Monthly Archives: ottobre 2015

Yukito – Un seinen capace di coinvolgere chiunque

Yukito

Generalmente mi occupo di shoujo, ma questa volta ho voluto recensire Yukito di Oosawa Arimasa e Monden Akiko, un seinen che mi ha agganciato subito. Innanzitutto il plot, anche se non troppo originale, non permette di staccarti dalla storia. Conosciamo Yukito che ha in sé tutte le caratteristiche dell’eroe tipico, è bello, gentile, forte e leale: in poche parole ha tutto. Tutto per poterti schierare dalla sua parte, sostenerlo nel suo cammino e affiancarlo mentre si sfogliano le pagine del manga. Lo vediamo partire dal villaggio in cui vive con suo nonno per giungere a Tokyo e scoprire chi e perché ha ucciso suo padre.  Ma conosciamo anche altri personaggi che aggiungono tensione alla storia: An, una ragazza un po’ ribelle che ha come hobby adescare uomini per poi rubare loro soldi e altri effetti personali; Miyamoto, appartenente alla Yakuza, con un forte senso dell’onore che lo spinge spesso a percorrere una strada tutta sua; Tamao, donna forte ed indipendente, proprietaria di un ristorante, che ha alle spalle una storia familiare complicata. Infine altri comprimari che aggiungono nuovi particolari e colpi di scena a questa storia intrigante, imperniata fortemente sull’intreccio delle vite dei nostri protagonisti. Con il dipanarsi della storia comprendiamo che non tutto è come sembra e che la fiducia nelle amicizie non sempre è ben riposta. Attraverso la Yakuza ed i suoi meccanismi, il senso d’onore del protagonista e un passato misterioso, riusciremo a conoscere tutti i personaggi nel loro intimo e ad appassionarci alle loro storie. La penna di Oosawa Arimasa tesse una trama interessante e crea un legame molto forte con tutti i personaggi, mentre il pennino di Monden Akiko rende le immagini molto reali ed evidenzia la forza, la violenza ed al tempo stesso l’estrema dolcezza di alcuni personaggi, in particolare di Miyamoto e Yukito.

Non svelo troppo della storia, ma se è piaciuto ad un’amante degli shoujo come me, sicuramente questo manga ha i numeri per essere appassionante anche per i fan di altri generi. Non vi resta che recuperarlo ed immergervi nella lettura. A presto!

 

YUKITO di Oosawa Arimasa e Monden Akiko

Edito da: Star Comics – Kappa Extra

Vol. 5 completato

Nuova foto di Hachiko a Shibuya

Pochi giorni fa, annunciato dal quotidiano online Yomiuri Shimbun, è stata ritrovata una foto inedita del cane Hachiko che aspetta il suo padrone all’ingresso della stazione di Shibuya…

hachiko

La storia di Hachi è una di quelle che fanno inumidire gli occhi agli amanti degli animali e non: il cagnolino accompagnava ogni giorno il suo padrone a prendere il treno, e quando, un giorno improvvisamente, il dottor Hidesaburo Ueno morì,  lui continuò ad andare tutti i giorni alla stazione di Shibuya aspettando il ritorno di colui che amava, inutilmente. Erano gli anni ’30, il piccolo Akitainu bianco aveva già commosso tutti per la sua fedeltà, e i residenti del quartiere fecero una colletta per dedicargli una statua, quella celeberrima, luogo d’incontro e di appuntamento per i giovani residenti della capitale.

hachiko statua

Non è l’unica foto che abbiamo del cane, anzi, esistono diversi scatti, tra cui uno, piuttosto inquietante, che lo ritrae morto, circondato da persone afflitte che pregano per lui, ma è la prima che lo vede nello scenario e nell’atteggiamento che lo hanno reso indimenticabile: in attesa nel luogo del non ritorno.

