Monthly Archives: dicembre 2015

Sulla scrittura e sui personaggi “umani”

Scrivere è difficile. Ci si trova davanti a un foglio bianco e non si sa da dove cominciare, per questo considero gli scrittori persone eccezionali.

Per creare una buona storia ci vuole molto studio, impegno e ricerca; deve avere una trama avvincente, colpi di scena, comicità, dramma, ma soprattutto buoni personaggi. I personaggi, già, proprio questi ultimi sono fondamentali ai fini della riuscita di una buona opera, in fondo sono loro che vivono le avventure e ci fanno emozionare. Proprio per questo spesso, soprattutto nell’ambito fumettistico, il protagonista è una persona fuori dagli schemi, con un talento straordinario, supereroi fortissimi, cervelloni intelligentissimi, samaritani umilissimi e tutta una serie di -issimi che a volte portano sì ad ammirare quel personaggio, ma rendono difficile identificarcisi. Poi a volte spuntano qua e là loro questi volti diversi, figure che staccano dall’eccesso con una personalità più… umana. A mio parere questi sono i personaggi più difficili da creare, quelli più simili alle persone comuni che non hanno nulla di straordinario e tutto di ordinario, ma che comunque riescono ad avere il loro fascino. Generalmente sono quelli che preferisco.

Per spiegarmi meglio farò tre esempi.

Usopp

Usopp. Manco a dirlo, il mio personaggio preferito del fumetto One Piece. Citando Nonciclopedia : «In una ciurma piena di gente che abbatte i palazzi a mani nude, lui tira petardi e uova marce con la fionda». Usopp è il cecchino della ciurma e in sostanza è uno sfigato, non sa combattere ed è un gran codardo, in altre parole è una persona comune. Usopp è il lettore. Difatti, per quanto sia avvincente osservare come Luffy sconfigga il boss di turno, come Zoro sopravviva nonostante i fiumi di sangue versati o come Nami inventi una strategia intricatissima per cavarsela, ciò che farebbe con molta probabilità un normale lettore di fronte agli energumeni da affrontare è scappare. Qui però arriva la svolta. Usopp scappa, ha paura, piange e gli tremano le gambe, ma a metà strada dal salvarsi la pelle si ferma, sa di essere molto debole, anzi il più debole eppure decide di tornare indietro e combattere. E perde. Sì, spesso perde anche o vince per un colpo di fortuna, ma ci prova comunque. Per questo lui fa parte della ciurma di Cappello di Paglia e con lui tutti i lettori che rappresenta, non per qualche capacità innata ma per la volontà. Memorabile poi il combattimento contro Luffy quando dimostra come persino il più debole può dare filo da torcere al protagonista se ci si mette d’impegno.

Cersei & Sansa

Cersei Lannister e Sansa Stark. Due dei personaggi più odiati della serie di libri e telefilm de Il Trono di Spade, eppure (a mio modesto parere) sono fra quelli più riusciti. Siamo onesti, per quanto Daenerys sia figa e Arya intraprendente, sono Cersei e Sansa a rappresentare al meglio la donna comune nel Medioevo… e anche ai giorni nostri. Chiariamoci: è una donna che scrive e sarei ben felice di poter dire che il mondo è pieno di persone coraggiose e giuste, ma spesso non è così. La storia è piena di regine egoiste, anche oggi. Cersei è il perfetto ritratto della donna che sale al potere con modi meschini e che vive seguendo solo le sue regole, egocentrica e bugiarda. Dall’altra parte c’è Sansa, la donna che sopporta e che continua a vivere, colei a cui hanno rubato i sogni e che non ha lottato per tenerli, remissiva e accomodante. Due volti che nessuno vuole riconoscere di avere, ma che si incontrano quotidianamente.

Paperino

Paperino, o Donald Duck come dir si voglia, da Topolino. Eccolo là, il papero più amato del mondo, perché ammettiamolo tutti in fondo preferiamo lui, con la sua simpatia e semplicità, a quel rompiballe di Topolino! Perchè? Ovvio no? Ne parlo dall’inizio dell’articolo: perché ognuno di noi si sente un po’ Paperino. Sempre così sfortunato e svogliato, colui che sposerebbe il suo divano se non fosse fidanzato! Irritabile e goffo, racchiude in sé una marea di difetti tale che chiunque almeno una volta si è rivisto nei suoi panni. Nel suo essere così comune però nonostante tutte le sfortune mantiene sempre un animo buono (anche se a volte ci mette un po’ a tirarlo fuori), insegnandoci a convivere con i nostri difetti. Paperino è un maestro di vita niente male. E per concludere il tocco di classe finale: Paperinik. Nonostante sia la persona più ordinaria del mondo, Paperino riesce a essere un eroe (grazie a qualche aiutino di Archimede, c’è da dirlo) perché tutti possiamo essere eroi.

Creare un personaggio affascinante è difficile, ma farlo cercando di mantenerlo ordinario ha dell’incredibile. Grazie a tutti quegli autori che inseriscono quel qualcuno in cui ognuno di noi si può riconoscere e magari scoprire di poter migliorare, perché capita che siano persone che neanche esistono a essere i migliori esempi da seguire.

