Monthly Archives: dicembre 2015

La Generazione, storia di una famiglia

imageEdito dalla Bao, questo volume fa parte della collana “Le città viste dall’alto”, una raccolta di storie che non potrebbero succedere altrove, ma potrebbero succedere a te.

Il protagonista della storia è Matteo, un ragazzo poco più che ventenne che torna nel suo paese toscano, dopo aver vissuto tre anni a Milano, portando con sé un grande peso, quello di essere tornato perdente: lui stesso si considera un fallito, non ha più l’amore, non ha un lavoro, col suo babbo non parla dalla partenza e l’unico posto pronto ad accoglierlo è casa di sua nonna, un’abitazione un po’ affollata che vede, oltre all’ultranovantenne ormai sulla sedia a rotelle, tre zie A, B e C (casualmente le iniziali dei loro nomi) e sua cugina Sara. Matteo era fuggito da una vita che pensava gli stesse troppo stretta, ma scoprirà presto che quella vita da cui era fuggito sarà il motivo che lo farà crescere e maturare, scoprirà che a tendergli la mano in un momento di bisogno può essere qualcuno a cui non pensava, scoprirà che suo padre non ha mai smesso di amarlo nonostante la sua omosessualità e scoprirà che i frutti, quando sono maturi, si staccano, ma che l’albero continua a crescere.

Una storia semplice, lineare, ben scritta, nella quale può essere facile rivedersi: in fondo le famiglie sono tutte simili, hanno pregi, hanno difetti, è facile trovare la zia burbera, quella buffa, la zia più pacata; è facile trovare una nonna che dietro un viso segnato dal tempo, e lo sguardo severo, nasconde l’affetto per i suoi figli; è facile anche trovare l’amore, quello tra Sara e l’infermiere “cowboy” Francesco, e quello tra il biondo Matteo e il moro e barbuto milanese Massimo; per certi versi una storia alla Özpetek, in cui il fulcro del racconto è spesso la famiglia, quella bella e calorosa, quella italiana.

Ben disegnata con un tratto pulito, essenziale, ma al tempo stesso fresco e comunicativo, la penna di Flavia Biondi trova un buon mix tra lo stile shojo dei manga e quello delle graphic novel italiane.

Un volume che vi trascinerà nella sua lettura dalla prima all’ultima pagina, vi farà ridere e vi farà anche versare qualche lacrima, alla riscoperta dei valori e dei sentimenti umani.

Trailer e visual della seconda stagione di “Attacco dei Giganti”

Finalmente on-line il primo trailer della seconda stagione di Shingeki no Kyojin (Attacco dei Giganti) tratto dall’omonimo manga di Hajime Isayama edito in Italia da Panini Comics.

L’anime uscirà nel 2016 ma la data esatta non è ancora stata resa nota.

UPDATE: ANNUNCIATA UFFICIALMENTE LA DATA DELLA SECONDA STAGIONE

Questa la prima immagine promozionale dell’anime apparsa sull’ultimo numero della rivista Gigazine

Attacco dei Giganti seconda stasgione

Saijaku Muhai no Bahamut – il nuovo anime dello Studio Lerche

Il prossimo 11 gennaio andrà in onda in Giappone il primo episodio di Saijaku Muhai no Bahamut.

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Si tratta di una serie di light novel fantasy scritta da Senri Akatsuki con le illustrazioni di Ayumu Kasuga, già creatore del manga Joukamachi no Dandelion. La serie è cominciata nel 2013, ha al suo attivo 6 volumi e ha già una trasposizione in manga fatta da Fumi Tadauri.

Saijaku-Muhai-no-Bahamut-Anime-Visual

Nel 2016 lo Studio Lerche ne produrrà l’anime che, vista la popolarità dei romanzi, si prepara ad avere un discreto successo.

La serie vede alla regia Masaomi Ando (White Album 2, Muv-Luv Alternative: Total Eclipse) con Yuuko Kakihara (Chihayafuru 2, Persona 4: The Animation) alla colonna sonora, character design di Keiko Kurosawa (Re:␣Hamatora, Assassination Classroom Sub Designer) e la grafica 3D di Orange (Ghost in the Shell: Arise, Tiger & Bunny)

Questo il primo trailer:

Lux, principe deposto del reame di Arcadia accidentalmente vede Lisesharte, la nuova principessa del reame, totalmente nuda incorrendo così nelle sue ire. Quest’ultima decide quindi di sfidarlo in un duello di Drag-Ride. I Drag-Ride sono antiche macchine da combattimento rinvenute in alcune rovine altrettanto antiche. Alla fine di questo duello Lux si ritrova costretto ad allenare i futuri cavalieri di Drag-Ride nell’accademia esclusivamente femminile del reame.