 

 

Tamashii Nation 2015 tutte le action figures di Saint Seiya

Si sta svolgendo in questi giorni, e fino al 1 novembre, il Tamashii Nation 2015, la rassegna dove vengono presentate le nuove collezioni di Action Figures per l’anno 2016. Tantissime le novità per i fan di Saint Seiya: è stata infatti annunciata la nuova linea Saint Seiya DD Panoramation, Myth Cloth con dimensioni ridotte vendute insieme a diorami con i quali ricostruire le scene più importanti dell’anime. Vengono anche mostrati tutti i Cavalieri d’oro e alcuni personaggi tratti da Soul of Gold… risparmiate gente che nel 2016 vi tocca spendere!

Intervista a Francesco Settembre

Francesco Settembre merita il rispetto di tutti noi soltanto per come ha chiamato la sua fumetteria: Antani Comics. Ha organizzato per anni Narnia fumetto, la fiera di Terni (anche se è durata pochino) e incontri con autori (tra cui gente del calibro di Gipi, Dave Gibbons, David Lloyd). Ha fondato l’AFuI, Associazione Fumetterie Italiane. Per quanto mi riguarda, però, per avere un certo rispetto per lui mi bastano due cose: primo, che è il mio fumettaro; secondo, che ha organizzato due raccolte di fondi per il reparto Pediatria dell’Ospedale di Terni. Da qualche anno tiene anche un blog molto seguito, Come se fosse Antani, in cui ci parla senza peli sulla lingua del mestiere del libraio di fumetti e di tutte le storture del mercato.

Se volete conoscere il suo punto di vista, visitate il suo blog: in questa intervista, cercheremo invece di capire qualcosa del mercato, dei lettori e delle case editrici visti con gli occhi di chi ci campa.

La prima domanda che vorrei farti può sembrare banale, ma io invece credo sia il cuore dei temi che vorrei andare ad affrontare. Sono circa 10 anni che hai un negozio e da ancora più fai fiere e vendite online. È molto tempo, quindi, che osservi una specie umana di cui poco si sa: il lettore di fumetti. O meglio, i lettori di fumetti, perché ne esistono tanti quanti i generi. Raccoglierò delle macrocategorie e ti chiederò per ognuna: chi è il lettore e se, in tutti questi anni, hai notato un cambiamento nel pubblico, un’evoluzione o un’involuzione.
Comincerei quindi con il lettore di supereroi, categoria che mi è particolarmente cara perché io stesso lo sono stato a lungo.

Molti ragazzini, direi. Merito dei film. Oggi ce ne sono tanti che cercano letture a basso costo, magari mordi e fuggi. I vecchi lettori di supereroi, invece, sono cresciuti, ed oggi si dedicano ad altro: Vertigo, fumetti più maturi. Magari, qualche volta, sanno anche scegliere al di là del singolo genere o della provenienza.

A tuo parere i film fanno bene al mercato dei fumetti? Questi nuovi lettori poi rimangono, o seguono lo spirito del momento per poi dimenticare facilmente?

Sicuramente sì.
Quello che fa male, sono gli editori che hanno fatto pochissimo o nulla per agganciare questi nuovi lettori…

Sii più preciso. Cosa dovrebbe fare un editore per agganciarli?

Volendo fare una battuta: se non lo sa fare un editore, dovrei saperlo io?
Scherzi a parte, penso a fumetti distribuiti all’uscita dai cinema, o col dvd. O a pubblicità prima di ogni spettacolo. Magari a serate ad hoc organizzate in collaborazione con le fumetterie locali.
Io l’ho fatto, con le mie forze: perché un editore deve rinunciarci in partenza?

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre

Indovinate quale di questi è il nostro Francesco Settembre…

La mia impressione è che gli editori, in primis in America e poi di conseguenza in Italia, abbiano rinunciato al tentativo di agganciare nuove leve e fidelizzarle. Si cerca di spremere fino all’osso il collezionista, e finita lì. L’invasione di variant cover ne è una dimostrazione lampante. Anche il ricorso ai continui numeri 1 è solo all’apparenza una misura volta ad avvicinare nuovi lettori: in realtà mi sembra che serva solo a tirare su le vendite per un paio di mesi e poi campa cavallo.