Deadpool – a very Christmas trailer (senza censure)

Come annunciato in precedenza la 20th Century Fox ha messo on-line il nuovo trailer per Deadpool il giorno di Natale.

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Basato sull’omonimo antieroe della Marvel Comics, Deadpool racconta le origini del mercenario Wade Wilson che, a seguito di un esperimento, si ritrova ad avere un fattore di guarigione accelerato (come quello di Wolverine per intenderci). Diretto da Tim Miller e interpretato da Ryan Reynolds, T.J. Miller, Morena Baccarin e Gina Carano, “Deadpool” uscirà negli USA il 12 Febbraio.

Deadpool – Il primo spot TV

Comincia anche la campagna promozionale per il film dedicato a Deadpool (in realtà è cominciata da un po’ ma entra nel vivo con la produzione degli spot televisivi) con il primo spot TV dedicato al popolare personaggio Marvel.

Deadpool

Diretto da Tim Miller e interpretato da Ryan Reynolds, T.J. Miller, Morena Baccarin e Gina Carano, “Deadpool” uscirà negli USA il 12 Febbraio.

Nel caso invece non aveste ancora visto il trailer ufficiale ve lo riproponiamo noi nella versione “red band” (ovvero non censurata. Mettete a letto i bambini!)

 

 

La Scelta – Ambrosoli non è solo il miele…

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La storia dei cinque anni, dal 1974 al 1979, in cui Giorgio Ambrosoli fu commissario liquidatore unico della (fallita) Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Ambrosoli fu la persona per la quale Sindona venne condannato all’ergastolo, non solo per il suo lavoro, che evidenziò le modalità di gestione del banchiere italiano, ma perché Sindona fu il mandante del suo omicidio.

Sarà l’età,

sarà che con i figli a carico uno comincia a cercare qualcosa che spieghi come funziona la società, la storia, per provare a lasciarli un po’ più consapevoli

sarà che vedi un titolo che ti intriga e una descrizione su “Anteprima” e pensi, ma sì, di soldi ce ne butto tanti, proviamo anche questo…

Così uno si trova a comperare fumetti che parlano non solo di storie, ma anche di storia, con la “s” maiuscola o minuscola.

Quella di cui vorrei parlarvi è una storia, perché può aiutarci a capire anche quello che succede adesso nel nostro paese ma non solo, perché riporta nella nostra “nona arte” un fatto e un periodo che sono stati trattati seriamente da altri media, ma anche da magistratura e politica, perché dà da pensare, perché parla di un uomo, e non di fantascienza o fate, e neanche (non me ne voglia nessuno, sono fumettaro come voi) di supereroi o di personaggi di carta…

Non è facile recensire questo lavoro, opera prima di Gianluca Buttolo, in primis perché tutto quello che c’è da dire lo dicono Gianpaolo Carbonetto nella prefazione e lo stesso Buttolo nella nota alla fine dell’opera, poi perché si andrebbe a parlare di campi di cui non è facile: politica, economia, mafia.

Però grazie a Dio si può fare un buon libro di storia contemporanea anche a fumetti, si può raccontare di personaggi (alcuni ancora vivi) che hanno fatto la “storia segreta” di questo nostro paese, che torna a rivivere momenti e atti che sembrano nuovi ma che in realtà abbiamo vissuto anche in un recente passato. Per questo il fumetto può arrivare dove non arrivano i libri o lo stesso cinema, e quindi può fornire un servizio civico facendo conoscere persone e storie, stimolando alla ricerca, facendo, più semplicemente, pensare (ops…), ricordandoci che “chi dimentica il passato è destinato a riviverlo”, e mi pare che quello che si racconta in quest’opera non è così lontano da quanto succede in questi giorni con i vari “salvabanche”.

L’opera è storiograficamente corretta, ovviamente approfondisce i personaggi probabilmente con elementi di fantasia, i dialoghi però sono coerenti, lineari, definiti, come lo è l’uso del bianco e nero. La prevalenza dell’uno o dell’altro si alterna, in modo sapiente e non casuale, sottolineando i passaggi della storia, gli stati d’animo dei personaggi, i cambi di ambientazione.

Gli sfondi sono presenti solo quando sono significativi per individuare l’ambiente o per sottolineare qualche aspetto implicito o “onirico” nella storia.

I dialoghi sono asciutti e coerenti con il resto. La fisionomia e il modo di disegnare i personaggi, per stessa ammissione dell’autore, sono legati anche alle singole caratteristiche che si vogliono sottolineare, ad esempio, i personaggi convinti dei i loro valori vengono disegnati anche sempre con la stessa inquadratura (cfr. nota finale dell’Autore).

La stessa gabbia delle tavole, non troppo rigida, aiuta molto la lettura.

Appare un fumetto ben strutturato, gli aspetti elencati sopra rendono la storia “statica” interessante, dinamica, in alcuni momenti “avventurosa” (l’antitesi eroe-nemesi non manca) comunque sempre godibile, anche se riesce ad addentrarsi in ambiti a volte un po’ tecnici, o umanamente “difficili”.

