Monthly Archives: gennaio 2016

Dammi la mano – tra adolescenza e speranza

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Ci sono due ragazzini, Gianluca detto Jonathan e Maya; hanno tredici anni eppure sembrano molto più vecchi e allo stesso tempo infantili. Si scontrano a scuola, si accusano di furto, vengono alle mani. Il loro “caso” viene affidato al giovane professor Dante, perché si sa che quando si è ancora all’inizio del lavoro nelle scuole si è pieni di entusiasmo e volontà di aiutare i ragazzi… o forse la Preside ha visto in lui qualcosa di diverso. Fatto sta che il giovane prof si impegna a parlare con i genitori dei ragazzi: li dovrà punire e vorrebbe discuterne con loro. Si ritrova così di fronte alla realtà dura e angosciosa che i ragazzini devono vivere in casa: Maya ha una madre single che lavora giorno e notte per pagare le bollette, ma non c’è mai per parlare con lei; Jonathan ha un padre disperato per la morte della moglie, senza più speranza, che passa il giorno sul divano a lamentarsi del destino crudele, lo stesso contro cui mette in guardia il figlio. Maya e Jonathan hanno appreso da loro che non bisogna mai sognare, perché la realtà distrugge le illusioni, che l’amore è esattamente questo, una illusione che naufraga prima o poi, in qualche modo, ma è una lezione troppo dura, troppo univoca, troppo figlia della rabbia per loro e il professore lo capisce bene. Decide che i due hanno bisogno di conoscere una nuova realtà, che devono costruirla con le loro mani, insieme: ed escogita una punizione adeguata a loro, che li porterà pian piano a conoscersi, riconoscersi e affrontare le loro debolezze, a crescere.

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Già da questa trama si intuisce che Dammi la mano di Simona Binni è una storia realistica, evidentemente frutto delle esperienze dell’autrice come educatrice, ma è anche una storia delicata ed edificante che può interessare diverse fasce di lettori, esattamente come specifica la collana della Tunué in cui è pubblicata: Tipitondi, dagli 8 ai 99 anni. Ed è un romanzo in immagini (detesto il termine Graphic novel, quasi peggio di Romanzo grafico) che forse non porta nessun elemento di originalità o di eternità al panorama del fumetto, ma è onesto, descrive delle condizioni fin troppo usuali della contemporaneità, non solo italiana, ma molto più in generale dei nostri tempi e si intuisce che è qualcosa che l’autrice ha sentito profondamente. Le tematiche affrontate sono la solitudine, l’incomprensione tra adulti e ragazzi, la paura del mondo e di crescere: i due ragazzi costretti a lavorare a stretto contatto riusciranno ad aprire i gusci dentro cui hanno rinchiuso e soffocato sé stessi e si apriranno alla sfida del mondo, saranno capaci di rischiare e di perdonare chi non ha saputo capirli e aiutarli. Jonathan inseguirà il suo sogno, e Maya ritroverà una sua parte mancante. La scuola e gli insegnanti, una volta tanto, si ritagliano un ruolo positivo in questo sviluppo umano, ritornano a svolgere un’azione educativa e di incoraggiamento che purtroppo, troppe volte, nella quotidianità, sembrano aver perduto.

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Nota meno positiva per me sono i disegni: la Binni ha uno stile personale, che può o non può piacere, a gusto individuale, e ha sicuramente una buona mano, ma sembra quasi che la realizzazione sia forzata, come se il character, soprattutto nelle pagine iniziali, sia autoimposto, come una volontaria ricerca di originalità nei tratti dei visi. Stiamo parlando di una affermata illustratrice che non ha bisogno di nessuna lezione, (è alla seconda pubblicazione di opere a fumetti per la Tunué, la prima è Amina e il vulcano) le mie sono solo impressioni, ma guardando la differenza di linee tra l’incipit e le ultime pagine si nota come il tratto sia molto più fluido e aggraziato alla fine, in confronto a una sorta di rigidezza iniziale. I colori vivaci e allo stesso tempo liquidi di Marcello Iozzoli fanno da collante al tutto, che risulta comunque molto gradevole e di qualità.