Non avrei saputo dirlo meglio.
Così è facile: ma nel breve periodo paga.
Chi investe nel lungo?

La Marvel, che secondo me ha investito nel lungo, nel senso che si è data al cinema, trasformando il fumetto in un business secondario (e come darle torto, con quegli incassi?).
Ma lasciamo per un po’ i comics. Vorrei chiederti dell’evoluzione del pubblico dei manga. Ti dico la mia impressione, e cioè che il pubblico dei manga si sia involuto molto, chudendosi in un recinto che non guarda mai oltre tutto quello che riguarda la cultura giapponese. Gente che preferirebbe mangiare un piatto di ramen andato a male piuttosto che leggere un fumetto di Moore, se mi permetti l’iperbole. Un tempo chi provava i manga era invece gente che voleva sperimentare generi diversi.

O che vedeva i cartoni animati, come i ragazzini di oggi. Non so: sicuramente, non sono lettori di manga, ma lettori di UN manga. Quello del momento… E, purtroppo, di titoli di qualità ce ne sono pochi, anche se più di 4 o 5 anni fa.

Eppure i manga, almeno prima della mania dei supereroi al cinema, mi sono sempre misteriosamente sembrati un terreno più fertile per quelli che, abitualmente, non leggono fumetti. È una sensazione sbagliata?

Forse una volta, oggi non più. Sono troppo autoreferenziali.
A meno che non si parli di titoli legati ad anime di moda in un particolare momento: ovvio che spingano la vendita del manga…
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Incontro con autori da Antani Comics

Altra domanda apparentemente slegata: da libraio, qual è il percorso più tipico per un lettore? Il “passaggio” dai manga agli americani, o viceversa, è frequente, raro, o non capita mai? Ci metto anche gli altri tipi di fumetto. Si passa da un Sio a un Ratman?

Oggi come oggi è più facile leggere gli americani, che hanno continui restart.
I passaggi frequenti sono legati o a fumetti legati ai film o – come detto – agli anime.
La novità è il web, con youtubers e Sio. La domanda è: almeno una piccola parte di questi lettori, la “acchiapperemo”?

Una cosa che mi interesserebbe sapere è il ruolo che gioca il libraio in questi passaggi. Quanto i clienti sono ricettivi ai tuoi suggerimenti? Ci sono “trucchi” che usi per convincere qualcuno a comprare qualcosa?

Quelli che ascoltano… sì.

Nel senso: in genere ci sono due tipi. Quelli che comprano abitualmente, che di solito mi stanno a sentire, e quelli occasionali. In genere, questi ultimi, entrano dicendomi che sono appassionati di un titolo, e cercano altro. Dopo mezz’ora di consigli, escono con… il titolo che leggono di solito!
In effetti è una peculiarità del pubblico del fumetto, credo. Ad esempio io stesso entro spesso in libreria senza un’idea precisa, mi metto a scartabellare e facilmente esco con un libro che non mi ero mai sognato di comprare, prima. In fumetteria invece entro sempre con l’idea precisa di quello che voglio comprare, e quello compro (cioè la roba che ho in casella, generalmente). Il mio è un caso generalizzabile o sono solo io? E se sì, secondo te a cosa è dovuta questa differenza?
È un caso generalizzabile: è difficile trovare appassionati – se non occasionali, magari – che “perdano tempo” a guardar fumetti e libri, per scegliere qualcosa. O anche solo per una reale curiosità, che non sia un semplice sfogliare tanto per farlo.
Da cosa dipende? La lettura è un piacere, una passione. I fumetti sono legati all’infanzia, e comunque molto più a questa ultima sfera, che non a quella della cultura, a differenza dei libri. Per questo ci sentiamo sempre in colpa a spendere cifre relativamente importanti in fumetti!
È una passione: non deve costare!
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Gipi da Antani Comics