Non tralascio neanche il titolo “La scelta”: in un periodo storico come quello odierno in cui tutto è rivedibile, in cui l’interesse privato prevale in modo nettissimo su quello pubblico, in cui l’etica personale ha la coerenza di una banderuola per il vento, ci piace trovare un personaggio “tutto d’un pezzo”, uno che ha fatto, appunto, una scelta, e rimane coerente con questa, fino alla fine, anche quando il vento si fa tempesta.

Quindi con la famiglia dei produttori di miele più famosi d’Italia da parte dei protagonisti c’è solo una omonimia, ma, in fondo, “nomen omen”, perché, come qualche tipo di miele, è buono, piace, riempie qualche giornata, ma alla fine lascia l’amaro in bocca…

Alan Moore e Lovecraft (prima parte)

Alan_Moore_(2)Che Alan Moore abbia qualcosa di lovecraftiano non lo scopriamo certo adesso, sicuramente lo troviamo nel suo aspetto, ma anche nel suo modo di scrivere e di sceneggiare, soprattutto nella capacità di “creare atmosfera”.

 

D’altra parte Lovecraft da sempre “stimola” autori e disegnatori (ci si è messo anche il buon Roberto Recchioni a riscrivere Le montagne della follia), così Panini Comics ha pensato bene di tradurre (da Avatar) e proporre in Italia alcune delle storie più recenti del visionario autore di Watchmen, che si è cimentato nell’ambientare le sue trame in un mondo ancor più visionario dell’inventore della Miskatonic University, e che ha poi dato origine al nome del più famoso manicomio dei fumetti (chiedere ai fan di Batman).

Il primo libro non è esattamente un fumetto, o meglio, è una raccolta di storie brevi a fumetti, non tutte scritte da Moore, anche se contiene diverse sceneggiature, interviste, e altro, per cui richiede anche un certo “impegno” nella lettura.

 

Il titolo italiano è Funghi di Yuggoth e altre colture e raccoglie «una pletora di classiche storie brevi di Alan Moore, fuori catalogo o addirittura mai viste prima» (dalla quarta di copertina), di stile molto variegato e accompagnate da disegnatori altrettanto variegati: da un Brian Talbot d’annata (1983) a Jacen Burrows che recentemente ha lavorato molto con l’accoppiata Moore-Lovecraft (ma su questo ci torniamo).I funghi di yuggoth

L’opera appare come una raccolta di moltissimo materiale (come già detto, di Moore ma non solo, oltre la metà delle pagine sono storie di Antony Johnston) che più o meno gravita nell’orbita lovecraftiana. La lettura richiede tempo e pazienza, sia per la struttura, sia per la densità e gravità delle storie stesse, ma anche per i ricchissimi (a volte fin troppo) inserti. La qualità dei disegni e delle storie è variabile, ma godibile, anche per chi non conosce troppo il mondo di Lovecraft. Il bianco e nero, spessissimo senza alcun retino, sottolinea bene le ambientazioni e non toglie nulla alla percezione delle storie, anzi, dà quel senso di onirico che si sposa benissimo con le ambientazioni, i personaggi e in generale con quello che si aspetta l’appassionato lovecraftiano.

Il volume va quindi preso a piccole dosi, e alla fine può risultare interessante per la molteplicità di linguaggi contenuti. Anche prese singolarmente, le storie non sono male; a volte la comprensione può essere difficoltosa, ma Antonio Solinas ed Elena Cecchini in calce al libro offrono una nota abbastanza ricca delle citazioni e delle altre informazioni necessarie (compresa la storia editoriale del volume) per orientarsi in oltre 300 pagine tra realtà e sogno (o meglio incubo).

 

La Bambina Filosofica “No Future” – Una recensione perplessa

“La bambina filosofica No Future” è un fumetto impossibile da recensire. Ecco, l’ho detto.

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Qualche anno fa diedi un compito in classe in cui si richiedeva agli alunni di parlare della “Nascita di Roma”. Uno dei peggiori soggetti mai visti e conosciuti passò tutta l’ora a scrivere fitto fitto, con mia grande sorpresa. Quando mi accinsi alla correzione, mi accorsi che aveva scritto un papiro documentato, consapevole, persino critico, sulla “Nascita della Roma”.

...citando persino titoli di giornale.

…citando persino titoli di giornale.

Questo evento mi mise in crisi profonda. Quel compito era una appassionante disanima della fondazione della Roma Calcio e lo lessi tutto d’un fiato. In un certo senso quel compito mi ha arricchito culturalmente. D’altra parte la richiesta era ben altra e ogni bravo insegnante valuta anche l’aderenza alla traccia.

Ecco, con il libro della Vinci mi trovo nello stesso identico stato d’animo.

Quando mi fu proposta la recensione m’immaginavo di dover leggere le strip di una sorta di Mafalda italiana. Il mio arrugginito cervello s’era messo a sbuffare e cigolare alla ricerca delle categorie di giudizio adatte per recensire delle strip a fumetti; ho addirittura perso qualche mezz’ora nell’ultima settimana ad allenarmi rileggendo strip della suddetta Mafalda e comprando l’ultimo Linus, giusto per farmi la bocca.

Non è servito a niente, perché la Bambina Filosofica con le strip non c’azzecca niente.

