zenigata sempre tra il serio e il faceto.

Anche nella parte tecnica il film sembra “discontinuo”. Negli effetti speciali, nel ritmo, nella musica. È come se a tratti ci si concentrasse solo su un aspetto, quasi assolutizzandolo e perdendo di vista il contesto in cui ci si muove.

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Per chi segue i lungometraggi animati del ladro gentiluomo, il film per molti versi è sembrato continuare la falsariga degli special: nella caratterizzazione del “cattivo” di turno, super-ricco e quindi super-avido; nel carattere storico dell’oggetto del contendere; nelle caratteristiche di trama e realizzazione non sempre convincenti.

Non sarà un film che passerà alla storia del cinema, ma agli appassionati non dispiacerà. La caratterizzazione dei personaggi è riuscita, la storia e altri aspetti lo sono a tratti. Forse un po’ diluito, 2 ore e 13 minuti sono tanti (troppi?), e, anche per quanto detto sopra, non riesce a tenere. Però in questo modo si ritrovano tutti gli aspetti che un amante del ladro gentiluomo si aspetta. Ecco, per chi non conosce bene il personaggio, in alcuni punti il film risulterà poco convincente, ma l’appassionato (malato?) ci troverà tante citazioni e ritroverà, almeno in buona parte, i personaggi che è abituato a conoscere, cosa non sempre frequente in operazioni come questa.

A marzo novità sulla seconda stagione di “Attacco dei Giganti”

Shintarou Kawakubo, l’editor di Hajime Isayama per il manga di Attacco dei Giganti (Shingeki no Kyojin) ha dichiarato tramite Twitter che il 9 Marzo verrà pubblicata un’intervista tra Isayama e il regista dell’anime Tetsurou Araki.

Il prossimo numero di Bessatsu Shounen della Kodansha conterrà l’intervista incentrata sul futuro della serie, i dettagli sulla produzione dell’anime e dei film e i primi dettagli sulla seconda stagione.

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Liselotte e la foresta delle streghe – una recensione empatica

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Liselotte e la foresta delle streghe è uno dei nuovi titoli appena pubblicati da Panini Comics per PlanetShoujo: edito per la prima volta in Giappone nel 2011 (vanta solo 5 volumi completati ed è ancora in corso di lavorazione) è firmato alla storia e ai disegni da Natsuki Takaya.

Spero che molti di voi si ricorderanno dell’opera maggiore della Takaya, quel Fruits Basket portato in Italia da Dynit nel 2007 e che è tuttora il secondo titolo più venduto in Giappone. Con un disegno ancora poco sicuro, che poi andando avanti con il lavoro diventa sempre più pregevole e personale, l’autrice racconta la storia delle sfortunata Toru Honda, orfana, costretta a lavorare e a vivere in modo miserevole, che un giorno incontra il rampollo della prestigiosa e misteriosa famiglia Soma, Yuki. Nonostante la misoginia mostrata da tutta la famiglia, Toru sarà accolta in casa da Shigure, scrittore un po’ depravato, cugino di Yuki e di Kyo, un altro membro della casata che sembra odiare visceralmente Yuki e tutta la stirpe Soma. Toru con la sua dolcezza riuscirà piano piano a permeare i segreti che soffocano il cuore dei suoi nuovi amici, scopre così la terribile maledizione che grava su di loro: da secoli i discendenti Soma  si trasformano nell’incarnazione degli animali dello Zodiaco cinese. Ad avere la parte peggiore è proprio il giovane Kyo, che rappresenta il Gatto: già preso in giro dal Topo che lo esclude dal banchetto dello zodiaco, quando si trasforma assume i tratti e l’odore rivoltanti di un mostro. Toru decide di rompere la maledizione e liberare tutti da questo supplizio, ma…rimg044

Natsuki Takaya riesce a raccontare una vicenda incredibilmente ricca di pathos, dove è facile immedesimarsi nei personaggi e soffrire la loro stessa impotenza di fronte a un destino a cui sembra impossibile ribellarsi. Nonostante il disegno, come dicevamo, inizialmente approssimativo, con occhi enormi (guardando Toru nelle prime tavole non si può far a meno di pensare all’epiteto omerico “occhi di vacca”, attribuito alla dea Era), è un’opera appassionante: si soffre con i personaggi, ci si innamora di loro. L’autrice riesce perfettamente nel difficile compito di rendere le immagini sulla carta una cosa vera e credibile, per quanto inequivocabilmente inventata. A questo scopo lavora soprattutto la tematica principale: combattere contro il destino, non arrendersi, cercare con tutte le forze di essere felici. Toru, dagli occhi di mucca, tondi, profondi, mansueti, è l’elemento davvero forte, non si arrende mai, non pensa neanche per un attimo che le cose siano giuste così, visto che sono invece inequivocabilmente ingiuste, e decide di lottare e non accontentarsi.