 Una differenza fondamentale tra il mercato dei libri e quello dei fumetti, che non riesco a spiegarmi in alcun modo, è l’assenza dei classici. Se entro in libreria e cerco, che so, i Promessi Sposi sono sicuro al 100% di trovarlo, anche se sfido chiunque a chiamarlo bestseller. Se entro in fumetteria e cerco Batman Year One rischio davvero di non trovarlo. Non dovrebbe essere nell’interesse delle case editrici quello di tenere sempre a disposizione i propri classici? Perchè invece non avviene? Io una mezza idea ce l’ho, ma prima vorrei sentire la tua opinione.
Sì.
Scarsa professionalità e scarsi investimenti.
Scarsa cultura di come si vende. Chiamala come vuoi.
Alcune cose dovrebbero essere in negozio 365 giorni l’anno…
La mia teoria è piuttosto che il mercato del fumetto sia “malato” di collezionismo. Voglio dire, quanti lettori di libri si mettono a imbustare tomi, o comprano più edizioni dello stesso romanzo? I libri sono essenzialmente un contenuto, a prescindere dall’edizione; il fumetto invece è considerato un oggetto in primis, a prescindere dal contenuto. Copertine diverse fanno oggetti diversi, edizioni diverse fanno oggetti diversi, da possedere tutti. Tant’è che a volte il fumetto non viene nemmeno letto, ma imbustato direttamente. Sia le case editrici che i lettori si prestano  a questo “gioco”, col risultato che il fumetto non cresce mai. Che ne pensi?

Forse dieci anni fa.

Hanno talmente approfittato di questo che, dove vedevi variant vendute a decine – parlo di negozio – o eventi seguiti albo per albo, noti un netto calo. Oggi i clienti che prendono più versioni sono rarissimi: al limite acquisti quella più rara a scapito dell’economica.
E, soprattutto, nessuno segue più gli eventi comprando tutti gli albi collegati. Dieci anni fa si faceva.
Il collezionismo, se non esasperato, non è un male.
Collezionismo esagerato?

Collezionismo esagerato?

È innegabile comunque che negli ultimi anni il fumetto abbia fatto passi da gigante nella considerazione comune. Non è più solo “i giornaletti” ma ora ci sono anche le “graphic novel” recensite sui giornali di massa. Ti faccio una domanda provocatoria: per voi librai, e per il mercato in generale, questo salto è stato un bene o un male?
 Fermo restando che il concetto di graphic novel, o perlomeno l’uso che se ne fa, non ha senso, non credo che sia cambiato molto nella considerazione comune: sempre roba per bambini è.
Col tempo qualche passo avanti si è fatto, ma – merito anche della Bonelli – in Italia il fumetto è:
-cosa che deve costare poco;
-cosa per bambini.
Per il resto, ben venga qualsiasi cosa riesca ad elevarlo.
Uhm, concordo con te sul fatto che la Bonelli ha dato un’impronta decisiva alla concezione del fumetto in Italia (ma non solo: vogliamo parlare di Diabolik e Alan Ford?), soprattutto per il fatto che deve costare poco. Ma non mi sembra che lo abbia definito come qualcosa “per bambini”, anzi: sembra più qualcosa per “adulti maschi pendolari”, non credi?
Diabolik ed Alan Ford sono monoprodotti: Bonelli ha dato vita ad una “dinastia”!
Bonelli ha purtroppo segnato il fumetto come “popolare”, quindi “economico”.
A definirlo come un media per bambini, purtroppo, ci aveva pensato la storia passata.
Tutto quello che è stato pubblicato tra anni Settanta e, soprattutto, Ottanta, non è servito a smentirlo perché siamo un popolo di ignoranti e “capiscioni”, come si dice a Terni…
Questo ci porta a un tema che avevo in mente sin dall’inizio, ovvero quello della “cultura del gratis”. Internet ha diffuso nelle nuove generazioni l’idea che sia una specie di diritto l’avere le cose gratuitamente. Facebook è gratuito, Google è gratuito, la musica, i film, tutto è gratis (anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto.) Anche i fumetti possono essere scaricati gratuitamente. Come libreria risenti di questa tendenza? Come dire, ti “accorgi” di lettori che passano al digitale, legale e non?
Ecco, giusto sottolineare il “anche se si paga in altri modi di cui non si rendono conto”!
Secondo me, chi avrebbe comprato, compra anche dopo aver “usato” le scan per leggere qualcosa in anteprima.
Sono statistiche impossibili da fare, ma chi non compra perché legge online, è raro.