Bambina Filosofica 1

Il libro può essere suddiviso come segue:

  • Circa 200 pagine starebbero bene davanti alla cassa di una libreria. Avete presente quei libri di arguzie e citazioni che i librai piazzano davanti alle casse, luogo tradizionalmente dedicato all’acquisto d’impulso? Quei libri dove, in ogni pagina, vengono riportate brevi frasi pungenti? Ecco, proprio quelle. La Bambina Filosofica ci delizia con queste frasette decontestualizzate, in parte originali, in parte citate. Wow. 200 pagine. Materiale come questo sarebbe stato benissimo su cartoline, diari scolastici, segnalibri; e forse l’intenzione originale era proprio questa. Fatto sta che sono in un libro. E non ci fanno grande figura.
  • Un altro centinaio di pagine si dedica a stranezze che mi ricordano molto settimanali della mia infanzia come Più o Slurp. Maschere da ritagliare, biglietti d’auguri per malattie dermatologiche, oroscopi, rivisitazioni di quadri e copertine di dischi famosi. Ancora una volta la sensazione che questo materiale fosse dedicato a tutto tranne che a un libro si fa forte. E la cosa peggiore è che, mentre su un libro non ci sta per niente bene, non possiamo negare che questa Bambina Filosofica un suo fascino ce l’ha. Potrebbe diventare un buon brand per il merchandising.
  • Infine, proprio al termine di questa lunga odissea, la Vinci ci piazza due storie che parodizzano classici della fantascienza e creano anche personaggi di contorno. Qui il mio affannoso petto di recensore può prendere respiro e spargere morbidi e rassicuranti giudizi. L’autrice è brava, conosce tutti i trucchi del mestiere; le potenzialità del personaggio, così abilmente offuscate nelle prime pagine, irrompono nella storia e ce la rendono simpatica e familiare.

Bambina Filosofica 2

Che voto mettere, infine, a questo libro? Difficile a dirsi. Per rendere giustizia alla Vinci, però, possiamo riportare le parole dell’ultima pagina:

“Non ci sono giustificazioni! E non c’è nessuna spiegazione da dare! Se non quella di destabilizzare il lettore, il libraio, il distributore, il tipografo, l’editore— e l’autrice!”

E il recensore, aggiungiamo noi. Che però non si scoraggia e dice: la Bambina Filosofica è un personaggio con delle potenzialità, ma certe cose vanno fatte con criterio. Fossi la Vinci, ne farei dei meme per internet, poi delle magliette, delle tazze, dei diari scolastici. Pubblicherei brevi storie su un blog, magari, o in appendice a qualche rivista. Può diventare davvero un marchio di successo.

Bambina Filosofica 3

Ma i libri; beh, quelli, a mio parere, vanno lasciati per quando si ha intenzione di raccontare una storia.

Evangelion 3.0+1.0 – Hideaki Anno ha l’agendina piena

Il 28 settembre 2006 Hideaki Anno fece affiggere in 50 cinema giapponesi un poster in cui esponeva dettagliatamente la decisione di rimettere mano alla sua serie cult Neon Genesis Evangelion per riproporla di nuovo al pubblico, in pratica per la quarta volta dopo la serie tv, il fumetto e i film che cominciano tutti con lo stesso incipit e poi continuano in maniera diversa. Anche la trama della nuova serie di film, intitolata Rebuild of Evangelion e programmata come una tetralogia, sarebbe iniziata come le altre tre versioni e poi continuata in un modo nuovo.

Poster con l'annuncio del progetto "Rebuild of Evangelion".

Anno è logorroico.

Il primo film arrivò nelle sale dopo appena un anno (2007): fondamentalmente era un riassuntone dei primi sei episodi ricalcati fotogramma per fotogramma dalla serie originale, con alcune sparute variazioni grafiche (tipo l’Angelo-Cubo) e l’inserimento di product placement. Il secondo film si fece aspettare due anni (2009) e introduceva alcune modifiche alla trama e soprattutto forti cambiamenti all’evoluzione dei personaggi. Il terzo film si prese tre anni di lavorazione (2012) e stavolta lasciò inalterati i personaggi per rimescolare invece la trama. Ora, dopo uno, due e tre anni, per logica il quarto film dovrebbe uscire dopo quattro anni, cioè nel 2016: molti fan hanno però sperato nel miracolo, ovvero che il film che avrebbe messo la parola fine finale financo definitiva alla saga sarebbe potuto uscire nel 2015, data estremamente simbolica dato che è proprio l’anno in cui è ambientata la storia. Purtroppo, però, a parte incredibili colpi di scena, questo quarto film intitolato Evangelion 3.0+1.0 non uscirà a breve dato che, giunti ormai alla fine di dicembre, Anno non ha ancora annunciato nulla, e c’è un motivo: è in altre faccende affaccendato. Il 9 dicembre 2015 infatti, mentre tutti gli otaku piangevano perché ormai l’anno fatidico stava finendo totalmente sprecato senza nemmeno uno straccio di annuncio e di conseguenza producevano poster fake per autoconsolarsi, la Toho pubblicava su YouTube il trailer del nuovo film Shin Godzilla (“Nuovo Godzilla”, titolo internazionale: niente meno che Godzilla Resurgence) scritto e diretto da, ta-daaan!, Hideaki Anno.