Alla fine delle 116 pagine sono stata contenta di averlo letto, mi ha ricordato cosa significhi avere tredici anni e l’ansia di trovarsi così tanta vita davanti.

Custodire INVINCIBLE…

Custodire INVINCIBLE

Escono venerdì 29 gennaio i tre cofanetti creati da saldaPress

per raccogliere gli albi di Invincible dal numero 1 al numero 36

Venerdì 29 gennaio è un grande giorno per tutti i fan di INVINCIBLE che negli ultimi due anni hanno acquistato e collezionato gli albi della serie supereroistica creata da Robert Kirkman e Cory Walker. Si tratta, infatti, del giorno di uscita dei tre cofanetti creati da saldaPress per raccogliere i numeri dall’1 al 12, dal 13 al 24 e dal 25 al 36, comprese le edizioni variant uscite nel corso degli ultimi due anni. Ma non è tutto: i cofanetti saranno in vendita con tre albi esclusivi, a loro volta in versione variant cover. Precisamente gli albi 12, 24 e 25, disponibili solo in questo modo.

Non si tratta di semplici cofanetti, dunque, neanche dal punto di vista qualitativo. I box sono in cartone rigido, con chiusura integrale e clip magnetica invisibile per fare in modo che non possano aprirsi. Nella parte posteriore di ciascun cofanetto, inoltre, compare un frammento dell’iconica immagine di Invincible in volo, in modo che, accostando le tre custodie, sia possibile ricomporre il disegno di Ryan Ottley. Un dettaglio che impreziosisce ulteriormente un prodotto destinato a custodire una della serie supereoistiche più sorprendenti degli ultimi anni.

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Il prezzo dei cofanetti – disponibili da venerdì 29 gennaio in fumetteria e nello shop online del sito saldapress.com ­– è di 13 euro ciascuno (variant compresa).

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Maledetta balena in libreria da febbraio

Comunicato Stampa

Maledetta balena di Walter Chendi
in libreria da febbraio!

Dall’autore de La porta di Sion, vincitore del Gran Guinigi 2010
per la Miglior Storia Lunga a Lucca Comics & Games
1943. Giovanni Dardini, dopo essere stato ferito, viene spedito a fare il cuoco su una nave ormeggiata in un canale del nord. La nave era stata completata poco prima dello scoppio della guerra e conseguentemente rifiutata dalla Svezia, a cui era destinata. Una volta a bordo, Giovanni scopre che la situazione è molto più intricata di quanto non sembri: il capitano sta conducendo un gioco pericoloso per rivendere al mercato nero il contenuto della nave bloccata, e in più ospita a bordo sua figlia all’oscuro di tutto l’equipaggio. Anni dopo, un Giovanni ottantenne, su un letto di ospedale, ricorda la sua avventura fra sogno e allucinazione, e trova la forza di slanciarsi di nuovo e tentare, come un tempo, l’impossibile.

 

Walter Chendi
Classe 1950, triestino, pubblica alcuni suoi lavori su Comic Art accanto ad altre grandissime firme del fumetto italiano e internazionale. Seguono la sceneggiatura di Vedrò Singapore? e la collaborazione con Rizzoli Lizard per due titoli: Mont Uant e Est Nord Est. Nel 2010 vince il Gran Guinigi a Lucca con La porta di Sion e nel frattempo fa uscire tre volumi di racconti sulla Trieste asburgica, Maldobrìe.

Lo Chiamavano Jeeg Robot – Il trailer ufficiale del film

Comunicato Stampa

Carissimi,
siamo felici di presentarvi il trailer ufficiale di LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT, il film di Gabriele Mainetti acclamato al Festival del Cinema di Roma con Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli che arriverà al cinema il 25 febbraio con Lucky Red.  