E in parte è controbilanciato da chi si appassiona al collezionismo cartaceo, perché ha iniziato a vedere qualcosa su internet e si è appassionato…
È un tipo di ragionamento che mi piace. A volte ho l’impressione che, con le dovute quanto rare eccezioni, il mercato del fumetto, da parte di tutti gli attori, case editrici, distributori e librerie, sia gestito con un semplicismo dilettantesco impressionante. Non c’è il concetto di impresa, e uno dei motivi perché ho scelto di intervistare te è perché mi sembra che tu abbia un’idea molto imprenditoriale della tua attività. Ad esempio, diversifichi l’offerta, non limitandoti alla “vendita al minuto” ma partecipando alle fiere, organizzando incontri (e, fino a poco tempo fa, mostre mercato), vendendo online eccetera. La domanda che vorrei farti è questa, papale papale: riusciresti a rimanere aperto se ti limitassi a fare il compitino, vendendo i fumetti in negozio e basta?
Risposta altrettanto papale: no.
Questo spiegherebbe come sia difficile oggi trovare fumetterie pure, ovvero non allargate ai giochi di carte eccetera. Hai mai provato la tentazione di darti a qualche mercato più “facile”?
No.
Visto che ne abbiamo accennato, vorrei chiederti della tua attività di organizzatore di incontri con gli autori. Chiunque volesse cercare un po’ su internet scoprirebbe che ne fai tantissime, sia con autori meno conosciuti che con vere e proprie star internazionali. Innanzitutto vorrei chiederti come fai a contattare gli autori. Passi attraverso le case editrici? Li contatti personalmente? E dove cavolo prendi i loro numeri di telefono?
Personalmente 99 volte su 100.
Raramente propongono gli editori.
Tramite fiere, siti, social.
Di solito faccio così.
Considerate che, se ho organizzato quasi 140 eventi, almeno altrettanti ho provato ad organizzarli, senza esito o risposta…
Come valuti queste iniziative a livello di rientro? Parlo sia a livello economico che di reputazione.
Economico: lasciamo stare. Se le avessi fatte per quello, con tutto il lavoro che comportano, avrei investito meglio altrove. Tipo nell’agricoltura.
Oggi, forse, dopo DIECI anni che le faccio, ho un rientro.
Ma ogni volta – col pubblico locale molto, molto scarso – rischio figuracce.

Rientro di immagine: buono. Ma sempre lavorandoci tanto.
Vorrei concludere l’intervista con il capitolo fiere. E iniziare dal tema più scottante. Vuoi raccontarci le tue disavventure con Lucca?

Ho fatto Lucca dal 2003 al 2010. Nel 2011, improvvisamente,con stand prenotato e anticipo pagato, mi arriva una raccomandata: Lucca ha deciso di non darmi lo stand.