Ecco cosa stava facendo il regista ed ecco perché Evangelion 3.0+1.0 non solo ha mancato l’appuntamento del 2015, ma probabilmente mancherà anche quello del 2016 dato che questo nuovo film del franchise del mostro postnucleare uscirà proprio il 29 luglio 2016, e sia per logiche commerciali sia per tempi tecnici lavorativi sembra estremamente improbabile che escano due film dello stesso regista nello stesso anno (solo Takashi Miike riesce a essere così iperproduttivo).

Poster giapponese e internazionale di "Shin Godzilla".

Il poster ufficiale del film in versione giapponese con lo storico font massiccio della saga (in alto c’è scritto “Giappone vs. Godzilla”) e in versione inglese col titolo scritto da Anno stesso, riconoscibile dalla sua solita calligrafia. Shin seiki Evangelion, Shin Evangelion, Shinji (“nuovo carattere”), Evangelion: shi to shinsei (“morte e nuova nascita”), Shin Godzilla: “nuovo” è decisamente la parola preferita di Anno.

Inoltre, non è solo Anno a essere impegnato altrove: anche il character designer Yoshiyuki Sadamoto nel frattempo si è trovato altro da fare. Già dal 2012, infatti, il disegnatore collabora in maniera stabile con l’azienda automobilistica tedesca Mercedes Benz, per la quale aveva prodotto un cortometraggio piuttosto brutto a scopo promozionale.

Quest’anno, approfittando dello scandalo ecologico e relativo calo di vendite della Volkswagen, la Mercedes Benz ha deciso di reinvestire in Giappone in modo consistente, concentrandosi su tre elementi di grande successo: i Peanuts (che in Giappone vanno molto forte più per la gadgettistica che non per il fumetto, sconosciuto ai più) realizzando uno spot televisivo in concomitanza con l’uscita del film della Blue Sky Studios, e di nuovo Sadamoto, associato però stavolta alle Perfume, un trio di idol (giovani cantanti carine) che in patria riscuote enorme successo da metà anni 2000 ed è noto per l’uso molto originale e innovativo delle tecnologie durante i concerti e nei videoclip. Per l’occasione è stato realizzato un progetto multimediale che consiste in una performance olografica del trio sulle note del nuovo brano Next Stage with YOU in cui le cantanti si esibiscono con i loro doppi animati in CG basati sul design di Sadamoto. Le tre componenti delle Perfume sono caratterizzate dal mantenere sempre lo stesso look, e in questo caso il costumino disegnato da Sadamoto per NOCCHi, che porta sempre i capelli a caschetto e indossa sempre short pants, è estremamente simile a un plugsuit dei Children di Neon Genesis Evangelion, pecette sull’addome comprese. Nello spot tv che è stato ricavato dalla performance la somiglianza è particolarmente vistosa:

Praticamente una versione alternativa di Rei Ayanami. Se aggiungiamo che il bordo del colletto di a-chan (coda di cavallo e gonna al ginocchio) è esattamente identico a quello delle plugsuit e che KASHIYUKA (capelli lunghi e minigonna) ha in testa dei fermagli per capelli (?) a forma di orecchie di gatto che ricordano al contempo i collegamenti neurali e l’odioso personaggio di Mari la gattina canterina, ecco che il legame con Neon Genesis Evangelion diventa palese. A questo punto si chiuderebbe il cerchio se nel film conclusivo della tetralogia si scoprisse come colpo di scena finale che gli Eva sono prodotti nelle fabbriche Mercedes Benz.

Il cerchio che potrebbe chiudersi per un’eventuale sponsorizzazione Mercedes Benz del futuro venturo misterioso quarto film del Rebuild of Evangelion non si chiuderà però includendo anche le Perfume perché l’unica cosa certa, o quantomeno logica, è che venga di nuovo coinvolta la cantante Utada Hikaru, celeberrima in Giappone per aver inanellato record su record di vendite di dischi a partire dal 1999. La cantante è legata a due franchise per i quali ha realizzato la canzone portante della colonna sonora di ogni capitolo: la serie di videogame Kingdom Hearts e appunto Rebuild of Evangelion. Il primo film della quadrilogia si chiudeva con il brano Beautiful World, il secondo con un remix dello stesso, e il terzo con il nuovo brano Sakura nagashi realizzato quando la cantante si era già ritirata dalle scene per farsi una vita lontana dai riflettori, sposarsi in Puglia con un italiano e partorire un bambino. Durante la gestazione a Hikaru è tornata la voglia di fare musica e in futuro è atteso il suo nuovo album; inoltre per onorare gli obblighi contrattuali dovrà realizzare la nuova sigla per il futuro Kingdom Hearts III (altro prodotto che ancora non si vede all’orizzonte, però almeno si sa che esiste concretamente). Quindi, quanto al Rebuild of Evangelion è anche lei molto impegnata come Anno e come Sadamoto e ai fan, beh, non resta che aspettare, ovviamente.

Auguri a Keiko Ichiguchi

Oggi è il compleanno di una grande scrittrice e fumettista giapponese, nonché cara amica di Dimensione Fumetto, Keiko Ichiguchi.