Trailer ufficiale

Di seguito la sinossi e i materiali disponibili sul film.

SINOSSI: Enzo Ceccotti entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.

Visita il sito ufficiale – http://www.lochiamavanojeegrobot.it/

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#LoChiamavanoJeegRobot

Madoka Magica meets Ryuutarou Arimura

Da un paio d’anni il gruppo musicale rock giapponese Plastic Tree ha totalmente cambiato la propria immagine, immagine che per loro è basilare essendo una band visual kei, cioè un tipo di glam rock in cui l’importanza della parte visiva non è inferiore a quella musicale. Sostanzialmente è teatro: le band visual kei pubblicano più DVD che album e scrivono più saggi, editoriali, articoli su riviste e interviste varie (corredate da mille foto) che testi di canzoni. Lo scopo finale è fornire all’ascoltatore una controparte visiva di quella sonora, come in Fantasia, e ottenere nei concerti appunto un risultato teatrale, in cui scenografie, costumi, trucco & parrucco eccetera si sposano con le proposta musicale. Concettualmente non siano lontani dall’opera lirica, insomma.

La rock band giapponese Plastic Tree nel periodo "Ammonite".

I Plastic Tree in uno degli scatti più gioiosi e solari della loro carriera, dato che l’iconico cantante Ryuutarou Arimura, noto per i capelli corvini a fungo, i cosplay di L di Death Note e le tetre canottierine sdrucite, indossa addirittura una t-shirt con un fiore rosso.

Data l’importanza dell’immagine, nessuno stupore quindi che i gruppi visual kei pubblichino album e singoli in svariate edizioni con svariate copertine per moltiplicare la loro creatività visiva. I Plastic Tree non fanno eccezione e nel biennio 2014-2015 la band si è affidata al collettivo di artisti noto come Gekidan Inu Curry, che vuol dire qualcosa come “Troupe teatrale Curry del cane” (o “al sapor di cane”, il che è inquietante), ormai celebre per gli otaku di tutto il mondo per aver lavorato a serie come Sayonara zetsubou sensei e soprattutto a Puella Magi Madoka Magica, il majokko alternativo diventato certamente uno degli anime più importanti dai tempi di Neon Genesis Evangelion, e per i suoi stessi motivi: profondo legame con la produzione precedente, reinvenzione dei topoi del genere, trama basata non sugli eventi esterni bensì sulle scelte e svolte psicologiche dei personaggi, e finale aperto a interpretazioni e sequel. Infine, c’è un altro basilare elemento comune: la fortissima identità grafica. Infatti, come chiunque abbia visto Neon Genesis Evangelion non può dimenticare la grafica allarmante della NERV e dei suoi sistemi di difesa, allo stesso modo chiunque abbia visto Puella Magi Madoka Magica non può dimenticare la grafica allarmante delle Streghe e dei loro sistemi d’attacco. Evidentemente è andata così anche per i Plastic Tree, che nello spot pubblicitario dei concerti di fine anno 2015 citano la serie di Hideaki Anno (enormi ideogrammi bianchi su fondo nero, Inno alla gioia di Beethoven, montaggio serrato) e nelle copertine delle loro ultime uscite citano la serie di Akiyuki Shinbou.

Copertine di album di musicisti giapponesi disegnate da fumettisti.

Quando i fumettisti incontrano i musicisti. In rigoroso ordine cronologico: in alto a sinistra la copertina dell’album Noblerot (cioè la muffa nobile della pianta di vite) degli ALI PROJECT del 1998 realizzata dalle CLAMP in piena fase Clover; al centro il singolo del 2000 dei LAREINE Bara wa utsukushiku chiru che coverizza la sigla originale di Lady Oscar ed è illustrato da Riyoko Ikeda in persona; a destra Invade del 2011 dei jealkb per cui Akira Toriyama ha lavorato gratis essendo un «amico di bevute dei membri della band». Sotto: a sinistra la copertina di Nihon chinbotsu (“Il Giappone affonda”) del gruppo visual kei R-shitei del 2012 disegnata da Suehiro Maruo nel suo raffinato stile grand-guignol; al centro la stilosissima cover dello stilosissimo mangaka Hisashi Eguchi per lo stilosissimo album del 2013 date course delle idol lyrical school; a destra la versione giapponese dell’eponimo album di debutto del 2014 della pop-rock band svedese Dirty Loops illustrata da Hirohiko Araki (e nella versione intera si vede che i personaggi sono in pose assurde e galleggiano sui fiori).