Mi incazzo, ma non riesco ad avere risposte.
L’anno successivo chiamo, riprovo, ma mi viene detto: “Forse per il 2013”.
Allora, da fine 2012, mi prendo un negozio in affitto, e faccio la “mia” Lucca. LuccaFuori.
Non ho più chiesto lo stand.
In compenso, insistendo, ho avuto motivazioni diciamo… risibili.
E ti ho fatto fare il giro lungo per arrivare qui: perchè? Aldilà delle motivazioni risibili, perchè ti hanno escluso?
Sinceramente: non lo ho capito.
Mi sento di escludere quello che pensate tutti: ovvero, le polemiche.

Non ho mai polemizzato più di tanto in pubblico con l’organizzazione.
Le critiche le ho fatte in privato: e ce ne sono state pure di grosse.
Un anno, ci hanno messo in un padiglione periferico, per dirne una: incassi dimezzati.
Ci siamo lamentati tutti, e l’organizzazione si è scusata, promettendo per iscritto una collocazione migliore per l’edizione successiva: cosa che ha fatto.
E, nonostante le critiche, ho partecipato per altri due anni. Insomma: se non mi hanno escluso lì, perché farlo dopo?
In molti mi dicono che mi hanno fatto fuori per il blog.
Giustissimo. Peccato che il blog sia nato DOPO l’esclusione…
Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c'è Mufasa morto

Lucca Comics 2014: là in mezzo da qualche parte c’è Mufasa morto.

 Quest’anno però affermavi che stavi trovando problemi anche a trovare un negozio fuori. Non ha niente a che fare con l’ostracismo di cui sei vittima?
Sei più complottista di me!
Immagini una riunione tra commercianti ed organizzazione: tema… ANTANI COMICS!!
Scherzi a parte, il discorso è più semplice e facile, purtroppo.
Ingordigia.
I negozianti lucchesi diventano ogni anno più pretenziosi, e alzano i prezzi.
Di tutto: locali inclusi.
Ne ho sentite di tutti i tipi, guarda…
E allora devi raccontarcene qualcuna!

Sui prezzi: se arrivi il giorno prima, vedi i locali che cambiano listini e menù…

Sui locali in affitto: 4-5 anni fa faticavi ad avere anche quelli sfitti. Oggi molti CHIUDONO per lasciarti il locale in affitto in quel periodo.
Cantine incluse!
Negli ultimi anni Lucca è cresciuta tantissimo, come numero di visitatori. Tutti quelli che vi partecipano sono soddisfatti, perchè si riempiono le tasche per affrontare i tempi bui, ovvero il resto dell’anno. Sembra quasi che l’industria si stia concentrando proprio attorno alla kermesse toscana, gravitandovi attorno, diventandone dipendente. Questo non danneggia i librai?
Certo.
Ormai molti ci campano intorno.
I librai, che al 99% non partecipano alla manifestazione, perché quasi tutti gli espositori sono privati, ne ricevono sicuramente un danno.
Io è un mese che incasso meno…
Vorrei andare avanti e approfondire, ma l’intervista è già lunga e magari ci torneremo. Vorrei farti solo un’ultima domanda: i giovinastri che frequentano il tuo negozio sanno da dove hai preso ispirazione per il nome “Antani?”
Non tutti.

Molti sì, molti no.
Ringraziamo Francesco, che si sta preparando per Lucca e ci risponde sempre più laconico. In bocca al lupo!

Who watches the Watchmen: Lucca Comics&Games

Pian piano che ci si avvicina alla fine di Ottobre il mondo del fumetto entra in fibrillazione. Avvenenti fanciulle si mettono a dieta per meglio poter indossare i succinti costumi da cosplayer; solerti redattori cercano disegnatori qualsiasi che gli disegnino variant cover; l’aria delle fumetterie si riempie delle bestemmie degli esercenti che chiudono caselle; quella di Lucca, invece, dei TeDeum dei ristoratori che si apprestano ad aggiungere uno zero ai prezzi delle portate.

Sono diversi anni che mi dico “quest’anno ci vado”, e poi, per un motivo o per un altro, non ci vado.

 

naked

Dove nasconderanno queste signorine le pile di fumetti che si sono andate a comprare a Lucca?