Questi i personaggi principali:

Sul sito ufficiale è visibile anche un altro video con la sigla di apertura Hiryuu no Kishi di TRUE:

In questi ultimi giorni sono stati pubblicati su riviste di settore anche alcuni poster promozionali:

Saijaku-Muhai-no-Bahamut Poster 2 saijaku-muhai-no-bahamut

Hana Yori Dango: amore risate e spensieratezza

Ok lo so. Questa serie è finita quasi dieci anni fa e forse non ha  molto senso recensirla adesso, ma per me ce l’ha. Ci sono manga a cui ti affezioni, non solo per i protagonisti ma perché ti ricordano un periodo lontano e felice dove c’era tanta spensieratezza e la cosa che ti faceva più trepidare erano le attese tra un fumetto e l’altro. (Sì non avevo una vita molto movimentata).

Hana yori dango

Detto ciò Hana Yori Dango è un classico shojo manga rivolto a un pubblico adolescenziale: Tsukushi Makino è una liceale che viene costretta a cambiare scuola dalla mamma, si trasferisce dalla scuola pubblica a un prestigioso istituto privato con una retta altissima frequentato dall’élite giapponese.

Nonostante frequenti questa scuola, Tsukushi ha una bassa estrazione sociale e per questo è vittima di bullismo da parte dei suoi compagni, ma lei come “l’erbaccia” (che sarebbe la traduzione del suo nome), si ribella volta per volta ai soprusi. Un giorno però viene presa di mira da Tsukasa Domiyoji, figlio di papà per eccellenza e  multimilionario, e soprattutto il leader degli F4, contrazione di “Flower Four”, i quattro ragazzi più ambiti della scuola, sia per la loro bellezza, sia per la ricchezza.

Tutto il manga si compone di una serie di gag, battute a volte demenziali e situazioni surreali che vi porteranno a morire dal ridere a ogni volumetto. Tsukino è l’anti eroina per eccellenza, non è bella, non è una secchiona, è “una qualsiasi” che si trova ad affrontare delle situazioni di cui farebbe volentieri a meno (ad esempio una gita in barca con Tsukasa che si trasforma in un delirante naufragio). Ovviamente anche se è “una qualsiasi”, o come la definisce Tsukasa “una racchia”, tutti gli uomini le ronzano attorno, forse perché è diversa da tutte le altre ragazze dell’Eitoku che non fanno altra che bullarla.

Parliamo del fumetto: è disegnato male. Non sto scherzando. Yoko Kamio quando ha iniziato questo manga non sapeva tenere una matita in mano, i disegni sono bruttissimi e migliorano solo alla fine della serie, ma gli intrecci le storie e le gag che riesce a creare ci fanno sopportare ampiamente le brutture del disegno, anzi questo tratto dà quasi più forza alle gaffes di Makino e alle parole sgrammaticate di Tsukasa.

sì i disegni sono questi. Bruttissimi

Sì i disegni sono questi. Bruttissimi.

Il manga sbarcò in Italia nel 2002 e riscosse un buon successo anche se la Panini maltrattò questa serie: le prime uscite erano le classiche “edizioni sottiletta” che molti lettori ricorderanno bene, volume da 2 euro che finiva in una baleno e ti lasciava con la bava alla bocca del “voglio il prossimo volume subito!!”; poi ad un certo punto della serializzazione (dal numero 20) il formato cambiò e accorpò due numeri in uno. Questo creò due correnti di pensiero, la prima “che bello finiremo prima e ci sono più pagine da leggere” e la seconda “oh no che merda mi rovina la collezione”.

Dal manga è stata tratta una serie tv e un anime, che però non ho visto. O meglio ho visto due puntate ma non mi sono piaciute tantissimo e non ho voluto intaccare il ricordo.
Detto ciò, dopo 48 numeri Hana Yori Dango, tra mille risate e disavventure, è finito, un finale non scoppiettante ma molto dolce, degna conclusione di un fumetto che con la sua vis comica ci ha portato tanta spensieratezza nei pomeriggi invernali tra un capitolo di storia e uno di filosofia.