Tralasciando il grande mondo delle sigle degli anime dove spesso le copertine sono illustrate dai character designer delle serie, nonché tutta quella musica con una funzione nella trama che ha nella saga di Macross il suo massimo rappresentante, va comunque ricordato che non è assolutamente la prima volta che in Giappone il mondo della musica incontra quello di fumetti & cartoni animati. Gli esempi sono numerosi e con grandi nomi coinvolti: fra le tante collaborazioni, molte sono in ambito visual kei come quelle fra i LAREINE e la loro musa Riyoko Ikeda, fra i jealkb e il sempiterno Akira Toriyama o fra gli R-shitei e il maestro del grottesco Suehiro Maruo; anche in ambito più pop basti citare gli ALI PROJECT con le storiche collaboratrici CLAMP, le lyrical school che si fregiano di avere una cover di Hisashi Eguchi, e addirittura la band svedese Dirty Loops che per la versione giapponese del proprio album di debutto ha chiesto a Hirohiko Araki di disegnare la copertina, per non parlare dell’intera discografia degli ASIAN KUNG-FU GENERATION i cui artwork di tutti i singoli e gli album sono opera di Yusuke Nakamura (il character designer del celebrato anime The Tatami Galaxy). In questo caso però si è trattato di un progetto inedito: il gruppo artistico Gekidan Inu Curry e il gruppo musicale Plastic Tree hanno lavorato insieme e pianificato una serie di opere visivo-musicali realizzate seguendo un tema comune; nella pratica sono stati pubblicati tre singoli conclusi poi da un album (in Giappone i singoli escono prima degli album) con copertine splendide e, sorpresa, componibili.

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Il primo lavoro, risalente al settembre 2014, è stato il singolo Mime (come “mimo” in inglese) edito in quattro versioni: una conteneva il solo CD, le altre tre un DVD extra con contenuti diversi tipo il videoclip o esibizioni live. In questo primo caso le quattro cover erano concepite come un nastro infinito: messe in fila una dopo l’alta formano un’immagine continuativa, ma anche il bordo superiore della prima immagine e quello inferiore dell’ultima combaciano così che il cerchio ricomincia. In queste immagini i musicisti stessi hanno collaborato alla grafica e l’ispirazione è palesemente legata a Puella Magi Madoka Magica, con chiari riferimenti alla Walpurgisnacht.

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Anche il secondo singolo Slow è stato stampato in quattro versioni, ma poiché stavolta il tema della canzone era lo scorrere del tempo gli artisti del Gekidan inu curry hanno pensato a una spirale di piccioni psichedelici, volti che gocciolano latte e bambini dagli occhi rossi su quattro copertine che si compongono a formare un cerchio; cerchio che poi, nel merchandising della band, diventa un vero orologio.

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Il terzo e ultimo singolo della collaborazione fra i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry è stato Rakka (“Cadono i fiori”), col suo video in cui cadono le parole e le cover in cui cadono i fiori, gli occhi, le stelle, le farfalle, i paisley, i colori, le lacrime di Ecoline, i ricordi e tutto quanto possa cadere sulla città in questo rettangolo stretto e lungo.