Sono anni, che, in realtà, chiedo a me stesso perchè mai dovrei andarci, a Lucca.

Voglio dire, leggo fumetti da ormai venticinque anni. Uno non fa una cosa per tanto tempo se poi quella cosa non gli è entrata nel sangue. Io sono un Nazista dell’Illinois per quanto riguarda i fumetti. Le Sentinelle in Piedi mi fanno un baffo: io sono un Lettore Seduto.

Come è possibile che uno che ha respirato fumetti per più della metà della sua vita non sia minimamente attratto dall’idea di andare a Lucca Comics&Games?

Eh? Perchè mai non ci voglio andare?

Eh? Perché mai non ci voglio andare?

Il punto, credo, è che a Lucca Comics non ci si va per i fumetti. Pare poco, ma è tanto.

Non ci vai per i fumetti perchè tanto trovi la stessa identica roba in fumetteria. Magari una settimana dopo, ma ce la trovi. Pure le variant esclusive-Lucca.

Non ci vai per i fumetti perché, anche se sono scontati, il viaggio e il soggiorno a Lucca costa una marea di soldi, e se sommi tutto il risparmiato in fumetti non fai manco un decimo dello speso in viaggio.

Non ci vai per i fumetti perché tanto tutti gli arretrati che vuoi li trovi su Internet se proprio ti scocci a, beh, a cercarli in fumetteria. E se pensi che a Lucca costino meno, rileggi quello che ho scritto poco sopra.

Non ci vai per i fumetti perché, per quanto ci siano degli autori famosi che ti firmano la tua copia, da loro potrai ottenere poco più che, beh, la copia. Non ti sveleranno il gran segreto del disegno né avrete un colloquio confidenziale. Se proprio ci tieni a sapere come la pensa, leggi il suo blog e il suo Facebook e ne saprai più di quanto volessi. E manco devi fare la fila.

Ma allora, perchè andarci? Eh? Perchè andarci?

Ma allora, perché andarci? Eh? Perché andarci?

Non ci vai per i fumetti perché se vuoi parlare con altri appassionati non c’è bisogno di fare 400 chilometri. C’è Internet e c’è la fumetteria e c’è la gente che frequenta entrambi.

Non ci vai per i fumetti perché…. cioè, perché provate a cercare “Lucca comics” su Google immagini. Scorretela giù giù giù giù e ditemi quando è che trovate una sola immagine di un fumetto.

O di qualcuno che legge un fumetto.

O di qualcuno che legge.

Diciamoci la verità: il luogo dove devi andare se vuoi avere la migliore esperienza di lettura di fumetti è un altro.

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Macross Delta – Anteprima

Ieri, con un evento in streaming mondiale, sono state mostrate le prime immagini ed il teaser della nuova serie dedicata a Macross.

Macross Delta 1

Una speciale preview dal titolo “Senjō no Purorōgu” andrà in onda il 31 Dicembre sull’emittente Tokyo MX. Macross Delta  vede il ritorno di Shoji Kawamori nel ruolo di chief director.

Macross Delta 2

Minori Suzuki, 18 anni, vincitrice delle recenti audizioni per la Prefettura di Aichi, darà la voce a Freyja Wion, un’aspirante idol piena di spirito e sempre sorridente. Cinque ragazze formano il “Tactical Audio Unit” Walküre,  un gruppo musicale che combatte la sindrome di Var che sta consumando la galassia.

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Originale di Tintin venduto a 1.5 milioni di euro

La casa d’aste londinese Sotheby’s ha recentemente messo all’asta diverse tavole originali di fumetti con opere di Hergé, Uderzo, Jacobs, Alex Raymond, Hal Foster, Floyd Gottfredson e Windsor McKay.

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Una tavola originale di Tintin tratta da “Lo Scettro di Ottokar” di Hergé era stata valutata un milione di euro ma è stata poi venduta alla cifra record di 1,563,000 euro.