I migliori Cosplay dal Comiket 89

Il Comiket (contrazione del nome Comic Market) è, senza troppi giri di parole, la più grande manifestazione al mondo dedicata ai Fumetti. Si svolge due volte l’anno al Tokyo Big Sight in Giappone.

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Ieri, 29 Dicembre, è cominciata l’89a edizione che ha registrato un’affluenza di 150.000 persone e non sono ovviamente mancati i cosplayer. Da Batman a JoJo passando per Sailor Moon e Prison School.

Queste le foto del primo giorno:

 

Nuovo anime per Berserk – Trailer e curiosità dal Comiket

Su Young Animal  del Gennaio 2016 La NBC Universal ha annunciato il nuovo anime tratto da Berserk, popolare manga creato da Kentaro Miura e pubblicato in Italia da Panini Comics.

Durante il Comiket (cominciato ieri a Tokyo con un’affluenza record di 150.000 persone nel solo primo giorno) è stato proiettato il primo trailer:

Come già annunciato da Miura stesso in una breve intervista pubblicata sempre su Young Animal nel nuovo anime compare l’armatura nera, facendo così intuire che il nuovo anime sarà incentrato sugli eventi successivi all’Apocalisse. Nel frattempo Miura però si è preso un’altra pausa e la serializzazione del Manga riprenderà nell’estate 2016.

Berserk 1

Berserk 2

 

Quella volta che Ralph Supermaxieroe e Jena Plissken fecero il provino per Star Wars

Chi ha vissuto gli anni ’80 (o anche chi si è goduto le sfilze di repliche delle mattinate pigre di Italia Uno) conosce bene William Katt. O meglio: conosce Ralph SuperMaxiEroe. Quello che pochi sanno è che qualche anno prima di vestire i panni di Ralph Henley, il nostro beniamino aveva partecipato alle audizioni per uno dei film più amati della storia del cinema: Star Wars.

Katt-Russell

Assieme a lui, candidato al ruolo di Luke Skywalker, c’era anche Kurt Russell che poi avrebbe interpretato l’amatissimo Snake Plissken di 1997: Fuga da New York (Escape from New York).

Questo il loro provino.

 

 

Ultraman Manga Recensione

Ultraman 04Uno dei più famosi modi di dire è “squadra che vince non si cambia”. Lo sanno bene quelli della Tsuburaya Productions che, con le loro produzioni iniziate negli anni ’60, continuano a macinare anno dopo anno.

La Tsuburaya Production, per chi non lo sapesse, è una delle case (se non la casa) di produzione di show televisivi di genere tokusatsu più importanti del Giappone, fondata da Eiji Tsuburaya, e madre di personaggi immortali nell’immaginario collettivo, quali Denkou Chojin Gridman (passato in Italia come Super Human Samurai), Kyoryu Daisenso Ai-Zenborg (I-Zemborg) e il famosissimo Ultraman.
Il personaggio di Ultraman probabilmente è quello che più di tutti identifica nel mondo la Tsuburaya Productions, a tal punto da diventare un vero idolo in tutto il Giappone e a dar vita a una serie televisiva che dal 1966 continua sino ai giorni nostri, ogni serie un Ultraman diverso. Un po’ come il Dr. Who.

Forti di quanto Ultraman sia influente, la Tsuburaya ha dato il via nel 2011, tra mille progetti cross mediali, al manga ULTRAMAN, sceneggiato da Eiichi Shimizu e disegnato da Tomohiro Shimoguchi, edito da Shogakukan e pubblicato in Italia da Star Comics.

Ultraman 02

La prima serie tv di Ultraman aveva come protagonista Ayata, un componente del Science Special Search Party, che a causa di un incidente in volo con un ultraman (una forma aliena proveniente da Nebula M78) muore. Mosso dalla compassione e dal coraggio di Ayata, l’ultraman decide di sacrificarsi e di riportare in vita l’umano, vivendo in esso e conferendogli il potere di trasformarsi in Ultraman, un fortissimo super-uomo in grado di sconfiggere qualunque minaccia aliena dovesse attaccare la Terra. Nella puntata finale, l’ultraman, assolto il suo ultimo compito come protettore della Terra, lascerà il corpo di Ayata, cancellando la memoria dell’umano che non ricorderà nulla.Ultraman 01

Il manga riparte proprio da qui, dalla fine della prima serie. Infatti Ayata, ora, ha un figlio adolescente, Shinjiro, che scopre come il padre fosse l’originale Ultraman, e a cui viene chiesto di diventare il suo successore, per combattere le nuove minacce aliene che stanno per minacciare la pace del pianeta Terra.