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Infine, come regalo per i fan, i Plastic Tree hanno pubblicato a Natale 2015 l’album Hakusei (“Animali impagliati”), nella cui cover i volti dei quattro componenti della band appaiono all’interno di quello di un quinto individuo dalle pupille vitree, circondato da varie parti di animali altrettanto immobili e statuari, il cui collo è fissato a una cornice appesa al muro. Nell’edizione deluxe l’album è contenuto all’interno di un cofanetto di cartoncino con un libro illustrato in cui le foto dei musicisti sono state ritoccate a mano all’acquerello, tempera e collage dagli artisti per apparire come animali impagliati con pose innaturali e occhi immobili. Un’idea piuttosto inquietante, hitchcockiana, ancor di più considerando che gli animali impagliati sono un tema di Psyco e che quel corvo nero sulla testa di Ryuutarou Arimura e del personaggio in copertina è chiaramente un rimando a Gli uccelli.

Chissà se i Plastic Tree e i Gekidan Inu Curry avevano in mente Morrissey e il suo motto «Meat is murder» quando hanno pensato al tema visivo dell’album: non lo sapremo mai, ma almeno agli amanti degli anime e a quelli di j-rock resta quest’interessante quartetto di dramatis personæ, tempus fugit, vanitas e et in Arcadia ego (che allegria).

A Tokyo una mostra dedicata a Sailor Moon

Il 16 Aprile 2016 verrà inaugurata alla Sky Gallery di Roppongi Hills la mostra The Exhibition of Pretty Guardian Sailor Moon dedicata alla popolarissima eroina creata da Naoko Takeuchi nel 1992.

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La mostra terminerà il 19 Giugno e vedrà esposti i materiali di produzione della prima serie TV, le prime edizioni del manga e tanto altro. Sarà anche allestito un Caffè a tema e dalle finestre del noto edificio di Roppongi si potranno vedere le strade di Azabu-Juban, il quartiere nel quale vive Usagi e in cui sono ambientate gran parte delle avventure di Sailor Moon.

Angoulême 2016 – parla Tunué

Comunicato Stampa

Ogni anno è sempre una grande emozione, si parte con molte aspettative, desideri, proposte e progetti. Il Festival Internazionale di Angoulême 2016, la più importante manifestazione d’Europa dedicata al mondo del fumetto, è ricco di soddisfazioni per la Tunué. I motivi sono diversi, primo fra tutti la candidatura del graphic novel Viola giramondo di Stefano Turconi e Teresa Radice alla Sélection Jeunesse, a cui corrisponde il Premio come Miglior fumetto per ragazzi! Il graphic novel è stato tradotto in Francia dalla Dargaud con il titolo di Violette autour du monde, in tre volumi cartonati.


Candidato anch’esso alla Sélection Jeunesse Jeremie Moreau, disegnatore del graphic novel La scimmia di Hartlepool (premio  speciale della Giuria ai Gran Guinigi 2015 di Lucca Comics), con il nuovo Tempête au haras, scritto da Chris Donnerper. Per la manifestazione francese, l’enfant prodige del fumetto ha realizzato addirittura la clip animata, trasmessa da tutti i canali televisivi transalpini.

Anche Nob con Dad #1 è in lizza ad Angoulême nella medesima categoria. Avete imparato a conoscere l’autore francese grazie ai graphic novel Tipitondi che narrano le agresti vicissitudini di Mamette ( volume 1 Vita di campagna; volume 2 La strada più lunga).

 

La Tunué sarà presente al festival ospite della Regione Lazio, all’interno di uno spazio espositivo istituzionale presente nell’area “diritti internazionali”. Con una produzione ormai attestata  oltre la soglia dei 30 titoli l’anno, e potete scommetterci che il nostro obiettivo sarà far conoscere le Storie di Tunué agli editori europei, soprattutto quelle firmate da autori italiani!

Sembra ieri quando nel lontano gennaio 2005, zaino in spalla, Emanuele Di Giorgi, Concetta Pianura e Massimiliano Clemente partirono da Latina alla volta della Francia, novelli editori  a caccia di autori internazionali da pubblicare. Ma è proprio ad Angoulême che scoprirono Paco Roca e ne rimasero folgorati. Tutto  iniziò da lì.