Questa la tavola:

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Il Topolino di Sio

Sio, all’anagrafe Simone Albrigi, è uno dei fenomeni editoriali del momento di cui l’editoria ufficiale si è accorta già nel 2012, quando file interminabili di fan congestionavano lo stand della Shockdom a Lucca Comics & Games. La consacrazione ufficiale di questo successo è avvenuta quest’anno, quando il primo numero del trimestrale “Scottecs Comics”, da lui scritto e disegnato, è andato esaurito in pochi giorni, vendendo qualcosa come 50.000 copie. Diciamocelo: se non ci fosse Zerocalcare in questo momento il mondo del fumetto italiano parlerebbe solo di lui.

Un fenomeno del genere non è passato ovviamente inosservato e la Panini ha deciso di affidargli la realizzazione di alcune storie per Topolino. E sul numero 3127, in edicola questa settimana, ce ne sono ben tre, disegnate da tre dei più talentuosi disegnatori Disney in attività: Stefano Intini, Silvia Ziche e Corrado Mastantuono. Fa particolarmente sorridere quest’ultimo dato, visto che il grande difetto attribuito a Sio da molti degli “addetti ai lavori” è che “non sa disegnare”. Probabilmente è vero e credo che passi le nottate ad asciugarsi le lacrime con banconote da 500 euro.

SuperPippo e il fraintendibile suono vocalico (Disegni di Stefano Intini)

Pippo Sio Intini

In questa storia di quattro pagine Sio gioca col personaggio che forse gli è più congeniale. La sua verve nonsense si sposa benissimo con la versione supereroica di un personaggio già nonsense di suo. Ovvero Pippo che, mangiando delle supernoccioline, diventa un supereroe con i mutandoni di lana. Ovviamente Sio non manca di metterci del suo, come il giardino di annaffiatoi, per aumentare il tono parodistico. Il finale è un po’ anticlimatico ma abbastanza funzionale.

Zio Paperone e non mi ricordo come finiva il titolo (Disegni di Silvia Ziche)

Paperone Sio Ziche

Un’altra storia breve, sempre di quattro pagine, che vede protagonisti Zio Paperone e Battista recitare un’unica running gag. Ricorda un po’ gli sketch comici di Totò e Peppino, Gianni e Pinotto, Franco e Ciccio e tutte le grandi coppie comiche del passato. Ad un certo punto sembrerebbe che il personaggio di Paperone venga snaturato ai fini umoristici ma la spiegazione finale chiarisce tutto.

Topolino e l’inseguimento a incastro (Disegni di Corrado Mastantuono)

Topolino Sio Mastantuono

In questa storia un po’ più lunga, dieci pagine, troviamo Topolino, e successivamente Pippo, all’inseguimento di un bus “automatizzato” nel quale è rimasto intrappolato Pluto. Anche qui Sio riprende un cliché comico del cinema e dell’animazione (quello di Baby Birba per intenderci) e si diverte ad aggiungere sempre più gag paradossali. L’effetto è divertente e le espressioni facciali di Pluto rese da Mastantuono sono impagabili. Un Topolino così stralunato sembra un po’ fuori luogo e in alcuni casi sembra comportarsi più come Paperoga che non come il brillante topo che siamo abituati a conoscere ma il bello dei personaggi Disney è quello di essere estremamente versatili per cui non ci si fa molto caso.

In generale l’esperimento (se di questo si trattava) si può dire riuscito e pare che il “Sio disneyano”, più imbrigliato e rispettoso dei personaggi, funzioni anche meglio del “Sio classico”, il cui gusto per il paradossale risulta a volte indigeribile. Buona parte del merito va sicuramente attribuita al lavoro dei tre disegnatori, ognuno dei quali felicemente accoppiato con la storia che più gli si addice. Aspettiamo con curiosità le prossime prove, magari su storie più lunghe.

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