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Nata ad Osaka, il 19 dicembre, è diventata fumettista un po’ per caso, partecipando a un Concorso indetto dalla Shogakukan, vincendolo come miglior autrice e ricevendo i complimenti di Fumyumi Sōryō. Più autrice che disegnatrice, per sua stessa ammissione (nel senso che si trova più a suo agio nella scrittura ed elaborazione di uno storyboard, piuttosto che nella realizzazione grafica) le sue opere (edite dalla Shogakukan, appunto, fino al 1994) vertono spesso sull’analisi interiore dei personaggi, nell’indagare i moti dell’animo, nel passaggio dall’adolescenza alla maturità (come in Inno alle ragazze) oppure davanti alle scelte da fare per la propria vita (come in America).

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La scelta più importante di Keiko è stata sicuramente quella di trasferirsi in Italia, nel 1994, dove ha iniziato a collaborare con i Kappa Boys (oggi KappaLab, allora il cuore della Star Comics) in un lungo e felice sodalizio che le ha permesso di esprimersi anche e soprattutto come scrittrice, narratrice degli «umani luoghi», e come traduttrice. Per Star Comics e Kappa Edizioni hanno visto la luce le opere che l’hanno resa celebre in Italia: Con gli occhi aperti, America, Oltre la porta e i tre volumi di Keiko World. Qui la nostra amica riesce a esprimere il proprio personale universo, diviso tra la cultura e la tradizione giapponese e la sua nuova realtà di italiana, con le sue somiglianze e le forti idiosincrasie. Una delle grandi qualità di Keiko è infatti quella di saper vedere lucidamente e saper raccontare con semplicità gli eventi quotidiani che per lei sono spesso nuovi e impensabili, come sta facendo tuttora (oltre alle sue collaborazioni giapponesi con la casa editrice Hakusuisha, per cui cura una Mistery Guide delle città italiane e i suoi impegni di autrice e traduttrice) nel suo simpatico blog bilingue, Keikosan, in cui racconta, rappresentandole in modo poetico e buffo, con forte autoironia, le sue giornate italiane insieme al marito Andrea (Venturi), con i piccoli drammi, le disavventure, le situazioni esilaranti che si trovano a vivere. Un art-blog da visitare, senza dubbio per scoprire anche cose su noi italiani, attraverso gli occhi di una giapponese.

Insomma, tutto questo solo per dire: auguri Keikosan!

I consigli Natalizi di Dimensione Fumetto

Arriva Natale e voi state correndo a destra e a manca per fare gli ultimi regali. Ma avete amici supernerd che proprio non si sa cosa vogliono. Chi vi può aiutare? Come diceva uno famoso «Questo è un lavoro per…» La redazione di Dimensione Fumetto!

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Mauro Paone: SHIN MAZINGER ZERO di Yoshiaki Tabata e Yuuki YogoSHIN-MAZINGER-ZERO-VAR.001

L’universo robotico nagaiano viene stravolto dal duo artistico Yoshiaki Tabata e Yuuki Yogo in questo che non può essere considerato assolutamente un remake della storia del Mazinger quanto un’evoluzione che, riprendendo i suoi punti cardine, li estremizza dando loro nuova forma per mezzo di una storia scritta e orchestrata magistralmente, unita a disegni che si sposano davvero bene con i temi descritti. Il manga è concepito sia per chi non conosce la storia originale, sia per i cultori del genere che, grazie alle continue citazioni, camei e ogni altra “strizzata d’occhi” degli autori, avranno sicuramente di che goderne! Altamente consigliato a tutti gli appassionati del genere!

Silvia Forcina: DOOMBOY di Tony Sandoval

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Una storia che tocca i temi della crescita, della morte, dell’arte, della fantasia, del mistero, con il disegno onirico e delicato di Sandoval, che qui raggiunge risultati altissimi, di tratto e colore. Consigliato a tutti, dai 13 anni in su, perché anche se ermetica, è una storia appassionante, che fa riflettere, e nasconde tanti piani di lettura, che si svelano a ogni rilettura, a ogni passaggio di maturità. «- E dimmi, sei tu che crei quei venti turbinanti? – No, ma sai, esistono delle forze incomprensibili che ci travolgono.»

Andrea Topitti: RAGE OF ULTRON di Rick Remender, Jerome Opena e Pepe Larraz

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La storia forse “definitiva” dell’androide. La vera nemesi dei Vendicatori (almeno nei fumetti) qui diviene una minaccia come non lo è mai stata. Le idee di Remender fanno capire le possibilità quasi infinite di Ultron e del perchè un robot mette in difficoltà il più potente gruppo di supereroi. La minaccia arriva fino a Titano, pianeta natale di Thanos, e il rapporto padre (Hank Pym)/figlio (Ultron) è davvero messo in un modo drammatico, più delle vecchie storie, con un Pym che prova per la prima volta affetto per la sua creatura, cosa mai successa prima. Ma sappiamo che Pym non è mai stato bene di testa, di conseguenza….. consigliato SOPRATUTTO a chi NON è piaciuto il film “Age Of Ultron”. Qui forse troverete quello che non avete trovano nella pellicola di Whedon.