La coppia Shimizu/Shimoguchi porta nell’opera due principali innovazioni davvero interessanti e accattivanti al brand di Ultraman, venendo incontro ai gusti di un pubblico più moderno.

La prima innovazione è il costume di Ultraman, ciò che lo rende riconoscibile in quanto tale: non più una “tuta” o “costume in tessuto”, bensì un vero e proprio suit robotizzato e ultra potenziato che permetterà a Shinjiro di affrontare i combattimenti più disparati. Il risultato è un ottimo rinnovamento dell’estetica di Ultraman, dal sapore fortemente Mecha, molto simile all’armatura di Iron Man, senza però snaturare i connotati classici del supereroe. Anche i nemici classici del Nostro, che come nella prima serie ritornano anche nel manga, sono rivisitati con un design meccanico e spigoloso, come fossero dei classici robottoni. Mossa molto astuta per poter allargare il bacino di lettori ed espandersi verso un pubblico più giovane e possibilmente più occidentale.Ultraman 03

La seconda innovazione consiste nel tracciare un filo conduttore tra la prima serie televisiva originale e il manga. Infatti, tutte le serie tv di Ultraman, realizzate dopo la prima classica, non avevano un collegamento con la precedente, erano a sé stanti, con l’unico elemento caratteristico il fatto di avere come protagonista un umano capace di trasformarsi in Ultraman e combattere mostri. Anche questi ultimi erano ricorrenti di serie in serie.
Il manga invece è un vero e proprio sequel della serie del 1966, narra della vita di Ayata dopo il ritorno di Ultraman su Nebula M78, e di come il suo passato influenzerà la vita del figlio scelto per diventare il suo successore. Questo legame con la serie originale, porta con sé anche un aspetto drammatico che nello show non era presente. Nato come uno spettacolo principalmente per un pubblico di età molto giovane, l’Ultraman televisivo era molto più leggero nei toni: c’erano combattimenti, trasformazioni, mostri e molta ironia. Esemplare in questo era il personaggio di Mitsuhiro Ide, la spalla comica e pasticciona che rendeva divertente e spassosa la serie.
Nel manga invece i toni sono molto più densi: da una parte abbiamo Ayata che vive il dramma di dover far portare sulle spalle del figlio adolescente la responsabilità di vestire i panni del nuovo Ultraman, e dall’altra abbiamo il dramma di Shinjiro, che si vede distruggere la propria quotidianità di studente, fatta da amici e primi amori, e il peso di avere tra le mani il destino della Terra. Un sottotesto drammatico che ricorda molto quello presente in Evangelion, e che aiuta a contestualizzare di più tutta la narrazione.

Degno di nota, poi, è lo stile di disegno di Shimogughi: tagliente e dinamico, colmo di dettagli nel rappresentare l’aspetto robotico dei personaggi. Con uno stile a volte maniacale e preciso, a volte graffiante e veloce, conferisce alla lettura un senso di dinamicità altissima, quasi come se ogni vignetta fosse un fermo immagine di un anime molto curato.

In conclusione, un manga d’azione ben riuscito e rivolto a un pubblico giovane, capace di portare a nuova luce un brand storico come quello di Ultraman, strizzando l’occhio a un immaginario più contemporaneo.

Madoka Magica: sembra un majokko ma non lo è!

Avevo sentito parlare molto spesso negli anni passati di Madoka Magica, e da assidua frequentatrice di fumetterie avevo visto più volte i tankobon esposti sugli scaffali, ma non avevo mai visto l’anime o letto il fumetto fino alla scorsa settimana.

madoka-magica

Il punto è che…mi avevano spoilerato tutto, il che è facile quando si tratta di un anime di sole dodici puntate, e dato che “so come va a finire” non avevo interesse a guardarlo, ma poi ci ho ripensato e ho fatto bene.

Tutte le ragazze anche quelle più maschiacce sotto sotto amano il majokko, sarà che ci siamo cresciute, ma Madoka Magica è un majokko per chi non è più una bambina. Non è facile parlare di Madoka senza fare spoiler ma ci proverò.