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A distanza di undici anni Tunué è diventata una casa editrice con un catalogo straordinariamente variegato, una scuola di fumetto, un enorme contenitore di eventi e iniziative culturali, collane eccellenti quali Tipitondi, Romanzi, Mirari.

Per tutti coloro che avranno il piacere di visitare la manifestazione ecco dove trovarci: dal 28 al 31 gennaio, Area diritti internazionali, stand RL05, 71 Rue Hergé 16000 Angoulême – Francia

Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”

Comunicato Stampa

Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto di “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Disponibile con quattro copertine diverse sarà in edicola insieme alla rosea da sabato 20 febbraio

Milano, 26 gennaio 2016 – In attesa che Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti arrivi nelle sale il prossimo 25 febbraio, Lucky Red e La Gazzetta dello Sport presentano il fumetto omonimo basato sul film.

L’operazione, in coerenza con il carattere originale riconosciuto al film dal pubblico e dalla critica della Festa del Cinema di Roma, intende proporre al pubblico di lettori e spettatori un prodotto creativo nuovo, unendo due forme d’arte – film e fumetto – e generando qualcosa di completamente autonomo e parallelo, senza il rischio di spoiler.

Scritto e curato da Roberto Recchioni, curatore editoriale di Dylan Dog e creatore di Orfani, con i disegni di Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone e i personaggi ispirati a quelli del film di Gabriele Mainetti, il fumetto di Lo chiamavano Jeeg Robot sarà in edicola con La Gazzetta dello Sport da sabato 20 febbraio al prezzo di €2.50 con quattro copertine da collezione realizzate da Leo Ortolani, Roberto Recchioni, Giacomo Bevilacqua e Zerocalcare. In avvicinamento alla data di uscita del fumetto, le quattro copertine verranno mostrate in anteprima.

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Di seguito le anteprime delle altre tre  copertine. Tutte e quattro saranno in edicola con il fumetto da sabato 20 febbraio. Il lettore potrà così scegliere quale acquistare o se decidere di collezionarle tutte:

  • venerdì 29 gennaio Leo Ortolani (Rat-Man)
  • giovedì 4 febbraio Roberto Recchioni (Dylan Dog, Orfani)
  • martedì 9 febbraio Giacomo “Keison” Bevilacqua (A Panda piace)

Il fumetto accompagnerà l’uscita del film, diretto e prodotto da Gabriele Mainettisceneggiato da Nicola Guaglianone e Menotti e interpretato dagli attori Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli. In sala dal 25 febbraio.

Il fumetto con le quattro copertine di Lo chiamavano Jeeg Robot sarà in edicola da sabato 20 febbraio insieme a La Gazzetta dello Sport al prezzo di €2.50 più il costo del quotidiano.

Economix: non è un fumetto (solo) per giovani…

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Si può fare un fumetto che parli seriamente di economia, in un momento in cui l’economia sembra un argomento tragicomico?

La risposta è “SÌ!”

Michael Goodwin è uno scrittore/giornalista (NY Post, Fox News) che ha voluto raccogliere una enorme quantità di informazioni per scrivere una storia dell’economia, per aiutare anche i profani a capirci un po’ di più.

Con l’aiuto del disegnatore Dan E. Barr (Re in incognito) ha prodotto un fumetto che mostra come la Nona Arte possa veramente aiutare e farsi interprete di contenuti non necessariamente supereroistici o di svago

Eppure dal punto di vista grafico il libro, edito da Gribaudo nella collana Straordinariamente, è pieno di caricature, a partire da quella dell’autore, che fa da protagonista nella premessa e da guida per tutta l’opera, portando per mano il lettore dall’inizio del capitalismo fino agli ultimi anni della crisi. Il contenuto è aggiornato praticamente alla data di pubblicazione, e se volete ulteriori informazioni, aggiornamenti tecnici e con “nuove pagine” del fumetto si può andare a cercare sul sito che gli autori hanno dedicato al progetto. È in inglese, ma il progetto è molto interessante.