Andrea Cittadini Bellini: FRANCESCO PETRARCA di Filippo Rossi e Nuke

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Perché un fumetto può parlare dei classici in maniera leggera e senza essere pesante, mostrando in poche pagine l’umanità delle persone senza che siano necessariamente personaggi. Utilizzando le poesie e intercalandole con dialoghi molto meno “aulici”, con una linea che è realistica più negli sfondi (alcuni starebbero bene in un libro di illustrazioni) che nei personaggi, si legge in un attimo, ma lascia un bel retrogusto, che ti invita a riassaggiarlo pezzo per pezzo, pagina per pagina. Raccontando il viaggio del poeta da Genova a Roma per il Giubileo del 1350 (quindi in un tema di attualità) si divide naturalmente in capitoli, ciascuno dei quali suona una corda diversa della storia e tocca una corda diversa del lettore.

Francesco Pone: MAUS, di Art Spiegelman, il primo volume

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Non perché mi piaccia vincere facile, ma perché nel primo volume si racconta la vita di un profugo. Vladek Spiegelman ancor prima di entrare ad Auschwitz ci racconta come si vive quando sei costretto a lasciare la tua casa, quando devi vagare di luogo in luogo cercando di conservare la dignità vivendo alla giornata. Solo il primo volume, perchè se quello non è capace di smuoverci dalle nostre peggiori convinzioni, allora ciò che accade nel secondo volume diventerà una inevitabile realtà.

Mario Pasqualini: CARD CAPTOR SAKURA di CLAMP

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Nel 2016 ricorreranno i venti anni dalla prima pubblicazione, eppure Card Captor Sakura continua ancora a essere continuamente ristampato in nuove edizioni, a comparire nelle classifiche di gradimento, e a beneficiare di un vasto merchandising come se fosse ancora in campagna promozionale. È un caso più unico che raro per uno shoujo manga e tanto più per uno di genere “maghette”, dove anche i titoli più celebri sfioriscono velocemente e tornano alla ribalta solo negli anniversari. Card Captor Sakura invece non è mai andato fuori catalogo: merito soprattutto di una trama che vede celebrata la famiglia nel senso più vasto possibile, da quella amicale a quelle di ogni genere e condizione sociale. In tempi di teorie del gender, una boccata di buon senso.

Roberta Sarti: SAILOR MOON tutta la saga!

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Un manga che ha rivoluzionato molti degli schemi tipici dei cosiddetti “Majokko”… Un manga che è stato anche avanguardista e lo consiglio nel suo anniversario.

Michela Leodori: THE WALKING DEAD di Robert Kirkman

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Il fumetto che ha ispirato la serie omonima e creato un universo in cui gli zombie sono solo un mezzo per capire l’essere umano e la sua vera natura. Niente preamboli, si va subito in scena con sentimenti, drammi, strategie di sopravvivenza, mostri umani e non, in una cornice affascinante e fuori dalle regole del solito fumetto. L’opera massima di Kirkman che non può mancare a chi ama il survival pieno di chiacchiere, violenza e zombie.

Aldo Caurio: RG VEDA delle CLAMP

RG Veda

È stato il loro primo lavoro professionale. Grazie all’enorme successo hanno avuto la possibilità di creare capolavori come Card Captor Sakura, Chobits, xxxHolic e Tsubasa Reservoir Chronicle.
Rg Veda ha una delle trame più complesse e maestose mai create dalle disegnatrici. Un mix tra mitologia e intrighi amorosi (ricordo che le CLAMP hanno lanciato pubblicamente le prime relazioni tra persone dello stesso sesso, in questo manga, ad esempio, viene raccontata la meravigliosa storia tra Kendappa-oh e Sohma, Ashura e Taishakuten , Yasha e Ashura) per poi sfociare nella follia e nella cattiveria che solo le CLAMP riescono a creare.
I protagonisti combattono contro un destino già deciso e già predetto, qualcosa di inevitabile e irremovibile.
I personaggi non sono piatti e noiosi, anzi persino il personggio più onesto e gentile ha sempre un lato oscuro e malvagio. Ma nonostante tutto, anche le peggior azioni alla fine hanno un fondo di bontà e qui parte il “lieto fine”. E poi è stato il primo manga che ho letto! Ha creato fin troppi traumi!

Andrea Gagliardi: PINOCCHIO di Winshluss

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La fiaba di Collodi rivisitata in chiave grottesca dal noto regista/fumettista/animatore francese Vincent Paronnaud. Winshluss (questo il suo nome d’arte) riscrive Pinocchio tramite una narrazione ad immagini completamente muta. A questo silenzio fanno da contraltare gli inserti dedicati allo scarafaggio Jiminy, versione winshlussiana del grillo parlante (appunto). Una storia cupa quella del Pinocchio di Collodi resa ancora più cupa dal tratto scuro dell’autore che si colloca a metà tra quello di Crumb e quello di Segar. Potente, forse violenta e sicuramente spiazzante. Non può mancare in nessuna libreria.

Maurizio Vannicola: BAKUMAN di  Tsugumi Ohba e Takeshi Obata.