E Liselotte, in questa nuova opera, sembra aver raccolto l’eredità della piccola liceale. L’ambientazione qui è totalmente fantasy: in un mondo imprecisato, in un luogo imprecisato, ma molto molto ad est, i personaggi della storia sono stati esiliati, non si sa perché, vicino ad un bosco che si dice popolato da streghe. Quello che riusciamo a capire dal primo volume è che la principessa Liselotte e i suoi due servitori bambini sono stati portati lì a morire, perché qualcosa di grave è successo tra la ragazza e suo fratello erede al trono. Ma Liz non ha nessuna intenzione di abbandonarsi alla disperazione o all’inazione: lei vuole vivere. E se questo significa combattere contro le streghe, non se ne farà un problema, soprattutto se al suo finco si schiererà il misterioso En.

A mio parere quest’opera della Takaya ha dunque ottimi presupposti: il disegno affascinante, una storia piena di intrighi e sentimento… non vedo l’ora di leggerne i prossimi numeri e ritrovare quella sensazione di empatia che l’autrice mi ha fatto provare in passato.

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Premio Tezuka 2016 – Le Nomination

Sul quotidiano Asahi Shimbun sono state pubblicate le sette nomination per la ventesima edizione del Tezuka Osamu Cultural Prize. Il premio, conosciuto anche come Premio Tezuka, intitolato al dio dei manga Osamu Tezuka (Astro Boy, Kimba, Black Jack) viene assegnato annualmente all’opera che meglio ha rappresentato il fumetto giapponese.

Questi i candidati:

OrangeOrange di Ichigo Takano pubblicato da Futabasha

Naho Takamiya è una timida sedicenne che riceve una lettera dalla sé stessa dal futuro. Qui trova istruzioni dettagliate sulle azioni da intraprendere per evitare che Kakeru Naruse, una nuova studentessa appena trasferita nella sua scuola, sprofondi nella depressione e si suicidi.

 

 

 

 

 

 

Golden KamuyGolden Kamuy di Satoru Noda pubblicato da Shueisha
Un soldato del conflitto Russo-Giapponese è diretto in Hokkaido in cerca del tesoro nascosto degli Ainu, si confronta con criminali e schiaccianti forze della natura. Qui incontra una ragazza Ainu che gli salva la vita.

 

 

 

 

 

 

 

Kodoku no GourmetKodoku no Gourmet scritto da Masayuki Kusumi e disegnato da Jiro Taniguchi pubblicato da Fusosha
Storie brevi incentrate sulle vicende gastronomiche di un venditore in giro per il Giappone.

 

 

 

 

 

 

 

ChihayafuruChihayafuru di Yuki Suetsugu pubblicato da Kodansha
Chihaya Ayase è una ragazza schietta e vivace che rimane affascinata dall’oscuro mondo del karuta, un gioco di carte basato sulla poesia giapponese. Viene introdotta ad uno stile di gioco aggressivo dalla riflessiva e silenziosa compagna di classe Arata Wataya con la quale diventa rapidamente amica. Cominciano a giocare in gruppo insieme a Taichi Mashima, un  amico di infanzia di Chihaya, fino a quando si debbono separare durante le scuole medie. I Tre si reincontrano una volta alle superiori.

 

 

 

 

 

Cho-no-MichiyukiCho-no-Michiyuki di Kan Takahama pubblicato da Leed Publishing
Nel distretto di Maruyama di Nagasaki, una storia d’amore e morte coinvolge una cortigiana ed un uomo molto malato.

 

 

 

 

 

 

 

Hanagami SharakuHanagami Sharaku di Kei Ichinoseki pubblicato dalla Shogakukan
Ambientato nel periodo edo, il secondogenito di un ufficiale della città lavora come flautista al teatro Nakamura-za per il maestro kabuki Ichikawa Danjūrō V. Alla morte del fratello maggiore deve però imparare a diventare un guerriero. Allo stesso tempo un serial killer sta assassinando le giovani ragazze di Edo.

 

 

 

 

 

 

Yotsuba&!Yotsuba&! di Kiyohiko Azuma  pubblicato da MediaWorks
La famiglia Koiwai, composta dalla piccola Yotsuba e da suo padre, si è trasferita in una nuova città. Diventa subito chiaro ai nuovi vicine che la piccola è una ragazzina davvero strana…

 

 

 

 

 

 

 

Le nomination sono state scelte tra titoli raccomandati da specialisti del settore e dipendenti delle librerie. Per essere candidato il manga deve aver pubblicato almeno un volume nel 2015. Il titolo più raccomandato è stato Orange.

I vincitori verranno annunciati dall’Asahi Shimbun all’inizio di Aprile e la cerimonia di premiazione si terrà il 29 Maggio.

Nuovo trailer per Gundam Origin III

Il sito Gundam.info ha messo online il secondo trailer per Mobile Suit Gundam: The Origin III L’alba della ribellione (Mobile Suit Gundam: The Origin III Akatsuki no Hōki).

Il terzo capitolo del progetto Gundam Origins, debutterà in Giappone il 21 Maggio e, come per gli episodi precedenti, il film uscirà in 15 sale per due settimane.

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La serie di film, basata sul manga di Yoshikazu Yasuhiko, è ambientata nell’anno 0068 dell’Universal Century e segue i primi passi e la giovinezza di colui che verrà poi conosciuto come Char Aznable. Il primo trailer è visibile QUI

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