Facendo riferimenti chiari, esempi che magari faranno storcere il naso ai tecnici o ai puristi del settore, Goodwin fin dalla prefazione mostra qual è il suo intento: «Se il quadro generale è complicato, le singole parti che lo compongono non sono poi così difficili da capire», e spiega anche il perché di questo lavoro: «Siamo cittadini di una democrazia. Gran parte delle questioni su cui votiamo verte sull’economia. È nostra responsabilità capire quello su cui stiamo votando.»

Ecco, sarà che la parola responsabilità mi tocca sempre qualche corda, ma vederla scritta in un fumetto mi fa pensare che la Nona Arte possa arrivare dove altri media non possono, incuriosire adulti e magari anche qualche giovanotto inconsapevole. In effetti, a leggere la bibliografia dell’opera e del sito collegato, il lavoro ha un che di titanico, è densissimo di informazioni storiche, anche se le interpretazioni economiche vanno prese cum grano salis perché l’autore sembra prendere una posizione netta (d’altra parte con questi contenuti è impossibile non farlo).

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300 pagine graficamente interessanti, con un segno pulito, senza ombre, che in questo modo non toglie nulla al contenuto e non fa perdere concetti, storie, personaggi. Questi ultimi, come detto, con le caricature, diventano immediatamente riconoscibili anche ai profani, o ai più giovani. Inoltre sono ricche di citazioni (dal governo USA rappresentato con lo Zio Sam, ad alcuni passaggi che ricordano scene di film o telegiornali famosi). La scansione delle vignette è a servizio dei contenuti, con continui cambi di scena, passando dalla storia, alle vignette didascaliche, agli interventi diretti dell’autore, alle metafore rappresentate graficamente, che rendono la lettura a tratti spassosa.

Si può leggere anche come una storia, o addirittura come una parodia, ma ogni pagina spinge a approfondire, stimola la curiosità, più di qualsiasi trattato o analisi. Il linguaggio del fumetto consente di arrivare diretto a tutti i tipi di lettore, non solo ai giovani, a cui l’immaginario collettivo, in Italia quanto mai duro a morire, dà l’esclusiva di questo medium.

Quindi la lettura può avvenire a molti livelli, lo evidenziano anche i contributi redazionali, dal glossario, agli approfondimenti. Ed ecco perché è un fumetto per tutti: il linguaggio semplice, la grafica pulita e divertente possono attirare anche un lettore giovane; i personaggi della storia recente, i contenuti, la possibilità di approfondire coinvolgeranno un lettore più navigato, che può usarlo come semplice informativa o come punto di partenza; i riferimenti storici, l’aspetto più tecnico può dare spunti di riflessione e approfondimento a studenti, curiosi e a tutti coloro che volessero provare a capirci qualcosa di più.

 

 

Oku-Sama ga Seito Kaichou! Avrà una seconda stagione

Sul nono volume del manga Oku-Sama ga Seito Kaichou! (“Mia moglie è la presidente del consiglio studentesco!”) di Yumi Nakata è stato annunciato che verrà prodotta una seconda serie dell’anime e che uscirà questa primavera .

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La serie ha per protagonista Izumi Hayato che vede la sua ambizione di diventare Presidente del Consiglio Studentesco frustrata dalla vittoria della sua rivale Ui Wakana. La bella ragazza infatti conquista gli elettori grazie ad una campagna che promuove la liberalizzazione dell’amore regalando preservativi agli studenti. Isumi si ritrova così ad essere il suo vice-presidente. Per di più scopre che Ui è anche la sua promessa sposa per cui i due cominciano anche a convivere…

La prima serie, di 12 episodi da otto minuti ciascuno, è stata prodotta dallo Studio Seven per la regia di Hiroyuki Furukawa.

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