Madoka Magica – Puella Magi è un anime che è stato prodotto nel 2011 da Shaft e Aniplex, il soggetto è del Magic Quartet.

La storia è ambientata in una cittadina giapponese in un futuro prossimo: durante il primo episodio Madoka, che ha all’incirca quattordici anni, fa un sogno (premonitore?) nel quale una ragazzina mora combatte contro un mostro; un grazioso animaletto bianco di nome Kyubei (che tanto ricorda Mokona di Rayheart) le va incontro e le dice: – Se vuoi puoi aiutarla. Madoka perplessa chiede: – E come? Il sogno finisce qui, ma il giorno dopo la misteriosa guerriera del sogno si presenta a scuola, e Madoka e la sua migliore amica Sayaka scopriranno che nel mondo ci sono delle Maghe che diventano tali grazie a uno scambio con l’animaletto Kyubei: questo esaudirà un desiderio delle ragazze, anche un desiderio impossibile, e in cambio le ragazze si trasformeranno in Maghe che consacreranno la loro vita a combattere le Streghe.

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Fin qui ci sono tutti gli elementi classici del Majokko: delle ragazze inseparabili contraddistinte da capigliatura e abbigliamento di colore diverso, un famiglio (un animaletto magico appunto) che dona loro dei poteri magici (nb: questo famiglio assomiglia a un gatto, come in Sailor Moon, Creamy, ecc) e una missione da svolgere. Ma le analogie con il Majokko classico finiscono qui. Dopo i primi due episodi l’atmosfera diventa cupa: l’autore infatti dopo averli usati, distrugge gli stilemi classici del genere, facendo precipitare lo spettatore in un costante stato d’angoscia, in quanto le ragazze vengono lasciate sole ad affrontare le Streghe. Se di solito poi i cattivi hanno un aspetto antropomorfo, parlano e spiegano le loro motivazioni durante i combattimenti, qui le Streghe sono entità di un’altra dimensione che inglobano le Maghe in un labirinto surreale, e le ragazze non combattono solo per un ideale, ma per una questione di vita o di morte.  

Per quanto riguarda l’animazione è molto curata, la visione di una specie “future town” è molto dettagliata e realistica e rende molto netto lo stacco tra la “nostra dimensione” e la dimensione delle Streghe, che è a metà tra un quadro surrelista e un parco giochi dell’orrore.

Ho molto apprezzato il modo in cui la storia si svolge, sono tre archi narrativi che prendono in esame la vita delle tre maghette, si analizzano i loro sogni, le loro aspirazioni e il motivo per cui sono diventate maghe, e ogni volta gli autori ci lasciano spiazzati e increduli, ribaltando la storia e i ruoli in modo sempre nuovo. Il ritmo narrativo è incalzante, e le dodici puntate ci fanno rimanere incollati al PC (o al televisore) e ci fanno esclamare “ma che davvero?”. Questo è un anime fatto per sorprendere anche gli spettatori più smaliziati, una ventata di aria nuova dopo anni di magia-ammazza il cattivo-vissero tutti felici e contenti.

una delle streghe di Madoka magica

Una delle streghe di Madoka Magica

L’unica cosa che ho trovato davvero irritante è il modo in cui le ragazze corrono. Sì avete capito bene. Quando le protagoniste corrono sembrano un misto tra chi sta pestando le more e chi prova a liberarsi della cacca sotto le suole. Le eleganti falcate di Sailor Moon sono un ricordo lontano.

Quindi mi sento di consigliare a tutti Madoka Magica, perché è stato uno dei prodotti migliori che ha visto la luce in questi ultimi tempi. Avvincente con una trama originale e non scontata. Se lo volete seguire è in streaming su VVVVID.

Nota finale: la colonna sonora spacca.

One Punch Man – i migliori momenti della prima stagione

One Punch Man è stata sicuramente la serie rivelazione dell’anno sia per qualità che per gradimento di pubblico. Anche la qualità di molte delle sequenze d’azione è notevole. Nel caso non conosceste l’anime o il manga oppure nel caso che lo conosceste e siate in attesa spasmodica di una seconda stagione ecco qui un breve riepilogo di quanto di meglio espresso dall’anime.

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Nel caso aveste amici che vogliate convertire al “culto di Saitama” potete far vedere loro questo video che è totalmente spoiler free

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