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Dopo anni di totale piattume è stato quello che mi ha fatto salire l’ansia, ridere, piangere, in poche parole emozionare davvero.
Una storia semplice, quella di Mashiro Moritaka, Takagi Akito e Azuki Miho, tutti e tre inseguono un sogno, voler diventare autori di manga i primi due e doppiatrice l’altra. Una storia d’amore, quella tra Mashiro e Azuki, un rapporto così romantico e fresco da far palpitare il cuore.
Un fumetto scritto e disegnato davvero a ottimi livelli.
Questo manga vi conquisterà dal primo all’ultimo volume riaccendendo il cosmo che è in voi. Ops! Volevo dire il fuoco della passione… Per la lettura!

Riccardo Ascenzi: 100 BULLETS di Azzarello e Risso

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Dopo tutti questi consigli da palati fini ci vuole qualcosa di truculento, testosteronico, complottista ma scritto e disegnato divinamente. Fatevi travolgere dal mondo corrotto e politicamente scorretto raccontato da Azzarello e Risso.

Enrico Farnedi: BONE di Jeff Smith

Bone

Nella versione rigorosamente b/n. Perché c’è tutto: la trama coinvolgente, i personaggi a cui volere bene, una corsa di mucche, il passato che ritorna, oscuri presagi e le stupide, stupide creature ratto (anche se preferivo la prima, infedele traduzione: “rattodonti”)…

…E I YAM WHAT I YAM, il primo volume del Popeye di E.C. Segar

Popeye

curato dall’editore americano Fantagraphics. Un’edizione incredibile con le prime strip e tavole domenicali. Umorismo, nonsense, slapstick comedy, avventura, feulleiton, spinaci e cazzotti in un frullato esplosivo. La lettura in lingua originale permette di godere degli strafalcioni del marinaio guercio più tosto che ci sia, già immenso alla sua prima apparizione.

Veronica Antonucci: MIMÌ E LA NAZIONALE DELLA PALLAVOLO di Chikako Urano

Mimì

Arrivato in Italia dopo tanti anni, anche se l’anime era già famoso, e rileggere le avventure originali di Mimì dà sempre un brivido, per vari motivi: 1) si capisce che cosa sono la passione e l’amore per lo sport e l’impegno costante per migliorarsi; 2) ha una grande funzione pedagogica (non a caso molte pallavoliste cresciute con l’anime anni ’80 dicono che hanno scelto questo sport DOPO aver visto Mimì); 3) perché personalmente preferisco la caparbietà di Mimì alla “cugina”, che poi cugina non era, Mila; 4) perché leggere su un fumetto “Unione Sovietica” e URSS ti ricorda proprio un periodo diverso, quello della Guerra fredda che seppur recente è abbondantemente dimenticato dai più. In questo fumetto si capisce che proprio durante quel periodo, il campo di battaglia si sposta e non è più la trincea, ma sono i palazzetti dello sport e i campi di atletica: gli atleti russi, statunitensi e giapponesi si sottoponevano a durissimi allenamenti per vincere le medaglie e far capire al mondo che la loro nazione era la migliore, essere davanti alla Russia equivaleva a un grande smacco morale; 5) c’è anche da dire che la storia è stata scritta quando la squadra giapponese di pallavolo era davvero forte e vinse il titolo mondiale.

Valerio Carradori: UDWFG

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Acronimo di UnderDarkWeirdFantasyGround edito dalla HOLLOW PRESS. Sono fino ad adesso tre volumi in divenire che portano avanti, ogni volume, un capitolo di cinque storie fantasy diverse fatte da cinque fumettisti diversi che sono: Mat Brinkman, Miguel Angel Martin, Tetsunori Tawaraya e gli italiani Ratigher e Paolo Massagli. Lo consiglio per due motivi: 1) è il top del fumetto underground un questo momento, dei big del fumetto indipendente che collaborano insieme e ognuno dei quali fornisce una sua particolare visione del fantasy. Il livello di weird nelle storie è altissimo, alienantissime e dark come poco si vede in giro, e il lato estetico è da bellezza pura, ricercatezza massima; 2) perché è una produzione italiana che nasce il Italia e che ha un particolarissimo e nuovo metodo di produzione: per pagare i fumettisti, l’editore, ha comprato in anticipo le tavole degli artisti fornendogli così un pagamento per il lavoro e l’editore, per rientrare nei costi, le rivende a chiunque le voglia comprare.

Giulia Pasqualini:  MONSTER ALLERGY

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Dal fantastico duo Barbucci-Canepa prende forma nel lontano 2002 un’opera divertente e originale. Zick ha la capacità di vedere i mostri che vivono normalmente nel nostro mondo senza che chiunque altro li noti, peccato che ne sia allergico! Purtroppo nessuno gli crede, tranne la nuova vicina di casa dal nome memorabile: Elena Patata. Insieme sveleranno i misteri che avvolgono la città. Ma perché consigliarlo ora? Ebbene, a distanza di ben 13 anni finalmente è stata annunciata una ristampa in due volumi che comprendono l’ultimo capitolo inedito! Correte in edicola, su Amazon o sotto casa di Barbucci, PRESTO!

 

 

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